Il rapporto “Bio in Cifre 2026” di ISMEA, presentato in anteprima in occasione della Giornata europea del biologico (23 settembre), evidenzia nel 2025 una contrazione del 5,4% delle superfici biologiche e una lieve flessione degli operatori, a fronte di consumi interni in forte crescita, con conseguente incremento. delle importazioni. È possibile richiedere gratuitamente il nuovo Marchio Biologico Italiano che affianca l’eurofoglia, il simbolo europeo del biologico.
I consumatori italiani premiano sempre più il biologico, ma la produzione nazionale arranca sotto il peso della burocrazia e dell’incertezza sulle politiche agricole europee.
È quanto emerge dal Rapporto “Bio in Cifre 2026“, realizzato daISMEA(Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) in collaborazione conCIHEAM(Istituto Agronomico Mediterraneo) di Bari per il Ministero dell’Agricoltura (MASAF), e diffuso in anteprima daFederBio, prima della pubblicazione ufficiale, in occasione dellaGiornata europea del biologico, lanciata nel 2021 dalla Commissione UE nelPiano d’azioneper lo sviluppo della produzione biologica.
L’analisi rivela che sul fronte dellesuperfici agricole, ilbiologico interessa complessivamente 2,38 milioni di ettari, pari al 19,4% della superficie agricola nazionale. Sono 9 i territori che hanno già superato l’obiettivo europeo del 25% di superficie agricola utilizzata biologica, tra cui la Provincia Autonoma di Bolzano e diverse regioni del Centro-Sud Italia.
Tuttavia nel2025 c’è stata una contrazione del 5,4% delle superfici biologiche, dovuta soprattutto a un calo delle aree in conversione (-24,4%), che riguarda in particolare i prati pascoli.Le superfici già certificate bio restano invece sostanzialmente stabili(-0,5%). Inleggera diminuzione anche il numero degli operatori -1,8%.
Il Rapporto evidenzia invece unadinamica positiva sul fronte dei consumi,che nel 2025 hanno raggiunto i i 4,4 miliardi di euro, segnando unacrescita del 9,2% sia a valore sia a volume, rappresentando il livello più elevato mai registrato nel Paese. Anche nei primi sei mesi del 2026 le vendite di prodotti biologici registrano un incremento del 4%, conperformance decisamente superiori a quelle del comparto agroalimentare convenzionale.
Glioperatori biologici in Italia sono 95.389, di cui oltre 85 mila aziende agricole, inleggera flessione (-1,8%)rispetto all’anno precedente, ima nell’ultimo decennio si è registrata una crescita superiore al 32%, confermando il ruolo strategico del biologico nel sistema agroalimentare nazionale.
“I dati fotografano una fase di sostanziale stabilità dal punto di vista delle produzioni biologiche mentre i consumi continuano a crescere–Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio –Sicuramente incide l’incertezza del quadro normativo relativamente al futuro della PAC, ma ci sono anche segnali chiari che devono spingere ad affrontare in maniera decisa il nodo relativo alle difficoltà delle piccole e medie aziende agricole biologiche. Queste realtà sono penalizzate, come l’intero settore agricolo, dall’aggravarsi dei conflitti geopolitici e della crisi climatica, con ricadute significative sui costi di produzione, mentre sul mercato, anche nel bio, in molti casi sono calati i prezzi pagati ai produttori. Sebben il biologico abbia una maggiore capacità di resilienza, risente comunque delle crescenti criticità che stanno mettendo a dura prova l’intero settore agricolo. A questa pressione si aggiunge il peso significativo degli adempimenti burocratici, amministrativi e dei costi di certificazione, che per le piccole e medie aziende agricole sta diventando insostenibile. È quindi urgente aggiornare e rafforzare le politiche di sostegno alle piccole e medie realtà biologiche, offrendo agli agricoltori strumenti e soluzioni concrete, a partire dalla semplificazione e dalla promozione di filiere bio al ‘giusto prezzo’. Tanto più in una fase in cui la domanda di prodotti bio continua a crescere, se la produzione nazionale dovesse arretrare, il rischio concreto è che una quota crescente di questa domanda venga soddisfatta dalle importazioni. Dopo l’approvazione della legge sul biologico e l’attuazione del Piano d’Azione Nazionale, in un rapporto positivo e di confronto costante con il Ministero, è ora necessario mettere in campo le innovazioni politiche indispensabili per rafforzare le produzioni bio. Un passaggio decisivo in vista della stesura del nuovo Piano d’Azione Nazionale per il biologico e della riforma della PAC 2028-2034, il cui negoziato a livello europeo è previsto in chiusura il prossimo 31 dicembre”.
Nel corso dell’evento è stato presentato il nuovoMarchio Biologico Italiano, un logo gratuito e su base volontaria pensato per identificare i prodotti realizzati esclusivamente con materia prima biologica coltivata in Italia. Il marchio, istituito dalla Legge n. 23/2022, è stato illustrato dal sottosegretario del MASFLuigi D’Eramo,che lo ha definito “un ulteriore strumento a sostegno del settore, capace di rafforzare le filiere biologiche italiane, tutelare il valore delle produzioni nazionali e consolidare il rapporto di fiducia con i consumatori”.
Dal 15 settembre 2026 sulSistema Informativo Agricolo Nazionaleè attiva unaprocedura telematica per richiedere l’utilizzo del logo, che andrà ad affiancare l’eurofoglia, il simbolo europeo del biologico.



