Biodiversità e conservazioneFlora

Conifere europee: saranno le più colpite dai cambiamenti climatici

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori europei, tra cui italiani dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Isafom), rivela che, secondo le simulazioni effettuate, entro la fine del secolo fino al 25% delle foreste europee potrebbe andare incontro a un cambiamento della specie dominante,con le conifere che perderanno competitività, mentre le latifoglie saranno in espansione.

Il cambiamento climatico potrebbe modificare profondamente gli equilibri competitivi tra le principali specie arboree europee, favorendo alcune latifoglie decidue e penalizzando molte conifere che oggi dominano vaste aree del continente.

Lo rivela loStudioLoss of competitive strength in European conifer species under climate change”, pubblicato l’8 maggio 2026 sulla rivistaNature Communications Earth & Environmente condotto da un gruppo di ricercatori europei, tra cui gli italiani Alessio Collalti e Daniela Dalmonech dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Isafom), che rivela come, secondo le simulazioni effettuate, comeentro la fine del secolo fino al 25% delle foreste europee potrebbe andare incontro a un cambiamento della specie dominante, con potenziali ripercussioni sulla biodiversità, sulla capacità di assorbimento del carbonio, sulla produttività forestale e più in generale sulla fornitura di servizi ecosistemici.

Il lavoro rappresenta una delle più estese analisi mai realizzate sulla competizione tra specie forestali in Europa. Per investigare come il clima possa alterare i rapporti di forza tra gli alberi, il team ha utilizzato tecniche avanzate dideep-learningaddestrate su oltre135 milioni di anni di simulazione forestale, derivati da 17 modelli ecologici basati sui processi, sviluppati in oltre 13.000 località in tutta Europa. Il sistema di intelligenza artificiale è stato quindi utilizzato per proiettare su scala continentalecome cambierà la competitività di 9 tra le specie forestali più importanti d’Europa in differenti scenari climatici futuri.

Per superare queste limitazioni, è stato utilizzato un ampio set di dati armonizzato di simulazioni forestali, comprendente oltre 135 milioni di anni di simulazione provenienti da 17 modelli forestali basati sui processi, che coprono oltre 13.000 località in tutta Europa. Queste simulazioni racchiudono decenni di conoscenze ecologiche riguardanti la crescita degli alberi, la competizione e le risposte alla variabilità ambientale in condizioni locali.

I risultati mostrano che6delle nove specie forestali analizzateperdono competitività sotto scenari di cambiamento climatico, incluse tutte le principali conifere sempreverdi studiate. In particolare, specie chiave per la selvicoltura europea comeabete rosso,abete biancoepino silvestremostrano undeclino della propria forza competitiva, soprattutto nelle porzioni più calde e aride del loro areale. Al contrario, specie decidue comefaggioe farnia mostrano in molti contesti unamaggiore capacità di mantenere o addirittura incrementare la propria competitività.

Variazione della forza competitiva tra le condizioni climatiche attuali (1981-2010) e future (2071-2100) in diversi scenari climatici (RCP8.5 e RCP2.6). Fonte:NatureCommunications Earth & Environment, 2026

Le foreste europee non stanno semplicemente reagendo al cambiamento climatico in termini di crescita o mortalità: stanno cambiando gli equilibri ecologici che determinano quali specie riescono a prevalere nel lungo periodo– ha spiegatoAlessio Collalti, Responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale del Cnr-Isafom e coautore dello studio –La perdita di competitività di una specie rappresenta un segnale precoce di possibili cambiamenti nella composizione delle foreste, con conseguenze dirette sulla loro capacità di accumulare carbonio, utilizzare l’acqua e sostenere la biodiversità”.

Le simulazioni indicano che,nello scenario climatico più severo, circa 96 milioni di ettari di foreste europee potrebbero sperimentare un cambiamento della specie dominante entro il 2100. Le aree più vulnerabili coincidono soprattutto con grandi zone di transizione ecologica dove specie adattate a climi differenti entrano in competizione, come leregioni alpine, laScandinavia meridionaleeparte dell’area mediterranea.

Questo lavoro dimostra quanto sia importante integrare modelli ecologici di processo, dati climatici e intelligenza artificiale per comprendere la risposta degli ecosistemi forestali ai cambiamenti globali– ha aggiuntoDaniela Dalmonech, Ricercatrice del Cnr-Isafom –Le foreste sono sistemi complessi, e coglierne le dinamiche richiede strumenti capaci di osservare contemporaneamente processi biologici, climatici e interazioni tra specie su scale spaziali molto ampie”.

Variazione della forza competitiva di nove principali specie arboree europee in seguito ai cambiamenti climatici. Fonte:NatureCommunications Earth & Environment, 2026

Lo studio suggerisce inoltre chei cambiamenti più marcati interesseranno i margini più caldi degli areali delle specie, cioè quelle zone dove gli alberi già oggi vivono vicino ai propri limiti fisiologici. In questi contesti, un ulteriore aumento delle temperature e della frequenza degli stress idrici potrebbe accelerare la sostituzione delle specie attualmente dominanti.

Oltre al valore scientifico, i risultati hanno importanti implicazioni applicative.Le conifere rappresentano oggi oltre la metà delle foreste europee e costituiscono una componente fondamentale sia per l’industria del legno sia per il sequestro del carbonio atmosferico. Comprendere dove e quando tali specie potrebbero perdere competitività può aiutare gestori forestali, decisori politici e amministrazioni territoriali apianificare strategie di adattamento più efficaci.

Le decisioni selvicolturali prese oggi determineranno il volto delle foreste europee per i prossimi decenni– ha concluso Collalti –Identificare in anticipo le aree più vulnerabili consente di progettare foreste più resilienti, diversificate e capaci di continuare a fornire servizi ecosistemici essenziali in un clima che cambia”.

Lo studio evidenzia infinecome l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento chiave per integrare decenni di modellistica ecologica e trasformare conoscenze locali in proiezioni robuste su scala continentale, aprendo nuove prospettive per la ricerca e la gestione sostenibile degli ecosistemi forestali.

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