Dal rapporto “Musei di vetro”, l’indagine curata dal Censis sul rapporto degli italiani con i luoghi della cultura, emerge che i nostri connazionali hanno più di tutto a cuore l’investimento su se stessi, e che la stragrande maggioranza ritiene che spendere per le esperienze culturali sia più importante che acquistare beni di lusso, convinta che accrescere il proprio livello culturale possa aumentare le opportunità di lavoro e costruire la propria identità: vivere esperienze culturali definisce lo status sociale almeno quanto i parametri reddituali.
Il sistema museale italiano sta attraversando un passaggio di fase, secondo cui l’offerta culturale tende sempre più a configurarsi come dispositivo esperienziale, nel caso specifico dei luoghi della cultura. La mission storica di conservazione e trasmissione del patrimonio resta centrale; ma oggi, nella fitta filigrana degli scopi dei luoghi della cultura, emerge sempre più chiaramente il loro ruolo di spazi in cui l’attività culturale si intreccia con esperienza, benessere, partecipazione e relazione con i territori.
È quanto emerge con chiarezza dall’indaginedelCensis“Musei di vetro. Il nuovo rapporto degli italiani con i luoghi della cultura” sullapercezione dei luoghi della cultura in Italia, presentato A Roma il 28 maggio 2026 daGiorgio De Rita, Segretario generale Censis eNicoletta Diotallevi, Area Cultura Censis, nel corso di uneventotrasmesso in streaming.
Come cambia la missione dei luoghi della cultura. Una larga parte degli italiani (il43,1%) indica comemissione principale dei musei la conservazione del patrimonio artistico e la sua tutela. Seguono quanti ne riconoscono soprattutto ilruolo educativo e di trasmissione della conoscenza(34,9%).Per il15,3%degli intervistati, invece, i luoghi della culturadevono offrire un’esperienza piacevole da fruire nel tempo libero, mentresoltanto il 5,2% ritiene che debbano favorire inclusione, benessere e socialità all’interno delle comunità.
Il prezzo del biglietto è la prima barriera d’accesso. Tra il 2004 e il 2024, mentre la spesa complessiva delle famiglie per la cultura è diminuita del 33,9%,la spesa per le esperienze culturali(andare al cinema, a teatro, ai concerti, visitare mostre e musei)è aumentata del 36,0%, sfiorando 1,3 miliardi di euro. Ma sulla partecipazione dei cittadini pesano soprattutto il prezzo del biglietto, come segnalato dal 47% degli italiani, e la mancanza di tempo (28,6%). Il 24,8% è semplicemente disinteressato e il 17,8% lamenta una scarsa comprensione dei contenuti delle esposizioni.

Che cosa chiedono? Ingresso libero e visite guidate. Il 44% degli italiani indica l’ingresso libero tra le condizioni che migliorerebbero sensibilmente l’offerta dei luoghi della cultura. Le visite guidate si confermano tra le opzioni più apprezzate (38%). Per ora solo il 10,6% predilige strumenti esperienziali immersivi (gamification, proiezioni immersive, ecc.).
Il vero investimento è su sé stessi. L’89% degli italiani ritiene che spendere per le esperienze culturali sia più importante che acquistare beni di lusso. Per l’86,7% accrescere il proprio livello culturale può aumentare le opportunità di lavoro. L’83,5% lo reputa determinante per costruire la propria identità: vivere esperienze culturali definisce lo status sociale almeno quanto i parametri reddituali.

I musei d’impresa, tra memoria, territorio e brand. Oggi i musei d’impresa esprimono un potenziale di attrazione di pubblico molto elevato. Il 32,0% degli italiani ne ha già visitato uno e il 50,2% non lo ha mai fatto ma è interessato a farlo (i più curiosi sono gli adulti tra i 35 e i 64 anni, tra i quali si raggiunge il 58,9%). L’87,4% identifica nei musei d’impresa uno strumento al servizio della salvaguardia della memoria e dell’identità di un territorio. L’85,0% ritiene che possano valorizzare efficacemente il made in Italy e il saper fare italiano, eccellenza nel mondo. Per l’80,5% sono veicoli di trasmissione di competenze e mestieri alle giovani generazioni.
