Nella giornata inaugurale di Ecomondo (Fiera di Rimini, 3-6 novembre 2026) hanno preso contestualmente avvio gli Stati Generali della Green Economy, giunti alla XV edizione, con la Relazione 2026 sullo Stato della Green Economy del Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS) Edo Ronchi, nel corso della sessione plenaria mattutina.
Lo stato della Green Economy in Italia registra più ombre che luci. L’Italia è un hot spot, sottoposta a gravi impatti della crisi climatica. Nel 2025, dopo anni di calo, le emissioni di gas serra sono aumentate; si confermano i ritardi delle rinnovabili rispetto agli obiettivi al 2030; l’Italia è prima in Europa per il consumo di acqua ed è uno dei Paesi europei a più alta dipendenza energetica dall’estero; mantiene un primato in economia circolare ma ancora poche sono le auto elettriche e insufficienti gli investimenti nel trasporto pubblico locale, la superficie dedicata all’agricoltura biologica nel 2025 è diminuita ma cresce la DOP economy, le città italiane mostrano vivacità nella transizione ecologica.
La fotografia dell’Italia delle green economy è contenuta nellaRelazionesullo Stato della Green Economy 2026presentata dal Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile (FoSS) in apertura degliStati Generali della Green Economy (3-4 novembre 2026), giunti alla XV edizione e aperti questa mattina a Ecomondo (Fiera di Rimini, 3-6 novembre 2026), subito dopo laCerimonia inaugurale.
“La Relazione sullo Stato della Green economy del 2024 registra un aggravamento della crisi climatica, molto rapido in Italia, confermando che questo aggravamento resta la principale sfida che dobbiamo affrontare– ha dichiaratoEdo Ronchi, Presidente della FoSS, che ha coordinato il gruppo di esperti che hanno curato l’annuale Rapporto –Alcune cose si stanno facendo e alcuni risultati ci sono: le emissioni di gas serra sono diminuite, le rinnovabili elettriche hanno ripreso a crescere e facciamo passi avanti anche nella circolarità della nostra economia. Ma è ancora troppo poco, non solo perché la sfida è globale e di vasta portata, ma perché non remiamo insieme, tutti nella stessa direzione. Alcuni rallentano l’impegno in questo cambiamento per altri obiettivi e altre priorità, così il quadro complessivo della transizione ecologica, risulta variegato, con alti e bassi, con poco slancio, con difficoltà, al di sotto dei suoi potenziali”.
In sintesi, lo stato delle tematiche strategiche della Green Economy in Italia
Crisi climatica
L’Italia è al centro dell’hot-spot climatico del bacino Mediterraneo, ed è esposta particolarmente agli impatti della crisi climatica. Negli ultimi 50 anni la temperatura media è aumentata di oltre 2 °C, molto di più della media globale.Il bollino rossoindica emergenza per la salute anche per le persone sane e impatti pericolosi per i soggetti vulnerabili, nell’estate 2026 ha interessato in modo simultaneo e prolungato città di tutta Italia, con diffusione e durate mai viste negli anni passati. Nel 2025 sono stati registrati oltre 2.300 eventi climatici estremi.
Emissioni di gas serra
L’impegno climatico dell’Italia è inadeguato. Proseguendo così non raggiungerà il target al 2030.Nel 2025 sono aumentate le emissioni di gas serra e nel 2026 stanno diminuendo di poco.Dal 2015 al 2024 l’Italia ha realizzato un taglio medio annuo di gas serra di 7 Mton. Per raggiungere il suoobiettivo, fissato dal PNIEC 2030, l’Italia dovrebbe tagliarle di 14 Mton all’anno dal 2026(il doppio di quanto fatto negli ultimi anni).
Fonti energetiche rinnovabili
Nel 2025 l’Italia conferma i ritardi sugli obiettivi recepiti dal PNIEC per il 2030. Il PNIEC indica iltarget per l’Italia del 39,4% di rinnovabilisul totale dell’energia consumata (per elettricità, calore e carburanti), nel2024 era solo al 19,6%, meno della media europea del 25,2%. Nel 2024 in Italia solo il20% dei consumi energetici per riscaldamento e raffrescamento veniva da rinnovabili, ben lontano dall’obiettivo del PNIEC del35,9%. Nel 2024 in Italia solo il 10% dei consumi del settore trasporti veniva da rinnovabili, meno di un terzo dell’obiettivo del 34,2% al 2030.Nel 2025 solo il 47% dell’elettricità veniva dalle rinnovabili,con il target del PNIEC del 70% al 2030. Nel 2025 sono stati installatisolo 7,2 GWdi rinnovabili (Germania 23,3 GW, Spagna 10,8 GW).Per raggiungere il target PNIEC si dovrà aumentare l’installazione annua a 10 GW.
Consumi di energia
L’Italia resta fra i Paesi europei a più alta dipendenza energetica dall’estero che da alcuni annisi è attestata su una media di circa il 74%,ben più alta dellamedia UE di circa il 57%. L’intensità energetica(il consumo interno lordo in rapporto al PIL), dell’Italia è di 72 tep/ M€ nel 2024,decisamente meglio della media dell’UE, pari a 85 tep/M€. Il consumo di energia per unità di PIL si è ridotto del 30% in 20 anni, meno rispetto alla media europea, del 36%, meno di Spagna e Francia del 36% e della Germania del 42%.
Circolarità dell’economia
Troppoalta la dipendenza dalle importazioni di materiali: nel 2025 è stata del 47,1%, la media UE del 22,1% e della Germania del 39,7%. Buone le performances in circolarità. La produttività delle risorse nel 2025 nella UE è stata di 3 € di Pil/ ogni kg, in Italia di 4,6 €/kg, in Germania di 3,9, in Francia e Spagna a 3,8 €/ kg. Iltasso di utilizzo circolare di materia dell’Italia nel 2024 è stato del 21,6%, della UE del 12,2%, della Francia del 17,8% e della Germania del 14,8%. Nel 2022 l’UE ha riciclato il 41% dei rifiuti, l’Italia l’86%, la Germania il 44%, la Francia il 52%. Nel 2025 l’Italia ha riciclato il 77,3% dei rifiuti d’imballaggio.
Consumi idrici
L’Italia è il paese europeo che consuma più acqua per uso civile e per uso industriale, ed è alsecondo posto per i prelievi per usi agricoli, dopo la Spagna. La disponibilità di acqua per abitante all’anno in Italia, con circa 2.260 m³è meno della metà della media UE. Il cambiamento climatico, secondo IISPRA, ha contribuito a ridurre del 20% la disponibilità idrica rispetto agli inizi del Novecento. Nell’estate del 2024 circa il 40% del territorio nazionale è stato colpito da siccità. La rete idrica italiana disperde oltre il 40% dell’acqua immessa. Secondo stime ENEA, il riutilizzo delle acque depurate in Italia è solo al 4%, sebbene il potenziale di recupero idrico nazionale potrebbe raggiungere il 23%.
Mobilità sostenibile
Nel 2025 il parco circolante migliora, calano diesel e benzina, crescono ibride e elettriche. Anche nel primo semestre del 2026, la quota della vendita di auto ibride è passata, rispetto allo stesso periodo del 2025, dal 44,4% al 49,7%, di quelle elettriche plug-in dal 5,3% al 9% e a batteria dal 5,2% all’8,4% (complessivamente hanno raggiunto il 17,4%). La vendita delle auto a benzina è scesa dal 26% al 19,7% e quelle diesel dal 10% al 6,8%. Tra il 2015 e il 2025 ilFondo Nazionale Trasporti, che finanzia il trasporto pubblico locale e regionale, è cresciuto nominalmente solo del 6%, main termini reali è sceso del 13,5% nel 2025, così da essere di 660 milioni in meno del 2015.
Agricoltura
Nel 2025, anche se per una sensibile crescita dei prezzi, il valore aggiunto è aumentato, i volumi di produzione dell’agricoltura sono rimasti pressoché invariati, con differenze tra le diverse colture. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ci sono state perdite di produzione agricole causate dalla crisi climatica:la siccità rappresenta la causa del 54% delle perdite, le precipitazioni molto intense del 21%. Per la prima volta in 10 anni, learee certificate e in conversione dell’agricoltura biologica sono calate (-5,4% rispetto al 2024). Tra il 2015 e il 2024 la superficie delle coltivazioni biologiche era cresciuta del 59,3%. Sicilia e Puglia restano le regioni a più alta densità biologica. Increscita la DOP economy, il valore totale delle produzioni DOP e IGP ha raggiunto i 20,7 miliardi.
Città
Crescono l’interesse e le iniziative per la transizione ecologica in diverse città italiane. Col PNRR in molte città sono state realizzate misure di adattamento climatico. Si stanno diffondendoi rifugi climatici.Spesso sono accompagnati con misure per mitigare le isole di calore-Si segnalano gli interventi per le “città spugna”, per assorbire e gestire l’acqua piovana intensa con superfici de-impermeabilizzate, meglio se verdi; accumulandole in aree predisposte – urbane e periurbane (vasche, laghetti, zone umide) – in modo che siano anche riutilizzabili nei periodi di scarsità idrica e contribuiscano a mitigare gli effetti delle isole di calore.
