In vista della Giornata Mondiale dell’Alzheimer (21 settembre 2026) un Rapporto della Società di consulenza Charles River Associates (CRA), finanziato daBiogen, azienda globale leader nel settore delle innovazioni medico-scientifiche nelle aree della neurologia, condotto su 5 Paesi europei, tra cui l’Italia, evidenzia che l’impatto economico della malattia rischia di superare 1.000 miliardi di euro entro il 2036,quasi il doppio rispetto agli attuali 552 miliardi stimati per il 2026, in uno scenario di riferimento senza le priorità politiche di intervento individuate dal report.
Il21 settembre 2026si celebra laGiornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dall’Alzheimer’s Disease International(ADI) con l’obiettivo di creare una coscienza pubblica sugli enormi problemi provocati da questa malattia.
Secondo l’ADIcirca55 milioni di persone in tutto il mondo convivono con la demenza, con una previsione di aumento di tale numerofino a 139 milioni entro il 2050, e lamalattia di Alzheimer, la patologia neurodegenerativa più aggressiva e compromettente,rappresenta circa il 60-70% di questi casi.
InItalia vi sono circa 600mila affetti da Alzheimer(ISS). Oltre gli 80 anni ne è affetto un anziano su 4: numeri destinati a crescere per il progressivo aumento della durata della vita, con circa 4,6 milioni di persone già ultraottantenni(ISTAT).
L’ADI stima che l’impatto economico della demenza a livello globale superi di gran lunga 1.300 miliardi di dollari all’anno e si prevede che raggiungerà i 2.800 miliardi di dollari entro il 2030.Per l’Italiala stima dell’ISS è dioltre 23 miliardi di euro all’anno.
Secondo ilRapporto“Assessing the economic case for Alzheimer’s disease policy prioritisation” pubblicato il 15 settembre 2026 dallaCharles River Associates(CRA), Società di consulenza leader a livello globale che offre competenze economiche, finanziarie e strategiche a importanti studi legali, aziende, società di revisione contabile e governi in tutto il mondo, e finanziato daBiogen, azienda globale leader nel settore delle biotecnologie e pioniera di numerose innovazioni medico-scientifiche nelle aree della neurologia, condotto in 5 Paesi europei che insieme concentrano la quota più rilevante della popolazione europea colpita dalla malattia (Francia, Germania,Italia, Spagna e Regno Unito), i costi economici rischiano di superarei mille miliardi di euro entro il 2036, quasi il doppio rispetto agli attuali 552 miliardi stimati per il 2026.
Basandosi su approcci di modellizzazione consolidati e studi recenti sui costi della malattia e sulle previsioni epidemiologiche, gli autori del report prevedono che ilnumero di persone che vivono con l’Alzheimer nei cinque paesi analizzati passerà da 14,8 a 18,3 milioni nell’arco di un decennio. Un incremento che, in assenza di interventi mirati, si tradurrà in una crescita esponenziale della spesa sanitaria e sociale legata alla patologia,superando i mille miliardi di euro entro il 2036, quasi il doppio rispetto agli attuali 552 miliardi stimati per il 2026, in uno scenario di riferimento senza priorità politiche.

Tre le aree specifiche di intervento più urgenteindividuate dal report:
–Accelerare la diagnosi dei pazienti su larga scala. I benefici socio-economici previsti dipendono in modo cruciale dall’identificazione e dal trattamento dei pazienti nelle fasi di decadimento cognitivo lieve (MCI) e di malattia di Alzheimer lieve (AD lieve). Affinché ciò si realizzi nella pratica, sarà necessaria una significativaespansione della diagnosi, sfruttando nuovi test basati su biomarcatori ematici.
–Sostenere l’espansione delle infrastrutture e della capacità nel corso del tempo. Numerosi studi hanno evidenziato chei sistemi sanitari dispongono di una capacità diagnostica e terapeutica insufficientein ambiti quali lapresenza di specialisti nella malattia di Alzheimer (AD), iservizi di valutazione della memoria, laPET(Tomografia a Emissione di Positroni), l’analisi del liquido cerebrospinale(CSF) e larisonanza magnetica(RM). L’analisi ha confermato la necessità di investimenti nel sistema per garantire la preparazione necessaria a trattare l’AD su larga scala.
–Definire i necessari quadri di riferimento per l’accesso e il rimborso. Affinché i pazienti possano beneficiare dello sviluppo di nuovi trattamenti per la malattia di Alzheimer, sarannonecessari quadri di riferimento per il rimborso che riflettano tutti i benefici rilevanti, nonché approcci di finanziamento in grado di gestire l’impatto immediato sul budget.
Secondo il report, se i Governi europei adottassero queste politiche si potrebberorisparmiare 182 miliardi di euro nel decennio 2026-2036. Le stime indicano che con queste misure si avrebbero430mila persone in meno con Alzheimer in fase severae1,4 milioni in più che resterebbero nella fase di lieve deterioramento cognitivo nel 2036, con unbeneficio economico annuale che potrebbe arrivare fino a 60 miliardi di euro.

Il dato più rilevante che emerge dal report è la differenza di costo tra le fasi della malattia:il costo per persona nelle forme severe risulta quasi quattro volte superiore rispetto a quello registrato nella fase di lieve deterioramento cognitivo (MCI). Questo significa che ogni ritardo nella diagnosi e nell’accesso alle cure comporta un aggravio economico proporzionale al progredire della malattia nei pazienti.
Eppure, a livello globale le stime confermano che una larghissima percentuale di persone affette da demenza e Alzheimer non riceve una diagnosi ufficiale, concirca il 75% dei casi non diagnosticati nel mondo, quando i risultati delSeminario sulla malattia del 2026, pubblicato suThe Lancet Neurologyil 30 maggio 2026 ha messo in risalto chefino al 45% del rischio di demenza è associato a fattori modificabili e che i progressi nella diagnosi precoce segnano importanti sviluppi nella gestione della patologia.
Su questa Rivista abbiamo segnalato più volte negli ultimi anni ricerche e studi su diagnosi e cure della malattia, tra cui: “Demenza senile: esisteva al tempo degli antichi greci e romani?”; ”Alpha Monitor: un valido aiuto per la cura della demenza ”; “Invecchiamento cerebrale: stallo nella sintesi delle proteine”; “Train the Brain: allenare il cervello per rallentare il declino cognitivo”; “DOUBTS: qualità ambiente urbano e demenza precoce”; “Tecnologie emergenti 2026: le 10 destinate ad un impatto globale”; “Alzheimer: perché la malattia invalidante colpisce di più le donne”; “CIND e Alzheimer: rischio maggiore con esposizione a PM10 e NOx”; “Alzheimer: esame del sangue rivela l’insorgenza prima dei sintomi”; “Alzheimer: diagnosi con l’apprendimento automatico”; “Alzheimer: rivelato il legame intestino-cervello“.
In Italia, la Giornata Mondiale dell’Alzheimer 2026 viene celebrata con eventi istituzionali, convegni e iniziative di sensibilizzazione, tra cui ilConvegno nazionale“Le prospettive di sanità pubblica per le persone con demenza: verso il nuovo Piano Nazionale Demenze”, a cura del Ministero della Salute che può essere seguito instreamingsul portaleDemenze.ita partiredalle ore 9:30.
“Che senso ha per Ministero, Governo e Regioni, per il 21 settembre, presentare nuovi progetti e nuovi scenari per la cura (peraltro senza coinvolgere le associazioni degli enti della cura), e senza prima fare chiarezza, con una legge, sul tema delle rette Alzheimer in RSA?”, si chiede polemicamenteUNEBA(Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza Sociale), la più rappresentativa e longeva organizzazione di categoria del settore socio-sanitario, assistenziale ed educativo, con oltre 1.000 enti associati in tutta Italia, che in unComunicato stampaper la Giornata sottolinea che la prima urgenza per i malati di Alzheimer e chi si prende cura di loro è una “Legge sulla Cura” chechiarisca finalmente a chi spetta pagare l’assistenza ai malati di Alzheimer accolti in strutture residenziali.
“Senza risolvere il problema della sostenibilità economica per tutti – Stato, Regioni, famiglie, RSA e altri enti – ogni piano per il futuro ha basi instabili”.
Immagine di copertina: Panhandle Public Health District
