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Orologi trascrittomici: contatori per dire quanto resta da vivere?

Una ricerca internazionale, coordinata dalla Divisione di Genetica del Dipartimento di Medicina del Mass General Brigham della Harvard Medical School di Boston, e pubblicata su Nature del 4 giugno 2026, ha sviluppato una famiglia di “orologi trascrittomici” basati su dati di espressione genica che stimano non solo l’età cronologica, ma anche la mortalità prevista e gli effetti che modificano la durata della vita.

Diversi tessuti negli esseri umani e in altri mammiferi condividono firme trascrittomiche universali (insiemi specifici di molecole di RNA messaggero prodotte da cellule o tessuti che agiscono come “codici a barre” biologici per identificare malattie, valutare lo stato immunitario o prevedere la risposta a trattamenti mirati). Le firme conservate dell’invecchiamento e del declino della salute (“orologi trascrittomici”) potrebbero essere utilizzate per misurare e identificare i processi che contribuiscono al rischio di mortalità.

Lo rivela loStudio “Universal transcriptomic hallmarks of mammalian ageing and mortality”, e condotto da un team internazionale di ricercatori, coordinati dall’Harvard Medical School di Boston, pubblicato sul numero del 4 giugno 2026 diNature, meritandone lacopertina.

“Abbiamo scoperto che la maggior parte dei tipi cellulari condivide i cambiamenti molecolari conservati con l’età, nonostante abbiano origini e funzioni molto diverse, dalle cellule immunitarie e staminali alle cellule epatiche e muscolari– ha affermatoAlexander Tyshkovskiy, Docente di Medicina presso la Divisione di Genetica del Dipartimento di Medicina del Mass General Brigham della Harvard Medical School di Boston, ricercatore presso il laboratorioGladyshevche studia la natura fondamentale dell’invecchiamento, del ringiovanimento e del controllo della durata della vita, nonché principale autore dello studio –Gli stessi biomarcatori si sono rivelati predittivi del tempo di sopravvivenza negli esseri umani e sensibili alle malattie croniche e agli interventi che modulano la durata della vita, come la restrizione calorica, nei topi. Persino lo stress cellulare nelle cellule coltivate in laboratorio, indotto da una coltura prolungata o da radiazioni, ha prodotto cambiamenti simili associati alla mortalità, collegando il danno cellulare all’invecchiamento dei tessuti e dell’organismo“.

Per condurre lo studio, i ricercatori hanno utilizzato oltre11.000 profili di espressione genica, otrascrittomi(insiemi specifici di molecole di RNA messaggero prodotte da cellule o tessuti che agiscono come “codici a barre” biologici per identificare malattie, valutare lo stato immunitario o prevedere la risposta a trattamenti mirati), analizzando  qualigeni venivano attivati ​​in più tessuti in 4 specie di mammiferi(topo,ratto,macacoe uomo)durante l’invecchiamento e in risposta a interventi noti per accorciare o prolungare la durata della vita.

Sfruttando questa risorsa, il team ha sviluppatoorologi biologicimulti-specie e multi-tessuto accurati chestimano l’età cronologica e la mortalità prevista in base all’attività genica.Gli orologi trascrittomici forniscono quindi una serie di strumenti per valutare l’età biologica, ovvero un metodo per misurare l’età in base alla funzione cellulare piuttosto che al tempo trascorso dalla nascita, in diversi tessuti e specie.

Esistono altri strumenti per stimare l’età cronologica e gli esiti correlati alla durata della vita, tra cui gliorologi epigenetici, modelli matematici e statistici che stimano l’età biologica di un individuo, misurando le modificazioni biochimiche del DNA, in particolare la metilazione, che variano con il passare del tempo e a seconda dello stile di vita.

Tyshkovskiy e colleghi hanno dimostrato che i loro orologi trascrittomici raggiungono prestazioni comparabili, offrendo al contempouna maggiore interpretabilità biologica.

Il team ha suddiviso le variazioni dell’espressione genica in moduli che rappresentano diversi processi biologici, come l’infiammazione, la produzione di energia e l’organizzazione della matrice extracellulare, sviluppando orologi trascrittomici individuali per ciascun modulo. Hanno quindi dimostrato chediverse malattie e interventi medici o sullo stile di vita possono influenzare l’età biologica attraverso processi primari distinti.

Questi orologi biologici rappresentano un potenziale nuovo metodo per misurare l’invecchiamento in modo più dettagliato e potrebbero aiutare a prevedere il rischio di malattie e mortalità, a caratterizzare gli effetti dei trattamenti e a personalizzare le cure in base all’età biologica– ha affermato l’autore senior dello StudioVadim Gladyshev, Professore di medicina presso Harvard Medical School, noto a livello mondiale per le sue ricerche pionieristiche sull’invecchiamento, la biologia redox e i meccanismi di ringiovanimento –Le terapie future potrebbero mirare sia a specifici processi legati all’invecchiamento, come l’infiammazione o il metabolismo, sia all’invecchiamento nel suo complesso“.

Gli autori sottolineano cheal momento gli orologi sono strumenti di ricerca piuttosto che test clinici, e che saranno necessarieulteriori validazioni tramite studi sull’uomo prima che possano essere utilizzati nella cura dei pazienti.

I ricercatori potrebbero utilizzare questi orologi biologici per monitorare i marcatori trascrittomici dell’invecchiamento e della mortalità in modelli murini o colture di cellule umane, valutando come una malattia o un intervento influenzino i biomarcatori molecolari associati a una vita più breve o più lunga, senza dover attendere mesi o anni per confermare l’effettiva durata della vita.

Le ricerche future dovranno inoltre confermare se i cambiamenti trascrittomici rappresentino cause dell’invecchiamento o sue conseguenze.

Immagine di copertina di: Nik Spencer/Nature

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