Un’iniziativa promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB ed EBA ha messo in evidenza le opportunità per le imprese agricole, sui nuovi sistemi di rifornimento di biometano direttamente in campo azzerando gli spostamenti logistici verso distributori remoti e riducendo drasticamente tempi morti, costi d’impresa e consumi di carburante fossile.
Un’iniziativa promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB ed EBA ha messo in evidenza le opportunità per le imprese agricole, sui nuovi sistemi di rifornimento di biometano direttamente in campo azzerando gli spostamenti logistici verso distributori remoti e riducendo drasticamente tempi morti, costi d’impresa e consumi di carburante fossile.
Valorizzare il biometano nell’agricoltura multifunzionale ed economica circolare, evidenziando le opportunità dei sistemi di rifornimento direttamente sul campo.
È stato l’obiettivo dell’iniziativa “Biometano. Innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, promossa daFondazione UniVerde, Coldiretti, Consorzio Italiano Biogas (CIB)edEuropean Biogas Association (EBA), svoltasi il 27 ottobre 2026 a Roma presso il Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi, sede di Coldiretti. L’evento, trasmesso indiretta streamingsuRadio Radicale, si è svolto con il patrocinio diCNReCREA, con la partecipazione diENEAe la media partnership diRai Italia.
Il confronto si è inserito in un contesto di forte pressione e tensioni sui prezzi dei carburanti che incidono sulla redditività delle aziende e rischiano di compromettere la regolarità delle lavorazioni. Le proteste nel Lazio e nel Sud rendono evidente lavulnerabilità di un settore che dipende in larga misura dal gasolio, proprio quando semine, raccolti e altre attività richiedono continuità operativa.
“Il ruolo strategico del biometano riguarda la sua funzione come elemento della transizione energetica – ricordiamo i 3-5 miliardi di mc/anno prodotti al 2030 – ma anche la sua integrazione a supporto della competitività delle aziende agricole– ha sottolineato nella keynote speech introduttiva Livio de Santoli, Componente del Collegio ARERA e Vicepresidente permanente italiano diMEDREG(Associazione dei Regolatori Energetici del Mediterraneo), che riunisce 30 autorità di regolamentazione del settore energetico provenienti da 24 paesi –La transizione si misura in termini di decoupling tra gas e formazione dei prezzi dell’energia, oggi arrivati a valori stratosferici, sfiorando i 100 euro/MWh. Il biometano permette il disaccoppiamento e interpreta perfettamente il tema della autonomia e della sicurezza energetica. Inoltre prevede un impegno per l’innovazione e per la sostenibilità economica e sociale se considerate in termini di filiera di approvvigionamento. Tra le attività recenti dell’Autorità dell’Energia, è da sottolineare l’ottimizzazione delle connessioni in rete definendo meglio il ruolo del produttore e del gestore”.
La transizione energetica dell’agricoltura richiede quindi soluzioni accessibili alle imprese, capaci di accompagnare gli investimenti e rafforzarne la competitività. In questa prospettiva, lo sviluppo sostenibile della filiera italiana del biometano può contribuire a diversificare gli approvvigionamenti e a ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili.La valorizzazione dei sottoprodotti agricoli e dei reflui zootecnici consente di collegare la produzione di energia rinnovabile alle risorse e ai fabbisogni del territorio, rafforzando la multifunzionalità, la redditività e la sostenibilità economica delle imprese agricole e di allevamento.
“Il biogas e il biometano rappresentano una grandissima opportunità per le imprese agricole– ha dichiaratoEttore Prandini, Presidente di Coldiretti –Oggi l’Italia è il quarto produttore a livello globale e ha ancora ampi margini di crescita. È però fondamentale continuare a lavorare affinché gli impianti siano realizzati effettivamente dai nostri imprenditori agricoli, evitando il rischio di favorire l’ingresso di fondi speculativi, che innescherebbero una competizione per il controllo dei terreni. Occorre inoltre proseguire il lavoro a livello europeo per ottenere il riconoscimento del digestato. È una battaglia che portiamo avanti da dieci anni per convincere le istituzioni europee a promuovere l’utilizzo di fertilizzanti di origine organica in alternativa a quelli chimici. Nonostante i numerosi ostacoli burocratici, siamo forse oggi alle battute finali di questo percorso. Il riconoscimento del digestato consentirebbe infatti ai nostri imprenditori di ridurre i costi di gestione, sostituendo i concimi chimici con fertilizzanti di origine organica”.
Al centro del confronto, le innovazioni che possono consentire alle aziende produttrici di biometano di valorizzare il combustibile anche per il rifornimento dei mezzi agricoli, a beneficio della propria attività, delle aziende vicine e dell’ambiente. Lapossibilità di effettuare rifornimenti sicuri direttamente in campo può ridurre, infatti, la necessità di allontanare i mezzi dalle aree di lavoro e di percorrere lunghe distanze per raggiungere i punti di distribuzione. Minori spostamenti e tempi di fermo possono tradursi in maggiore produttività, contenimento dei costi operativi e riduzione dei consumi e delle emissioni legati ai trasferimenti, contribuendo a migliorare l’efficienza e la sostenibilità delle attività agricole.
“Il biometano agricolo può contribuire a diversificare gli approvvigionamenti energetici delle imprese e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, la cui volatilità dei prezzi pesa sulle attività agricole– ha affermatoPiero Gattoni, Presidente del CIB e dell’EBA –Valorizzando sottoprodotti agricoli e reflui zootecnici, l’agricoltura può produrre energia rinnovabile a partire dalle risorse del territorio, rafforzando il proprio ruolo nella transizione energetica e nella sicurezza degli approvvigionamenti. Si tratta di un modello che integra produzione agricola ed energia, promuove l’economia circolare e consente di valorizzare risorse che già fanno parte delle attività aziendali. Così come l’impiego del biometano nei mezzi agricoli offre alle imprese nuove opportunità per contenere l’esposizione ai costi dei carburanti e accrescere la propria autonomia energetica, contribuendo alla continuità delle lavorazioni. Per sviluppare questo potenziale, è necessario un quadro normativo stabile, che favorisca gli investimenti e accompagni l’innovazione. Il biometano può così sostenere la competitività delle imprese agricole e contribuire, al tempo stesso, alla transizione e alla sicurezza energetica del Paese”.
Per rendere concrete queste opportunità servononorme chiare e sistemi incentivanti, che riconoscano le specificità del rifornimento in campo come servizio integrativo della rete di distribuzione esistente anche nel quadro delle azioni e delle politiche mirate a favorire l’economia circolare, la sostenibilità ambientale e la transizione ecologica.
Sia Coldiretti che CIB hanno avanzato richieste precise alle istituzioni nazionali ed europee per sbloccare il potenziale dei biocarburanti, con l’obiettivo di proteggere la redditività delle aziende agricole, colpite dall’impennata dei costi energetici fossili, tra cui:
–libertà per il comparto agricolo di produrre biometano;
–misure e incentivi di medio-lungo periodo per poter effettuare investimenti, ricerche e sperimentazioni in campo, accessibili anche alle piccole e medie imprese;
–mantenere la matrice agricola del biometano.
Nel corso dell’incontro sono state presentati case study ed esperienze legati allo sviluppo di trattori alimentati a biometano, nonché una tecnologia innovativa sviluppata daMetano ToscanaeBiogas Merse, partner dell’iniziativa, capace di trasformare gli scarti e i reflui zootecnici in prodotti ad alto valore energetico. L’obiettivo è permettere ai trattori e ai mezzi agricoli dirifornirsi direttamente in campo, accrescendo l’autosufficienza energetica delle singole imprese e riducendo la dipendenza dalle fonti fossili esterne.
“Il biometano può rafforzare la cultura dell’economia circolare e la sicurezza energetica dell’Italia, ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas e creare nuove opportunità di reddito per le imprese agricole– ha osservatoAlfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde) –Il PNIEC punta a circa 5,7 miliardi di metri cubi annui entro il 2030. L’agricoltura e l’allevamento possono dare un contributo decisivo valorizzando risorse e trasformando un’esigenza di gestione aziendale in un’opportunità energetica ed economica. Per tradurre questo potenziale in benefici concreti, occorre anche sbloccare la diffusione dei sistemi innovativi come quello presentato per il rifornimento in campo. Occorrono norme chiare, procedure autorizzative proporzionate e tempi certi, nel rispetto dei requisiti di sicurezza. Consentire ai mezzi agricoli di rifornirsi direttamente dove lavorano può ridurre gli spostamenti verso distributori lontani, i tempi di fermo e i consumi associati. Significa anche dedicare più tempo alle lavorazioni, contenere i costi e favorire una maggiore produttività e redditività agricola, con un uso più efficiente e sostenibile delle risorse”.
