Politica

Politiche climatiche in UE: determinante il “centro condizionale”

Un ampio studio internazionale condotto in 13 paesi dell’UE, nell’ambito del Progetto CAPABLE, finanziato da Horizon Europe e coordinato da CMCC, dimostra che, quando si tratta di proposte di politica climatica, il fattore decisivo non è la distinzione tra favorevoli e contrari, bensì un consistente gruppo chiamato “centro condizionale,  che reagisce in modo diverso a seconda della specifica politica climatica e le sue opinioni spesso determinano se una politica ottiene il sostegno della maggioranza.

È improbabile che le misure climatiche attualmente in vigore raggiungano gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima. La possibilità che ulteriori misure politiche ci avvicinino all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C e di combattere il cambiamento climatico dipende in larga misura dall’opinione pubblica e dal sostegno politico. Quando si tratta di proposte di politica climatica, il fattore decisivo non è il campo pro o contro, bensì un consistente gruppo intermedio che risponde in modo diverso a seconda della specifica politica climatica, e le sue opinioni spesso determinano se una politica ottiene il sostegno della maggioranza.

È quanto emerge dalloStudioClimate policy feasibility across Europe relies on the conditional middle”, pubblicato l’11 marzo 2026 suNature Climate Changee condotto da ricercatori di vari istituzioni accademiche e centri di ricerca europei, nell’ambito del ProgettoCAPABLE(ClimAte Policy AcceptaBiLity Economic framework), finanziato da Horizon Europe e coordinato dal Centro EuroMediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), che hanno intervistatocirca 19.000 personeprovenienti da13 paesi europeisu15 proposte specifiche in materia di clima, nell’estate del 2024,per scoprire quali misure siano accettabili a livello pubblico e politico e perché.

Lo studio si proponevanon solo di valutare le opinioni e gli atteggiamenti della popolazione, ma anche di cogliere con precisione la posizione fondamentale dei partecipanti nei confronti delle politiche climatiche. Ciò ha portato all’individuazione di4 profili:sostenitori,neutrali,oppositorie unblocco cruciale, che lo studio ha definito “centro condizionale”.

Tra gli intervistati,il 36% si dichiara favorevole alla maggior parte delle proposte in materia di clima, mentreil 21% si dichiara contrario, in larga parte. Tuttavia, un gruppo consistente, pari al33% degliintervistati, appartiene al centro condizionale, un gruppo molto più flessibile che si formaun’opinione in base alla singola politica climatica proposta, senza una predisposizione preconcetta a favore o contro. Pertanto, lo studio si è concentra su questo gruppo di indecisi per comprenderei fattori che influenzano le loro preferenze in materia di politiche climatiche e le relative implicazioni per il comportamento di voto. Il restante 10% degli intervistati si dichiara neutrale rispetto alle proposte sul clima.

Il fattore più importante: il bilancio costi-benefici personale.
Il fattore più importante per stabilire se il gruppo del centro condizionale sosterrà una politica è la loropersonale valutazione costi-benefici. In tutta Europa, le persone preferisconopolitiche che facilitano l’adozione di comportamenti pro-clima da parte di individui e imprese, come i sussidi e gli aiuti governativi, rispetto a quelle che hanno un impatto finanziario più evidente, come le tasse a carico dei consumatori o le restrizioni comportamentali. Ciò vale in particolare per il gruppo intermedio condizionale, dove i costi ei benefici attesi sono al centro delle preferenze politiche, prevalendo su fattori comunemente discussi come l’affiliazione politica, l’atteggiamento nei confronti del clima e fattori socio-demografici come il reddito, il luogo di residenza o il livello di istruzione.

Le persone si mostrano entusiaste delle politiche che favoriscono modifiche a favore del clima, piuttosto che dei divieti totali. Ad esempio, una proposta didivieto generale delle auto con motore a combustione è stata respinta dal 73% degli intervistati di orientamento moderato. Tuttavia, se la proposta è formulata in modo tale da renderepossibile la sostituzione con carburanti sintetici, il tasso di rifiuto scende solo al 39%.

L’elasticità di questo gruppo è notevole– ha affermatoKeith Smith, ricercatore senior presso la Cattedra di Economia Politica Internazionale e Politiche Ambientali presso l’ETH di Zurigo, autore corrispondente dello Studio –e sottolinea quanto siano cruciali i dettagli della proposta nel determinarne l’accettazione da parte del pubblico“.

Fonte: Nature Climate Change, 2026

Fondi per il clima: le persone vogliono risultati tangibili. 
Lo studio mostra inoltre che lapopolazione preferirebbe che i proventi derivanti dai fondi per il clima,come il Sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU-ETS) fosseroinvestiti in progetti di adattamento, comeinvestimenti in tecnologie verdioservizi di trasporto a basse emissioni, e inmisure di compensazione per le singole famiglie. Sorprendentemente, tuttavia, i pagamenti di compensazione per i lavoratori a rischio a causa dei cambiamenti climatici sono considerati meno importanti. Ciò è particolarmente evidente nel gruppo intermedio, che preferisce investire i fondi in servizi pubblici e visibili. 

Motivo di speranza 
Gli autori hanno inoltre approfondito ilpotenziale impatto di piccoli e plausibili cambiamenti all’interno del gruppo intermedio condizionale. Se la percentuale di coloro che si trovano in questa fascia di elettori,inizialmente “incerti” su una determinata politica,si spostasse verso il “sostegno”, il numero di proposte con il supporto della maggioranza potrebbe aumentare considerevolmente,passando da 4 su 15 a 10 su 15.

Per i ricercatori, questi risultati rivelanol’influenza del gruppo intermedio condizionale sulla fattibilità delle proposte climatiche in tutta Europa.

Se anche solo una piccola parte di questo gruppo potesse essere convinta– ha sottolineato Smith –si potrebbe ottenere maggioranze per una serie di politiche climatiche concrete in Europa“.

Fonte: Nature Climate Change, 2026

La progettazione dello studio consente una ricerca più mirata.  
Un altro importante risultato dello studio è il suo design innovativo. Le risposte dei partecipanti sono state confrontate su due assi per misurare sia la distribuzione all’interno della popolazione sia per determinare quanto fossero coerenti le loro risposte. Il team ha creato unprofilo della popolazione per ciascuno dei modellie unprofilo di opinione per tutti i partecipanti. Ciò ha permesso di analizzare con precisione quale tipo di modello fosse più popolare presso ciascun gruppo di elettori.

I risultati dello studiooffrono preziosi insegnamenti per la governance climatica globale. Molte democrazie nel mondo si confrontano con elettorati politicamente eterogenei, dove gli elettori moderati costituiscono una forza significativa.I dati europei qui presentati possono ispirare indagini comparative e fornire spunti per strategie mirate che rafforzino la legittimità democratica e il sostegno sociale alle politiche climatiche a livello internazionale.Con l’intensificarsi delle sfide climatiche, sbloccare la situazione di equilibrio tra i diversi schieramenti potrebbe rivelarsi indispensabile per superare le impasse politiche e accelerare la risposta globale.

Immagine di copertina: Pexty Design (Fonte ETH Zurigo)

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