Il Dossier Natalità 2026: “Volere o Potere”, realizzato da Fondazione per la Natalità, in collaborazione con l’Istat, fotografa un quadro drammatico della situazione demografica italiana, con il crollo a 1,14 dell’indice di sostituzione, che sarebbe determinato non dalla mancanza di desiderio di genitorialità, ma dall’impossibilità oggettiva di realizzarlo a causa di ostacoli materiali.
Nel 2025 in Italia sono nati appena 355mila bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna, quando il tasso di sostituzione per mantenere stabile la popolazione è di 2,1 figli. A contempo, si sono registrati 652mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297mila persone.Il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono di realizzare il proprio progetto di vita. Il problema, insomma, sta nella crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare.
È quanto emerge dal Dossier“Natalità 2026: volere o potere”, realizzato dallaFondazione per la Natalità, in collaborazione conIstat, e presentato il 28 luglio 2026 nel corso di un evento patrocinato dall’Inps.
Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli,il 62,2% afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Ancora più significativoèildivario tra intenzioni e realtà. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.
“Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono– ha affermatoGianluigi De Palo, Presidente della Fondazione per la Natalità il cui scopo prevalente è la promozione di politiche familiari e per la natalità –I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere”.
Oltre 2,8 milioni di italiani indicano ledifficoltà economiche e lavorativecome principale ostacolo alla scelta di avere figli.Quasi 1 donna su 2 (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiungeil peso del welfare con oltre 3 milioni di donne risultate inattive per motivi familiari, contro 151mila uomini, mentre 763mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.
La probabilità di rinunciare ai figli è più che doppia tra le donne. Finché avere un figlio significa rischiare la carriera, molte donne saranno costrette a scegliere:essere lavoratrice o essere madre?Il paradosso è che ilreddito della madre, spesso necessario per scegliere di avere un figlio, è proprio ciò che quella scelta mette a rischio.
L’ISTAT ha sviluppato unostudio per capire l’evoluzione dei progetti riproduttiviattraverso la costruzione delprimo registro longitudinale della fecondità in Italiahttps://demo.istat.it/app/?i=FE1&l=it che collega i dati dei registri di popolazione per seguire nel tempo i percorsi riproduttivi delle persone, che consente di confrontare le intenzioni di genitorialità dichiarate con le nascite realmente avvenute. Secondo lo Studio,solo il 42,8% delle donne che avevano dichiarato di volere con certezza un figlio nei tre anni successivi al 2016(il 6,4% del totale)lo ha effettivamente avuto. Anche trachi aveva risposto ” probabilmente sì” (19,1%), il desiderio si è realizzato solo nel 20,6% dei casi.
Il Rapporto descrive inoltre un Paese sempre più anziano e caratterizzato da uno squilibrio demografico crescente. Se da un latol’Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo(83,4 anni), dall’altroquesto primato rischia di mettere sempre più sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico, chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di giovani.
“Al 2050 per ogni 100 giovani fino a 14 anni ci saranno circa 300 over 65”, ha avvertitoFrancesco Maria Chelli, Presidente Istat.
Il problema dei prossimi anni, quindi, non riguarda il welfare in sé, ma la sua sostenibilità:la natalità non è una questione privata di chi desidera figli e non riesce ad averli, ma una condizione strutturale da cui dipende la tenuta dell’intero Paese.
Ridurre la distanza tra il “volere” e il “’potere”, si sottolinea nel Rapporto, significarisolvereuna delle principali sfide economiche, sociali e culturali del Paese, che può essere affrontata con un’alleanza che coinvolga Governi e opposizioni, imprese e sindacati, mondo della cultura, del Terzo settore e dell’associazionismo “per costruire insieme le condizioni che consentano alle nuove generazioni di scegliere liberamente di avere dei figli“.
