Il recente IV Rapporto sullo stato delle acque a cura dell’ISPRA offre un quadro nazionale aggiornato. I dati mostrano una situazione articolata, con elementi incoraggianti ma anche criticità che richiedono interventi costanti e una pianificazione di lungo periodo.
Quando si parla diacqua, il pensiero corre quasi sempre a quella che arriva nelle nostre case.
In realtà ilpatrimonio idricoitaliano è molto più ampio e comprendefiumi,laghi,falde sotterranee,acque di transizioneearee costiere.È da questo insieme di ecosistemi che dipende l’equilibrio ambientale del Paese e, di conseguenza, anche la nostraqualità della vita.
Il recenteIV Rapporto sullo stato delle acquea cura dell’ISPRAoffre un quadro nazionale aggiornato che invita ad andare oltre gli slogan. I dati mostrano una situazione articolata, conelementi incoraggianti ma anche criticitàche richiedonointerventi costantie unapianificazione di lungo periodo.
Ne abbiamo parlato conClaudia Vendetti, Tecnologa ISPRA del Dipartimento Monitoraggio e tutela dell’ambiente e la conservazione della biodiversitàin una recente intervista per il nostro format Diamo Voce all’Ambiente, disponibile a questolink.
Secondo il monitoraggio nazionale, circa il43,6%dei corpi idrici superficiali raggiunge unbuono stato ecologico, mentre il75%presenta unbuono stato chimico. Per quanto riguarda le acque sotterranee, circa il79%risulta inbuono stato quantitativoe il70%inbuono stato chimico.
Numeri che non autorizzano facili entusiasmi ma che raccontano un sistema di monitoraggio oggi molto più completo rispetto al passato. Il vero progresso, infatti, riguarda anche laconoscenzadelterritorio: sono diminuiti in modo significativo i corpi idrici per i quali mancavano dati sufficienti, consentendo una fotografia molto più attendibile della situazione italiana.
Non basta misurare l’acqua: bisogna capire cosa la modifica
Lo stato di salute di un corso d’acqua non dipende da un solo fattore. È il risultato di numerose pressioni che, sommandosi nel tempo, modificano gli equilibri naturali.
Tra le principali emerge l’inquinamento diffuso di origine agricola, con particolare riferimento aifertilizzantie ainitratiche raggiungono fiumi e falde.
Accanto a questo si collocano lemodifiche fisicheapportate dall’uomo ai corsi d’acqua. Dighe, sbarramenti, rettificazioni degli alvei e opere idrauliche, pur rispondendo a esigenze energetiche, irrigue o di sicurezza, alterano la naturale dinamica dei fiumi e la continuità degli ecosistemi.
Un ulteriore elemento è rappresentato dagliscarichi delle acque refluee dall’intensità deiprelievi idrici, che in alcune aree compromettono il naturale equilibrio delle risorse disponibili.
Per le falde sotterranee, oltre ai nitrati, assume particolare rilievo il cosiddetto bilancio idrico: quando l’acqua prelevata supera quella che la natura riesce a reintegrare, il sistema entra progressivamente in sofferenza.
Il cambiamento climatico accelera processi già in corso
Gli effetti delcambiamento climaticonon rappresentano un problema separato, ma si sommano alle criticità già presenti.
L’aumento delle temperature incrementa l’evapotraspirazione e riduce la disponibilità della risorsa idrica. Le precipitazioni sempre più concentrate in brevi periodi favoriscono fenomeni di dilavamento che trasportano sostanze inquinanti nei corsi d’acqua. Le alluvioni modificano gli equilibri degli ecosistemi, mentre i lunghi periodi di siccità riducono la capacità naturale di rigenerazione.
Anche lungo le coste stanno emergendo fenomeni sempre più evidenti di intrusione salina. Quando le falde vengono sfruttate oltre la loro capacità di ricarica, l’acqua marina penetra progressivamente nell’entroterra, compromettendo la qualità delle risorse idriche sotterranee.
Sono processi lenti, spesso invisibili, ma destinati a incidere in modo significativo sulla disponibilità futura dell’acqua.
Gli inquinanti che richiedono maggiore attenzione
L’attività di monitoraggio individua alcune sostanze che continuano a rappresentare elementi di criticità.
Per le acque superficiali si segnalano in particolare ilmercurioe i suoi composti,il benzo(a)pirene, alcunifitofarmacie ilnichel.
Nelle acque sotterranee restano invece particolarmente rilevanti initratie itrialometani, indicatori che riflettono sia l’attività agricola sia alcune dinamiche legate al trattamento e all’utilizzo delle risorse idriche.
Ogni tipologia di ambiente acquatico presenta caratteristiche differenti e richiede quindi controlli specifici e strategie mirate.
Il traguardo del 2027
La Direttiva Quadro sulle Acque dell’Unione Europea ha fissato il 2027 come termine entro il quale gli Stati membri dovranno raggiungere gli obiettivi ambientali previsti.
L’Italia ha compiuto passi avanti, soprattutto nella qualità del monitoraggio e nella raccolta dei dati. Tuttavia, il percorso non può considerarsi concluso.
Ridurre le pressioni sui corpi idrici significa programmare interventi che coinvolganoagricoltura,gestione del territorio,pianificazione urbana,industriae utilizzo della risorsa idrica. Significa anche investire nellaprevenzione, evitando di affrontare ogniemergenzacome un evento isolato.
L’acqua non è soltanto una risorsa naturale. È l’elemento che tiene insieme ecosistemi, attività economiche e salute pubblica. Per questo motivo la sua tutela non può limitarsi alle situazioni di crisi, ma deve diventare una scelta continua, sostenuta dalla conoscenza scientifica e da politiche capaci di guardare oltre l’immediato.
Per approfondire si rimanda alla puntata: “La salute delle acque superficiali e sotterranee in Italia” conClaudia Vendetti,Tecnologa ISPRA del Dipartimento Monitoraggio e tutela dell’ambiente e la conservazione della biodiversità;disponibile a questolink.
Eleonora Giovannini
