Circular economy

Usato: il documento programmatico della Rete ONU

L’Associazione degli operatori dell’usato ha presentato una Piattaforma programmatica con 10 istanze per dare valore al settore del riutilizzo in Italia, che nonostante l’enorme impatto ecologico ed economico (circa 2.900 negozi in conto terzi e oltre 60.000 ambulanti che rimettono in circolazione centinaia di migliaia di tonnellate di beni all’anno) non viene formalmente coinvolto come prevedono leggi vigenti.

In occasione del webinar “Il riutilizzo ai tempi dell’economia circolare”, organizzato daRete ONU(Operatori Nazional Usato), l’Associazione che rappresenta iwaste pickersitaliani, svoltosi il 29 ottobre 2026, il PresidentePietro Luppiha presentato la “Piattaforma Rete ONU 2026. Le istanze degli operatori dell’usato”, documento che presenta le istanze approvate dal Direttivo di Rete ONU,con le relative motivazioni.

I numeri del settore
Le stime disponibili coprono i due maggiori comparti del settore:
–i negozi dell’usato in conto terzi, rilevati daISPRAnel rapporto sul riutilizzo trasmesso all’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA);
– gliambulanti dell’usato, stimati in una più recente ricerca compiuta daMatteo Saltalippie Luppi con il supporto dellaSt Andrews University(GB),
A questi due comparti principali si aggiungono glienti dell’economia sociale, icentri per il riutilizzo, glienti caritatevolie lebotteghe di rigatteria(queste ultime in via d’estinzione, con la maggior parte degli operatori migrata, nell’ultimo trentennio, verso le modalità conto terzi o ambulante). Sono segmenti di dimensioni minori, probabilmente qualche migliaio di tonnellate l’anno in tutto. Hanno però un alto valore simbolico, sociale e culturale, oltre che un forte radicamento territoriale, e Rete ONU li considera un ambito da tutelare al pari degli altri comparti del settore. Lepiattaforme online, ampiamente sopravvalutate e gonfiate da stime di dubbia metodologia, non esistono in parallelo all’economia reale dell’usato, ma ne sono un inconsapevole veicolo commerciale, a causa di uno scarso enforcement delle norme che limitano l’accesso ai professionisti.

“Nonostante i numeri il coinvolgimento degli operatori del riutilizzo, previsto in principio dalle norme europee e nazionali, continua tutt’oggi a rimanere un principio non applicato– ha affermato Luppi –e la Legge 13/2009 sulla valorizzazione ecologica dei mercati dell’usato resta lettera morta”.

Le istanze di Rete ONU

  1. Fiscalità.  Rete ONU rivendicail principio dell’azzeramento dell’IVAsui beni usati e sui servizi a essi collegati, a fronte di regimi vigenti che sono scarsamente applicati dagli operatori in ragione della loro complessità e inadeguatezza, e come forma di incentivo e agevolazione per un lavoro ambientale che oggi non viene sostenuto in alcun modo.IVA al 5% su tutti i beni usati e i servizi collegati, come già avviene per arte, antiquariato e collezionismo.
  2. Tariffe sui rifiuti e Centri di Raccolta. Nei territori in cui lavorano, gli operatori del riutilizzo, anziché essere coinvolti attivamente nelle politiche ambientali e nella gestione dei rifiuti, tendono a essere tenuti ai margini del sistema, o addirittura a esserne vessati.Agevolazioni TARI per chi previene i rifiuti;libero conferimento ai centri di raccolta, con tracciabilità semplificata, dell’invenduto e dei residui degli operatori dell’usato; avvio dei beni usati conferiti alle filiere del riutilizzo.
  3. Riconoscimento e rappresentanza. Nonostante in via di principio le nuove norme tendano a includere gli operatori del riutilizzo come soggetto di filiera da coinvolgere in accordi quadro e concertazioni, Rete ONU ha preso atto di una tendenza a escluderli dai tavoli, favorendo a volte, e in modo arbitrario, solo specifici segmenti.Rappresentanza per legge ai tavoli, codici ATECO adeguati e un albo ufficiale dei riutilizzatori.
  4. Tracciabilità accessibile. Rete ONU sostiene con convinzione tutte le norme e politiche che incrementano la tracciabilità e trasparenza delle filiere di riutilizzo e di recupero dei rifiuti. Esige però che gli strumenti adottati a tal fine, soprattutto nell’ambito della tracciabilità, non siano esclusivamente progettati basandosi sulle esigenze delle imprese di dimensione più grande. Tali strumenti debbono poter essere agevolmente applicati anche dalle microimprese, e devono favorire l’emersione dei soggetti informali. Se invece diventano barriere d’accesso, un numero maggiore di operatori sarà spinto fuori dalla legalità. Strumenti accessibili e “a livelli”, che includano microimprese e soggetti vulnerabili invece di escluderli.
  5. Educazione, formazione e comunicazione. Rete ONU chiede che gli operatori dell’usato siano il principale riferimento delle politiche pubbliche di educazione al riutilizzo, analogamente a come i sistemi di raccolta differenziata sono il principale riferimento delle politiche pubbliche per il riciclaggio. Se i cittadini non vengono ricondotti a pratiche autentiche e solide ma solo a iniziative ludiche e simboliche, non si sta promuovendo realmente il riutilizzo.Operatori dell’usato come riferimento delle politiche di educazione al riutilizzo, coinvolti nelle campagne pubbliche e inseriti come fornitori nei Criteri Ambientali Minimi (CAM).
  6. Clausole sociali e soggetti vulnerabili. Rete ONU chiedetutele, agevolazioni fiscali e clausole sociali per chi lavora nel riutilizzo coinvolgendo persone vulnerabili, inclusi iwaste pickers, e percorsi di riconoscimento tramite i servizi sociali del territorio.
  7. Raccolta e comunicazione dei dati. Rete ONU chiede che siano raccolti e resi disponibili dati pubblici e disaggregati sui beni durevoli. In concreto, l’associazione chiede che nei Rapporti sulla Gestione dei Rifiuti di ISPRA siano incluse sezioni riguardanti: il settore del riutilizzo e le sue performance, riconoscendo il suo ruolo chiave nella prevenzione dei rifiuti; i rifiuti di beni durevoli raccolti, trattati, preparati per il riutilizzo e riciclati.Nei Rapporti ISPRA le rilevazioni siano estese ad ambulanti, mercati, cooperative ed enti di solidarietà.
  8. Tutela e promozione dei mercati. Rete ONU chiede l’applicazione della L. 13/2009, il diritto al libero scambio, regole chiare per le piattaforme online e la valorizzazione ecologica dei mercati dell’usato.Una normativa chiara su contraffazione e responsabilità delle piattaforme, che eviti il blocco arbitrario degli annunci di beni usati.
  9. Responsabilità estesa del produttore (EPR). Rete ONU chiede che nei regimi EPR la priorità del riutilizzo sia applicata in concreto e che le associazioni degli operatori del riutilizzo partecipino alle concertazioni e agli accordi quadro in quanto operatori di filiera la cui attività è riconosciuta come prioritaria nella gerarchia dei rifiuti.Priorità effettiva al riutilizzo, partecipazione ai tavoli, obiettivi quantitativi di riutilizzo in ogni decreto e tutela da ogni monopolio sulle raccolte.
  10. Riforme normative e procedurali. Rete ONU chiede una legge di riordino del settore e una revisione generale del tema del riutilizzo e preparazione per il riutilizzo nelle norme vigenti su rifiuti, centri di raccolta ed EPR, incluse le norme relative a frazioni specifiche (RAEE ecc.).Legge di riordino del settore;revisione del D.Lgs. 152/2006 (obiettivi di riutilizzo e di preparazione per il riutilizzo distinti e quantificati),del D.M. 91/2026 sui centri di raccolta, delD.M. 119/2023e delD.Lgs. 49/2014.

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