AcquaRisorse e consumi

L’acqua coltiva la pace: perché il futuro passa da una risorsa che continuiamo a dare per scontata

Dalla siccità alle alluvioni, passando per la tutela del territorio e la produzione agricola: perché la corretta gestione dell’acqua è una delle questioni più importanti per il futuro, non solo del nostro Paese.

Ci sono parole che, a forza di essere pronunciate, rischiano di perdere significato.Acquaè una di queste. La usiamo ogni giorno senza pensarci. Apriamo un rubinetto, riempiamo una bottiglia, annaffiamo un giardino, prepariamo il caffè.

Eppure, dietro quel gesto apparentemente banale esiste una rete immensa, fatta diinfrastrutture,manutenzione,competenze tecniche,pianificazioneeresponsabilitàcollettiva.

Soprattutto, esiste una verità che negli ultimi anni sta diventando sempre più evidente: l’acqua non è soltanto unarisorsa naturale. È un elemento che incidesulla stabilità economica, sullasicurezza dei territori, sullaproduzione alimentaree persino sullaconvivenza tra le persone.

Una definizione che può sembrare poetica, ma che in realtà racchiude una riflessione molto concreta. Perché oggi parlare di acqua significa parlare del nostro presente e, soprattutto, del nostrofuturo.

Significa interrogarsi su come stiamo gestendo una risorsa che per decenni abbiamo considerato scontata e che invece si sta rivelando uno dei temi più delicati del nostro tempo.

Quando si parla dicrisi idrica, il pensiero corre immediatamente allasiccità. Alle immagini dei laghi in secca, dei campi aridi, delle restrizioni estive. Eppure, il problema italiano non è soltanto la scarsità delle precipitazioni.

Anzi. Il nostro Paese riceve ancora enormi quantità d’acqua ogni anno. Il vero nodo è un altro: non siamo sufficientemente attrezzati per trattenerla quando arriva. L’acqua cade, spesso in modo violento e concentrato, e finisce rapidamente verso il mare.

Il risultato è un cortocircuito che conosciamo bene: mesi caratterizzati da piogge intense e alluvioni vengono seguiti da periodi nei quali alcune aree del Paese si ritrovano a fare i conti con gravi carenze idriche.

È una contraddizione che racconta molto del rapporto che abbiamo costruito con il territorio. Per anni abbiamo creduto che l’acqua fosse una presenza garantita, una sorta di diritto naturale sempre disponibile. Oggi scopriamo che non è così. Oggi comprendiamo che la disponibilità dell’acqua dipende dalla capacità di conservarla, distribuirla e gestirla con intelligenza.

Uno degli aspetti più interessanti emersi dal confronto riguarda proprio il cambiamento delle precipitazioni. L’espressione utilizzata dai tecnici è semplice ma efficace: “piove male”. Non significa necessariamente che piova meno rispetto al passato. Significa che le piogge sono sempre più concentrate, imprevedibili e distribuite in modo irregolare.

Forse il passaggio più significativo riguarda il diverso approccio con cui affrontiamo questi problemi. In Italia siamo molto bravi nelle emergenze. Quando arriva una calamità, il sistema si mobilita rapidamente. Ma continuare a inseguire le emergenze significa accettare costi economici e sociali enormemente superiori rispetto a quelli che deriverebbero da una seria programmazione preventiva.

Molti cittadini ignorano completamente il lavoro svolto daiConsorzi di bonifica.
Eppure, si tratta di una realtà che gestisce una parte enorme del territorio nazionale. Sono infrastrutture che raramente conquistano le prime pagine dei giornali. Ci accorgiamo della loro esistenza soltanto quando qualcosa non funziona. Eppure, rappresentano una delle colonne portanti della nostra sicurezza idrica.

Qual è la funzione e il lavoro dei Consorzi di bonifica? Qual è il quadro attuale delle infrastrutture idrauliche nel nostro Paese? Quali sono le principali problematiche del settore? Quanto pesa, in questo ambito la crisi climatica e quali strategie di mitigazione si stanno perseguendo? Nella gestione sostenibile del bene- acqua come passare da una logica di emergenza ad una di prevenzione?

Abbiamo rivolto le nostre domande alla Dott.ssaCaterina Truglia, vicedirettriceANBIAssociazione Nazionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio Acque Irrigue, nel corso di una nostra puntata diDiamo Voce all’Ambiente(disponibile a questolink), che ha preso le mosse dalla presentazione della26° edizionedellaSettimana Nazionale della bonifica e della irrigazione, celebrata dal 16 al 24 maggio scorso.

Quando si parla di acqua si tende a pensare esclusivamente al consumo domestico. In realtà una parte fondamentale della questione riguarda l’agricoltura. Ogni alimento che arriva sulle nostre tavole racconta una storia che passa inevitabilmente dall’acqua. Non esiste produzione agricola senza disponibilità idrica. Non esiste qualità alimentare senza una gestione attenta di questa risorsa.

C’è però anche una nota incoraggiante. Negli ultimi anni qualcosa sembra essersi mosso nella percezione collettiva. Una maggiore consapevolezza sta lentamente entrando nella vita quotidiana delle persone. Significa che il tema dellatutela dell’acquanon appartiene più soltanto agli specialisti o agli amministratori, ma sta diventando patrimonio comune.

L’acqua coltiva la pace” non è soltanto l’azzeccato slogan dellaSettimana Nazionale della bonifica e della irrigazione, è una visione.

Laddove l’acqua è gestita correttamente si generanostabilità,sviluppo economico,sicurezza alimentareequalità della vita. Dove invece la gestione è insufficiente aumentano tensioni, disuguaglianze e difficoltà tra territori e comunità.

Per questo parlare di acqua significa parlare anche di futuro. Significa interrogarsi sul Paese che vogliamo costruire. Un Paese capace di guardare oltre l’emergenza, di investire nella prevenzione e di riconoscere il valore di ciò che troppo spesso consideriamo scontato.

Per saperne di più e visionare la puntata completa: “Quando l’acqua coltiva la pace” si rimanda a questolinksul canale You Tube di Touch Play.

Eleonora Giovannini

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