Quanti rifiuti produciamo, quanti ne ricicliamo, dove finiscono e quanto costa gestirli? Per rispondere a queste domande, “Rifiuti in Numeri 2026”, un’iniziativa di ASSOAMBIENTE presentata a Ecomondo 2026, raccoglie e rende accessibili i principali dati e indicatori del settore, accompagnati da fonti autorevoli e istituzionali, utile a comprendere le dimensioni e le caratteristiche del sistema di gestione dei rifiuti.
L’Italia si conferma tra i Paesi europei più virtuosi nell’utilizzo circolare delle risorse, con un tasso di circolarità superiore al 21%, quasi il doppio della media europea (12,2%). Un primato messo in discussione oggi dalla crisi del riciclo della plastica e che convive con alcune criticità strutturali: una produzione di rifiuti speciali in crescita, un utilizzo ancora significativo delle discariche, un ricorso limitato al recupero energetico e oltre 6 milioni di tonnellate di scarti che ogni anno vengono esportati all’estero. Intanto, continua a crescere il costo della gestione dei rifiuti, che per le famiglie italiane ha raggiunto in media i 340 euro annui e per le imprese supera complessivamente i 20 miliardi di euro.
È la fotografia che emerge dalRapporto“I Rifiuti in Numeri 2026”, realizzato daASSOAMBIENTE, l’Associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero, economia circolare, smaltimento rifiuti e bonifiche) e presentato il 5 novembre 2026 aEcomondo(Fiera di Rimini, 3-6 novembre 2026) nel corso di un evento dedicato.
L’iniziativa dell’Associazione è volta a contribuire aduna conoscenza più chiara, accessibile e documentata del settore, mettendo a disposizione di cittadini, giornalisti, imprese e decisori pubblici uno strumento utile a comprendere le dimensioni e le caratteristiche del sistema di gestione dei rifiuti, favorendo un confronto basato sui numeri e sulla conoscenza dei fenomeni.
Italia virtuosa nell’economia circolare, ma dipendente dalle materie prime estere
Ogni anno l’economia italiana utilizza777 milioni di tonnellate di materiali, un volume rimasto sostanzialmente stabile nell’ultimo decennio. Di questi, 642 milioni sono materie prime vergini e 135 milioni provengono dal riciclo.L’Italia presenta un tasso di circolarità superiore al 21%, tra i più elevati in Europa, secondo solo all’Olanda (27,2%). Un risultato particolarmente significativo per un Paese caratterizzato da una limitata disponibilità di risorse naturali e da un sistema manifatturiero fortemente orientato alla trasformazione delle materie prime. Questa caratteristica si riflette anche nella dipendenza dalle importazioni:300 milioni di tonnellate di materie prime vergini, pari a circa il 46% del totale, provengono dall’estero, soprattutto per quanto riguarda i combustibili fossili.

Il report evidenzia, inoltre, comesoltanto una parte delle risorse utilizzate nell’economia diventi immediatamente rifiuto: una quota rilevante viene incorporata in beni, prodotti e infrastrutture, mentre un’altra si trasforma in emissioni. Un dato che sottolinea comel’economia circolare non possa basarsi esclusivamente sull’aumento del riciclo, ma debba prevedere anche un utilizzopiù efficiente delle risorse e una progressiva riduzione del consumo di combustibili fossili.
Rifiuti: stabili quelli urbani, continuano a crescere gli speciali
Nel 2024 l’Italia ha prodotto complessivamente202 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 29,9 milioni di rifiuti urbani e 172,1 milioni di rifiuti speciali. Se la produzione dirifiutiurbaniè rimasta sostanzialmente stabilenell’ultimo decennio (erano 29,7 milioni di tonnellate nel 2014),quella dei rifiuti speciali è aumentata sensibilmente, passando dai 134,4 milioni del 2014 agli attuali 172,1.
Oltre la metà dei rifiuti speciali (52,5%) proviene dalle attività di costruzione e demolizione, mentre il 23,1% deriva dal trattamento dei rifiuti e il 15,9% dalle attività manifatturiere. Questi numeri evidenziano come,nonostante i progressi compiuti, l’economia nazionale non abbia ancora raggiunto un effettivo disaccoppiamento tra attività produttive e generazione di rifiuti speciali.

Raccolta differenziata al 67,7%, ma il riciclo effettivo si ferma al 52,3%
Sul fronte dei rifiuti urbani, l’Italia ha compiuto importanti progressi nellaraccolta differenziata,passata dal 45,2% del 2014 al67,7% del 2024, per un totale di 20,3 milioni di tonnellate raccolte separatamente. Il tasso di riciclo effettivo si attesta, però, al52,3%. Una distanza di oltre 15 punti percentuali rispetto alla raccolta differenziata che mette in evidenza la necessità dimigliorare la qualità dei materiali raccolti e l’efficienza dei processi di selezione e trattamento. A incidere sul divario sono infatti principalmente la presenza di materiali impropri nelle raccolte e gli scarti generati dalle attività di selezione.Un’altra criticità riguarda il ricorso alla discarica, cui viene ancora destinato il 14,8% dei rifiuti urbani, a fronte dell’obiettivo europeo di scendere al 10% entro il 2035. Il recupero energetico interessa invece una quota inferiore al 20% dei rifiuti urbani, da cui si ottiene l’equivalente del 3,6% dei consumi elettrici nazionali.

Ogni anno esportiamo 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti
A evidenziare lecarenze della rete impiantistica nazionaleè anche il volume dei rifiuti esportati:6,4 milioni di tonnellate nel 2024, pari a circa il 3% della produzione complessiva. Di questi, 5,1 milioni di tonnellate sono rifiuti speciali e 1,3 milioni sono rifiuti urbani. Un fenomeno che, secondo ASSOAMBIENTE, conferma la necessità di rafforzare le capacità nazionali di trattamento, recupero e smaltimento, evitando che materiali potenzialmente valorizzabili debbano essere trasferiti all’estero.
“Siamo tra i leader europei dell’economia circolare, ma non possiamo accontentarci dei risultati raggiunti– ha commentato il Presidente ASSOAMBIENTE,Chicco Testa–Continuiamo a esportare milioni di tonnellate di rifiuti e a utilizzare troppo le discariche. Dobbiamo colmare il deficit impiantistico, valorizzare anche il recupero energetico per i rifiuti non riciclabili e creare condizioni normative favorevoli agli investimenti, attraverso regole certe e, ad esempio, procedure autorizzative più semplici e rapide. Solo così potremo rendere il sistema più efficiente, sostenibile e meno costoso”.
Rifiuti sempre più costosi: 340 euro a famiglia, oltre 20 miliardi per le imprese

Il rapporto dedica un’attenzione particolare ancheal peso economico della gestione dei rifiuti. Nel 2025 ogni famiglia italiana ha sostenuto una spesa media annua di340 euro per la tassa o tariffa rifiuti, contro i 323 euro dell’anno precedente, con significative differenze territoriali:dai 203 euro del Trentino-Alto Adige ai 427 euro della Puglia. Per la gestione dei rifiuti urbani, il costo complessivo nazionale ha raggiunto nel 2024 i12,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 10,1 miliardi del 2014.
Ancora più consistente è la spesa sostenuta dalle imprese per la gestione dei rifiuti speciali: 20,4 miliardi di euro annui, secondo i dati ISTAT relativi al 2023, contro i 16,5 miliardi del 2016. Numeri che evidenziano lacrescente rilevanza economica del settore e la necessità di migliorare l’efficienza della gestione, anche attraverso investimenti nelle infrastrutture e nell’innovazione tecnologica.
