L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha diffuso il suo Bollettino annuale sui gas serra, che costituisce la verifica scientifica delle azioni e misure degli impegni dell’Accordo di Parigi, da cui emerge che i livelli di anidride carbonica CO2 in atmosfera hanno raggiunto nuovi massimi nel 2025, condannando il pianeta a un futuro più caldo.
– I livelli dei tre gas serra a lunga durata (LLGHG) più abbondanti, anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), hanno raggiunto nuovi record nel 2025.
–Dal 2024 al 2025, la CO2 nell’atmosfera superficiale globale è aumentata di 2,8 ppm, un valore superiore alla media decennale ma leggermente inferiore all’eccezionale impennata del 2023/2024.
–Tale aumento è stato trainato dalle continue emissioni di CO2 fossile, dalle emissioni dovute agli incendi e dalla riduzione dei pozzi terrestri/oceanici nel 2025, segnalando un possibile feedback climatico.
–Dato il ruolo dominante dell’aumento di CO2 atmosferica nel cambiamento climatico globale, il conseguimento di emissioni nette di CO2 di origine antropica pari a zero deve essere al centro dell’azione per il clima.
Sono gli aspetti chiave che emergono dalGreenhouse Gas Bulletin“The State of Greenhouse Gases in the Atmosphere Based on Global Observations through 2025”, pubblicato il 27 ottobre 2026 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dal Global Atmosphere Watch (GAW), l’iniziativa di monitoraggio dei gas serra, lanciata nel 2022 dalla WMO con l’obiettivo di colmare le lacune informative critiche e fornire un quadro operativo integrato che riunisca sotto lo stesso tetto tutti i sistemi di osservazione basati sullo spazio e sulla superficie, nonché le capacità di modellazione e assimilazione dei dati.
Per consuetudine il Greenhouse Gas Bulletin, viene pubblicato qualche giorno prima della Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC-COP), che quest’anno (COP31) si svolgerà in Turchia (Antalya, 9-20 novembre 2026), della quale costituisce, insieme all’Emissions Gap Reporteall’Adaptation Gap Report(di imminente pubblicazione) dell’UNEP, unpunto di riferimento preliminare ai lavori della Conferenza.
La concentrazione media globale di CO₂ sulla superficie terrestre nel 2025 era di426,8 parti per milione, ovvero il 153% del livello di riferimento preindustriale del 1750. Anche le concentrazioni dimetanoeprotossido di azoto, il secondo e il terzo gas serra a lunga durata più importanti legati alle attività umane, hanno raggiunto un nuovo record.
“Un altro anno, un altro nuovo record. I gas serra stanno intrappolando una quantità di calore senza precedenti nell’atmosfera, fornendo energia per fenomeni meteorologici più estremi e i relativi rischi per le nostre economie e società– ha affermatoKo Barrett, Vicesegretario generale della WMO –Gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati e questa tendenza è destinata a continuare. La CO₂ ha una vita molto lunga e quindi influenzerà il clima globale non solo per anni, ma per decenni e persino per secoli”.
I tassi di crescita della CO₂ sono triplicati
Quando il Bollettino fu pubblicato per la prima volta nel 2004, il livello medio annuo di CO₂ misurato dalla rete di stazioni di monitoraggio Global Atmosphere Watch dell’OMM era di377,5 ppm.
L’indice annuale dei gas serra dellaNational Oceanic and Atmospheric Administration(NOAA) mostra che dal 1990 al 2025, il forzante radiativo – l’effetto di riscaldamento sul nostro clima – causato dai gas serra a lunga durata è aumentato del 56%, con la CO₂ che rappresenta circa l’81% di questo aumento.
I tassi di crescita della CO₂ sono triplicati dagli anni ’60, accelerando da un aumento medio annuo di 0,8 ppm a 2,4 ppm nel decennio dal 2011 al 2020. Dal 2024 al 2025, la concentrazione media globale di CO₂ è aumentata di 2,8 ppm, un valore superiore alla media decennale, ma leggermente inferiore all’eccezionale impennata del 2023/2024.
“Il tasso di crescita più modesto dal 2024 al 2025 riflette il recupero dei serbatoi di carbonio terrestri e la riduzione delle emissioni di carbonio dovute agli incendi nel 2025, dopo il forte El Niño del 2023/2024, che ha ridotto l’efficienza della biosfera attraverso maggiore siccità, vegetazione più secca e un maggior numero di incendi boschivi– ha affermatoOksana Tarasova, responsabile scientifico senior della WMO nel corso della Conferenza stampa di lancio del Rapporto –Tuttavia, un aumento annuo di 2,8 ppm rappresenta ancora un contributo sostanziale all’immissione di carbonio nell’atmosfera derivante dalla combustione di combustibili fossili. Possiamo aspettarci un ulteriore aumento delle concentrazioni nel 2026 a causa della combustione di combustibili fossili e dello sviluppo di un potente El Niño che avrà un impatto sui serbatoi di carbonio terrestri, come è accaduto nel 2023/2024. Anche i rischi di una ridotta capacità di assorbimento di CO2daparte degli oceani sono in aumento nel contesto dei cambiamenti climatici”.
Metano e protossido di azoto
Il metano è responsabile di circa il 16% dell’effetto serra a lungo termine sul nostro clima, ma ha una durata di vita molto più breve rispetto alla CO₂. Circa il 35% del metano viene emesso nell’atmosfera da fonti naturali (ad esempio, zone umide) che sono anch’esse sensibili al clima, mentre circa il 65% proviene da fonti antropiche come l’allevamento di bestiame, la coltivazione del riso, lo sfruttamento dei combustibili fossili, le discariche e la combustione di biomassa. La concentrazione media globale di metano nel 2025 era di 1948 parti per miliardo (ppb), ovvero il 267% del livello del 1750.
Il protossido di azoto è il terzo gas serra a lunga durata più importante e proviene sia da fonti naturali sia da attività umane come la combustione di biomassa, l’uso di fertilizzanti e vari processi industriali. La concentrazione media globale di N₂O ha raggiunto 339,1 ppb nel 2025, il 126% in più rispetto al 1750.
Contributo dei principali gas serra a lunga durata all’aumento del forzante radiativo globale dall’era preindustriale al 2025.
Transizione intelligente verso l’energia pulita
La reteGlobal Atmosphere Watchdella WMO monitora l’anidride carbonica, il metano, il protossido di azoto e altri gas a lunga durata potenzialmente problematici.
Mentre i paesi reagiscono e adottano misure per trasformare i propri sistemi energetici verso la decarbonizzazione, occorre prestare particolare attenzione a due gas traccia potenti ma meno abbondanti, strettamente correlati alla produzione e alla distribuzione di energia elettrica: l’idrogeno molecolare (H₂) e l’esafluoruro di zolfo (SF₆).
L’esafluoruro di zolfoè aumentato costantemente negli ultimi tre decenni, in proporzione allacrescente elettrificazione globale, poiché viene utilizzato principalmente come soppressore di scintille nella distribuzione dell’energia elettrica.
Ha una vita atmosferica di oltre 1000 anni e il più alto potenziale di riscaldamento globale su 100 anni, pari a circa 24.300 volte quello della CO₂. L’aumento di SF₆ nel 2025 ha raggiunto un livello record.
Laconcentrazione di idrogenoè aumentata del 5,3% tra il 2010 e il 2024. L’idrogeno viene utilizzato come mezzo di accumulo di energia per settori difficili da decarbonizzare, come la siderurgia, il trasporto marittimo e lo stoccaggio di energia a lungo termine, nonché per le fonti rinnovabili e come fonte di energia per i trasporti. Tuttavia, le sue perdite nell’atmosfera da impianti di produzione, gasdotti, serbatoi di stoccaggio e celle a combustibile rappresentano una preoccupazione crescente.L’idrogeno non è un gas serra, ma influenza la chimica atmosferica e ha quindi un forte effetto indiretto sul riscaldamento globale.
L’esafluoruro di zolfo (SF₆) rappresenta la sfida dell’accumulo irreversibile e prolungato di gas serra derivante dai processi industriali, mentre l’idrogeno illustra gli effetti climatici indiretti, sottili ma potenzialmente significativi, di un gas utilizzato come vettore energetico.Sia le perdite di H₂ che la persistenza di SF₆ rappresentano potenziali minacce che potrebbero compromettere i benefici climatici della transizione energetica. Un attento monitoraggio della composizione dell’atmosfera terrestre è essenziale per individuare, comprendere e prevenire le conseguenze indesiderate di questi cambiamenti.


