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Pace nel mondo: al livello più basso dalla II Guerra Mondiale

Il Global Peace Index (GPI) 2025 dell’Institute for Economics & Peace (IEP) rivela un continuo declino della pace globale, con molti indicatori chiave che precedono i grandi conflitti a livelli più alti. L’aumento delle vittime nei conflitti, l’accelerazione delle tensioni geopolitiche e l’assertività delle potenze medie stanno guidando la “Grande Frammentazione”, una radicale riorganizzazione dell’ordine globale e l’emergere di una nuova era geopolitica.

La pace globale ha raggiunto il livello più basso da quando è iniziata la redazione del GPI dello IEP, mentre le condizioni che precedono un conflitto sono le peggiori dalla Seconda guerra mondiale.

È quanto emerge dalGlobal Peace Index (GPI) 2025, pubblicato dall’Institute for Economics & Peace(IEP), think tank internazionale con quartiere generale a Sidney e uffici sparsi nei vari continenti, che ha per mission di indirizzare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla pace quale misura positiva, che monitora23 indicatori, dai conflitti esterni e dalla spesa militare alle misure di sicurezza come terrorismo e omicidio,  ciascuno ponderato su una scala da 1 a 5. Più basso è il punteggio, più pacifico è il Paese.

Secondo lo IEP, il mondo è a un punto di svolta e il numero di conflitti tra Stati è aumentato con altri tre scoppiati solo quest’anno. I conflitti sono più difficili da vincere e sempre più costosi; allo stesso tempo, gli investimenti globali nella prevenzione dei conflitti si sono drasticamente ridotti.Nel 2024, 87 Paesi hanno registrato un peggioramento della loro pace, rispetto ai 74 che hanno registrato un miglioramento.

Oltre all’immensa sofferenza umana,i conflitti rappresentano un onere economico sostanziale a causa degli sfollamenti, delle interruzioni degli scambi commerciali, dell’incertezza economica e della distruzione delle infrastrutture. L’impatto economico globale della violenza ha raggiunto i19,97 trilioni di dollari nel 2024, mentre iPaesi più colpiti dai conflitti hanno registrato cali del PIL fino al 30% in un solo anno. La spesa globale per ilmantenimento della pace, rispetto alla spesa militare, è al livello più basso degli ultimi due decenni: solo lo 0,52% della spesa militare totale nel 2024.

Peraltro, un’analisicondotta da un gruppo internazionale di ricercatori affiliati di varie organizzazioni e istituzioni accademiche, ha evidenziato in che modo ilrapido aumento della spesa militare globale minacci l’azione per il clima, minando la nostra sicurezza collettiva.

“Il concetto di ‘guerre eterne’ è più reale che in qualsiasi altra fase della storia– ha dichiaratoSteve Killelea, Fondatore e Presidente Esecutivo dello IEP –il Global Peace Index di quest’anno mostra che il mondo si trova a un punto di svolta critico, con una frammentazione globale in forte aumento. Questo è dovuto all’ascesa delle potenze di medio livello, alla competizione tra le grandi potenze e ai livelli insostenibili di debito nei Paesi più fragili del mondo. Ciò sta portando a un riallineamento fondamentale e a un possibile punto di svolta verso un nuovo ordine internazionale, la cui natura è ancora incomprensibile“.

La concentrazione dell’influenza e del potere a livello globale si sta spostando, con le potenze di medio livello che stanno diventando più attive e influenti nelle rispettive regioni grazie alla crescente ricchezza. Ciò ha portato a una frammentazione dell’influenza e a una crescente competizione, spesso tra loro. Lerelazioni con i Paesi vicini si sono notevolmente deteriorate nell’ultimo decennio, con 43 paesi in peggioramento e solo 10 in miglioramento.

Attualmente,34 Paesi esercitano un’influenza geopolitica significativa su almeno un’altra nazione, rispetto ai soli 13 della fine della Guerra Fredda. Paesi come Arabia Saudita, Turchia, India, Emirati Arabi Uniti, Israele, Sudafrica, Brasile e Indonesia sono diventati influenti potenze regionali. Ad aggravare la frammentazione, lepratiche commerciali restrittive sono triplicate, raggiungendo oltre 3.000 misure nel 2023. LaCina ha registrato il maggiore aumento di influenza dalla Guerra Fredda, ma sembra essersi stabilizzata, con il suodebito lordo che è salito a quasi il 300% del PIL e gli investimenti diretti esteri (IDE) in drastico calo, al livello più basso degli ultimi 20 anni.

L’Europa occidentale e centrale rimane la regione più pacifica a livello globale,con l’Islandache si conferma il Paese più pacifico al mondo, una posizione che detiene dal 2008, seguita in cima alla classifica daIrlanda,Austria,Nuova ZelandaeSvizzera. L’Italiasi colloca al 33° posto, guadagnando una posizione.

 Leeconomie europee stanno vivendo una crescita lentae con la riduzione degli aiuti esteri e l’attuale arretramento globale della democrazia,la loro influenza sta diminuendo. Francia e Regno Unito hanno registrato i maggiori cali di influenza.

Per laprima voltada quando viene redatto il Global Peace Index, laRussia è il Paese meno pacifico al mondo, seguita daUcraina,Sudan,Repubblica Democratica del CongoeYemen. Laspesa militare dell’Europa è quasi quattro volte superiore a quella della Russia, eppure la sua capacità militare complessiva è solo di un terzo superiore. Con l’aumento dei bilanci della difesa, che distolgono fondi da sanità e istruzione, iGoverni rischiano di esacerbare tensioni sociali già elevate. La priorità dell’Europa dovrebbe essere l’efficienza e l’integrazione, non i livelli di spesa. Senza una visione strategica unificata e sistemi di comando integrati, il loro potenziale di difesa rimane irrealizzato: “L’Europa deve cercare di bilanciare le esigenze di difesa con la coesione interna”, sottolinea ilComunicato-stampadello IEP.

Inoltre, ben8 dei 10 maggiori Paesi esportatori di armi pro capite sono democrazie europee, tra cui Francia, Svezia, Italia, Paesi Bassi, Germania e Norvegia.

L’America Centro-Settentrionaleha registrato il secondo calo più significativo, con ilCanadache ha registrato il calo più significativo nella regione, principalmente a causa del deterioramento dell’indicatore delle relazioni con i Paesi limitrofi a seguito delle crescenti tensioni con l’Amministrazione Trump. Ilpunteggio degli Stati Uniti non è cambiato; tuttavia, i futuri cali sono probabilmente dovuti all’aumento delle tensioni politiche e alla crescente polarizzazione. Dal 2020 negli Stati Uniti si sono verificate oltre 1.500 manifestazioni violente, di cui 51 registrate dalle ultime elezioni federali.

La regioneMENA(Medio Oriente e Nord Africa)rimane la meno pacifica del mondo, con quattro paesi classificati tra gli ultimi dieci nella classifica GPI: Sudan, Yemen, Siria e Israele.

L’Africa subsaharianarimane la regione con ilmaggior numero di paesi coinvolti in conflitti, con 35 paesi su 43 coinvolti in un conflitto negli ultimi cinque anni, un aumento significativo rispetto ai soli sette del 2008. Il rapporto tra il servizio del debito pubblico e le entrate statali dell’Africa subsahariana è particolarmente preoccupante, con oltre il 40%.Questi Paesi sono tra i più fragili al mondo.

IlSahel rimane l’epicentro globale del terrorismo. L’Africa Corpscontinua a rafforzare la sua presenza nella regione con importanti spedizioni di armi in Mali, classificatosi al 154° posto, evitando le sanzioni occidentali mentre i resti del gruppo Wagner si ritirano. Le spedizioni includono carri armati, veicoli blindati, artiglieria e aerei.

L’Asia meridionaleha registrato il maggiore deterioramento della pace, causato dalle misure repressive inBangladeshe dai disordini civili e dal conflitto in Pakistan. Il Kashmir illustra chiaramente il rischio di un’escalation del conflitto, con unattacco terroristico nell’aprile 2025 che ha portato l’India e il Pakistan, dotati di armi nucleari, sull’orlo di una guerra aperta.

L’unica regione a registraremiglioramenti è l’America Meridionale, con il Perù che ha registrato il miglioramento più significativo, trainato dalla riduzione dei disordini civili.

Lo IEP, infine, evidenzia come lanatura mutevole della tecnologia stia modificando radicalmente le dinamiche dei conflitti, rendendo la guerra più accessibile e prolungata. Ilnumero di aziende che producono droni è aumentato da 6 nel 2022 a oltre 200 nel 2024. L’Ucraina produrrà oltre 2,5 milioni di droni nel 2025. La prossima generazione di droni sarà potenziata dall’intelligenza artificiale e in grado di navigare autonomamente, coordinare sciami e puntare con precisione. Il conflitto in Ucraina è diventato un banco di prova per questa nuova guerra, con gli attacchi con droni da parte delle forze ucraine aumentati di oltre 127 volte dall’inizio della guerra.

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