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Green economy globale: percorso tra facili discese e impervie salite

Nella seconda giornata degli Stati Generali della Green Economy (Ecomondo, 3-4 novembre 2026), dedicata alla sessione plenaria internazionale, il Rapporto “10 Global key trends on climate and energy” di Italy for Climate ha offerto un’analisi in tempo reale della transizione ecologica e degli equilibri geopolitici globali suddivisa per grandi aree geografiche (Africa, Cina, Europa e Stati Uniti), per ciascuna delle quali Italy for Climate ha presentato mappe e dati aggiornati su emissioni, obiettivi e investimenti in vista della COP31.

Nel 2025 la Cina ha interrotto la crescita delle emissioni di CO2, ma resta il primo emettitore globale con il 27% delle emissioni. Gli Stati Uniti, nonostante le politiche avverse trumpiane, hanno aggiunto 40GW di rinnovabili, ma hanno aumentato dell’1,9% le emissioni di CO2, il più alto incremento a livello globale. L’Europa ha ridotto, dal 1990, del 37% le emissioni di gas serra a fronte nello stesso periodo di un incremento del 75% del Pil, ma ha speso 337 miliardi per importare combustibili fossili. E poi c’è l’Africa, che è responsabili del solo del 3% delle emissioni storiche di CO2, ma è il continente che paga il conto più salato per i cambiamenti climatici, tanto che si prevede al 2050 un eccesso di mortalità del 50%.

È quanto è emerso nella seconda ed ultima giornata degliStati Generali della Green Economy, coordinati dallaFondazione per lo sviluppo sostenibile (FoSS), con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Commissione europea e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che si sono svolti a Fiera di Rimini nel contesto diEcomondo, dedicata allaSessione plenaria internazionale(4 novembre, 10.00 – 13.00) dal titolo “La geopolitica della green economy: una finestra sul mondo”.

Organizzata in collaborazione conItaly For Climate, la sessione ha analizzato a tutto campo cosa stia succedendo a livello globale alla green economy, grazie al contributo di relatori di rilievo internazionale e rappresentanti istituzionali provenienti da Europa, Stati Uniti, Cina e Africa, e di alcuni leader di aziende italiane, che hanno condiviso storie di successo, strategie e possibili scenari.

“In un mondo afflitto da guerre, disuguaglianze sociali e tensioni geopolitiche-ha affermatoRaimondo Orsini, Direttore della FoSS –la green economy offre una risposta concreta perché riduce i rischi della crisi climatica e assicura una minore dipendenza da importazioni di combustibili fossili e materie prime che sono spesso la causa di questi problemi globali”.

Il PresidenteEdo RonchidellaFoSStrae buoni auspici per la green economy dalle elezioni di midterm Usa, delle quali erano giunte le notizie di una vittoria netta del Partito Democratico, che “Fanno benesperareper le politiche climatiche e per la riduzione dello strapotere dei fossili”.

IlReport“10 Global key trends on climate and energy” di Italy for Climate, ha fatto una panoramica degli up and down della green economy mondiale nel 2025, fornendo un’analisi geopolitica e globale sulla transizione ecologica in vista della COP31.

Il rapporto mappa emissioni, obiettivi e investimenti delle principali aree mondiali, evidenziando come la sicurezza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili siano cruciali per la competitività industriale.

Il25% della biodiversità mondiale è inAfricae ilcontinente detiene il 30% delle riserve mondiali di minerali criticie il60% delle migliori risorse solari, ipaesi africani hanno contribuito solo al 3% delle emissioni storiche di CO2, eppure ne subiscono gli impatti più gravi, tra cui il 50% della mortalità in eccesso prevista per il 2050.

DallaCinagiungono segnali positivi, si stima che il paese abbia avuto iltasso di elettrificazione del 32% nel 2025e raggiungerà con largo anticipo l’obiettivo annunciato dalla Presidenza turca della COP31 (Antalya, 9-20 novembre 2026) del “35×35”,traguardo climatico che punta a portare la quota di elettricità nel consumo finale globale di energia al 35% entro il 2035. Non solo, il 2025 ha visto lacrescita zero delle emissioni di gas serra: un’ottima notizia per il pianeta, a fronte di una crescita del PIL del 5% e ha anche aggiunto 440GW di rinnovabili, quasiil 50% della capacità rinnovabile mondiale, ma resta una grandeconsumatrice di materiali(+35% del consumo pro capite negli ultimi 15 anni),con l’economia circolare che resta ancora una sfida da vincere.

GliStati Unitihanno raggiunto una capacità di accumulo di 43 GW e dovrebbe raddoppiare nel 2027, ma icombustibili fossili continuano ad essere in primo piano, e oltre ad essere i primi produttori mondiali di petrolio e gas hanno investito 211 miliardi di dollari in combustibili fossili.

La via elettrica piace invece all’Europa, nel 2025 sonoaumentate le auto elettriche del 32%e, con 27 vetture ogni 1.000 abitanti, si avvicina alla Cina (31) con lagenerazione elettrica da rinnovabili che ha raggiunto il 48%,con una capacità raddoppiata dall’Accordo di Parigi. Le emissioni di gas serra sono aumentate dell’1% ed il 2025 è il secondo anno consecutivo in cui la riduzione delle emissioni ha subìto un rallentamento.

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