17 Ottobre 2021
Agroalimentare Territorio e paesaggio

Produzioni e mercati agricoli UE se obiettivi F2F, BDS e PAC raggiunti

Un Rapporto del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE ha modellato i potenziali effetti degli obiettivi selezionati delle Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità” nel quadro degli obiettivi climatici e della Politica Agricola Comune post-2020.

Pubblicato in piena estate, lo StudioModelling environmental and climatic ambition in the agricultural sector with the CAPRI model. Exploring the potential effects of selected farm to fork and biodiversity strategies targets in the framework of the 2030 climate targets and the post 2020 Common Agricultural Policy”  del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE sta suscitando un vivace dibattito tra chi vi intravede la conferma che gli obiettivi per sistemi alimentari sostenibili prevista dal Green Deal europeo e tracciato nelle Strategie “Farm to Fork” (F2F) e “Biodiversità” (BDS), sono fattibili, e chi sostiene che il prezzo da pagare per conseguire gli obiettivi è la contrazione della produzione e del reddito agricolo.

Il Rapporto del Centro Comune di Ricerca ha l’obiettivo di contribuire costituisce alla valutazione di impatto del Climate Target Plan 2030, volto a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e mettere sulla giusta traiettoria l’UE per diventare neutra rispetto al clima entro il 2050, presentando uno scenario modellato sull’attuazione delle proposte di riforma della PAC post-2020 per misurarne gli effetti sull’agricoltura dell’UE, compresi i 4 obiettivi quantitativi proposti nelle strategie F2F e BDS, peraltro raccomandati dalla Commissione UE per il loro inserimento nei Piani nazionali della PAC per il potenziale di influenzare l’ambiente e la produzione agricola:
– riduzione del 50% dei fitofarmaci per la protezione delle piante;
riduzione del 20% di fertilizzanti;
– 10% di superficie agricola dedicata ad usi non produttivi;
– 25% della superficie destinata al biologico.

L’analisi, basata sul modello CAPRI, uno dei principali modelli utilizzati dalla Commissione Europea per l’analisi delle politiche agricole che permette di verificare, rispetto ad uno scenario di riferimento, l’impatto atteso sui prezzi, sulla produzione, sul consumo e sul commercio, include pertanto una riduzione del rischio e dell’uso di pesticidi, una riduzione del surplus di nutrienti, un aumento della superficie ad agricoltura biologica e un aumento della superficie ad alta biodiversità.

Gli impatti sono modellati in tre scenari:
uno di status quo che presuppone nessun cambiamento nella PAC rispetto alla sua attuazione precedente;
gli altri due con una potenziale attuazione della proposta legislativa della PAC post 2020 agli sopraindicati obiettivi, con e senza l’uso dei finanziamenti dell’UE di nuova generazione.

Tuttavia, sottolineano gli autori, il Rapporto non costituisce una valutazione d’impatto delle strategie in quanto tali; l’ambito della modellizzazione non include tutte le misure delle strategie (es. obiettivi di riduzione degli sprechi alimentari, cambiamenti nella dieta, piano d’azione biologico) che comporterebbero variazioni sugli impatti quali riportati nel Rapporto. Sarebbero necessari altri approcci e strumenti analitici per arrivare a un quadro più completo dei potenziali impatti di questa transizione. Pertanto, gli impatti dovrebbero essere considerati come un limite superiore dell’impatto completo delle strategie essendo di portata parziale (copre principalmente il lato dell’offerta) e incompleti (i futuri cambiamenti richiesti nel comportamento dei consumatori non sono catturati nel modello).

Sulla base delle ipotesi formulate e tenendo conto dei limiti dell’analisi, i risultati indicano che il raggiungimento dei 4 obiettivi nell’ambito dell’attuale attuazione della PAC consente di ottenere significativi benefici ambientali sotto forma di riduzione delle emissioni di gas serra e di ammoniaca, nonché del surplus lordo di nutrienti, sebbene la misura in termini di benefici ambientali ed economici positivi non sia completamente quantificato. I risultati mostrano anche un calo della produzione dell’UE e variazioni dei prezzi e del reddito per i prodotti agricoli selezionati, anche se in diversa misura. Questo impatto può essere ridotto di circa un quinto quando si ipotizza un’attuazione della PAC in linea con la proposta della Commissione UE e mirata ad accelerare la transizione verso un’agricoltura più sostenibile. L’attuazione della nuova PAC aumenterebbe anche le prestazioni positive del settore agricolo in termini ambientali. Anche gli impatti sui mercati internazionali sono limitati in entrambi gli scenari, . 

Il potenziale per ridurre ulteriormente questi impatti è sottostimato per il fatto che non vengono considerate tutte le iniziative, le misure e le conseguenti sinergie coperte dalle strategie. Ad esempio, la riduzione delle produzioni associate al passaggio all’agricoltura bioloica potrebbero essere mitigate con l’attuazione del Piano di azione per lo sviluppo della produzione biologica. Una minore produzione di bestiame potrebbe avere un impatto minore sui prezzi e sul commercio se accompagnata da uno spostamento verso diete più basate su piante e dalla riduzione degli sprechi alimentari. L’impatto positivo potrebbe anche essere rafforzato attraverso uno sviluppo tecnologico accelerato e miglioramenti dell’efficienza che potrebbero verificarsi entro il 2030.

Inoltre, l’analisi presuppone che l’UE agisca da sola. A causa di questa ipotesi, ad una parte significativa delle riduzioni in termini di emissioni si contrappone l’aumento in altre regioni del mondo, dalle quali deriverebbero prodotti agricoli da immettere sui mercati europei. Tuttavia, come parte degli accordi internazionali sul clima, anche i Paesi non UE hanno assunto impegni di riduzione delle emissioni, che, se inclusi nell’analisi ridurrebbero le perdite e gli impatti negativi per l’UE.

Infine, il Rapporto non fornisce informazioni su tutti i benefici derivanti ​​da tali obiettivi sia per il settore agricolo che per la società in generale, poiché questi non sono presi in considerazione dal modello. In quanto tale, l’analisi presentata non intende essere utilizzata come unica base per il processo decisionale e non sarebbe in ogni caso appropriata per tale scopo.

Secondo i ricercatori, esistono lacune significative nei modelli agro-economici per cogliere come la domanda della catena alimentare risponderebbe ai cambiamenti dell’offerta e sono necessari ulteriori sviluppi per catturare il feedback positivo nei rendimenti derivanti dai servizi ecosistemici più ricchi di biodiversità. Inoltre, mentre alcune tecnologie vengono catturate nel modello, vi sono ulteriori misure che potrebbero essere introdotte per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale della produzione; minimizzando così il trade-off tra il raggiungimento degli obiettivi e gli impatti sulla produzione.

Anche le ipotesi sugli impatti di gestione dell’azienda agricola e sui rendimenti per la riduzione dell’uso di pesticidi e per l’aumento dell’agricoltura biologica non colgono i potenziali benefici effetti collaterali al di là del settore agricolo (ad esempio benefici per la salute). La proposta della Commissione UE di passare da una rete di dati di contabilità aziendale (RICA) a una rete di dati sulla sostenibilità delle aziende agricole (FSDN) sarà determinante per affrontare queste limitazioni in quanto consentirebbe di comprendere quali pratiche funzionano meglio e all’interno di quale contesto regionale e settoriale.

Per quanto riguarda il lato della domanda, l’analisi non incorpora l’ambizione relativa alla riduzione degli sprechi alimentari, il passaggio a diete diverse o la promozione dal lato della domanda di alimenti biologici e prodotti in modo sostenibile. Tali cambiamenti richiederebbero lo sviluppo di altri approcci di modellazione che incorporino ipotesi sui futuri cambiamenti comportamentali dei consumatori che non possono essere catturati con analisi dei comportamenti del passato. 

Il Centro Comune di Ricerca sta lavorando per migliorare le conoscenze sugli effetti (compresi i potenziali co-benefici) delle misure attuate, sviluppare il modello per migliorare gli effetti della riduzione dei pesticidi e dell’agricoltura biologica ed esplorare strade per incorporare l’impatto della riduzione degli sprechi alimentari e dei cambiamenti nelle diete. 

Sono convinto che la modellazione continuerà a essere un input chiave nel ciclo politico, ma affinché ciò accada è necessaria una implementazione intelligente degli strumenti adeguati e la collaborazione costruttiva dei decisori politici che lavorano per progettare il futuro dei sistemi alimentari dell’UE – ha dichiarato Giovanni De Santi, Direttore della Direzione Risorse sostenibili presso il Centro Comune di Ricerca – Questo approccio e dialogo tra i diversi decisori politiciè già iniziato. Da parte mia, posso solo affermare che il JRC, in quanto servizio scientifico di supporto, continuerà a migliorare la nostra capacità di analizzare le alternative con le sue capacità di modellazione agro-economica all’avanguardia, a facilitare il dialogo con i nostri partner e a trovare modi per superare gli attuali limiti”.

 

 

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