AgroalimentareCambiamenti climatici

Cereali: produzione 2026 in Europa in calo di 16,7 milioni di tonn.

Secondo un’analisi della Ong Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU), la produzione di cereali (grano, mais e orzo) in Europa ha registrato una perdita economica di 3,2 miliardi di euro, a causa delle ondate di calore e della grave siccità che hanno colpito il continente durante l’estate del 2026.

La riduzione complessiva della produzione agricola europea di cereali tra giugno e settembre per effetto del caldo estremo e siccità è pari a 16,7 milioni di tonnellate, una quantità equivalente all’intero raccolto di cereali attualmente previsto per Italia, Belgio e Paesi Bassi messi insieme. Ai prezzi attuali, questa perdita netta di cereali ammonterebbe a 3,2 miliardi di euro.

È quanto ha calcolato da Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU), una Ong britannica che promuove un dibattito informato sulle questioni relative all’energia e ai cambiamenti climatici, che ha pubblicato il 2 ottobre 2026 ilReport “Summer drought and heat impacts on European grain production”, basato sulle previsioni di settembre dell’associazione di categoriaCOCERAL, l’associazione europea che rappresenta il commercio di cereali, riso, mangimi, semi oleosi, olio d’oliva, oli e grassi e agrosupply, confrontate con le aspettative pubblicate di giugno per colture come grano, mais e orzo.

“Il caldo estremo e la siccità di quest’estate sono stati senza precedenti, costando all’Europa una produzione equivalente all’intera produzione di cereali di Italia, Belgio e Paesi Bassi messi insieme– ha affermatoTom Lancaster, Analista agricolo dell’ECIU –In un momento di incertezza geopolitica, il cambiamento climatico sta riducendo la capacità produttiva e la sicurezza alimentare del nostro continente, proprio quando meno ce lo possiamo permettere. Con l’Europa che si riscalda al doppio della media globale perdite climatiche come queste sono solo un segno di ciò che ci aspetta se non ci muoviamo più velocemente per ridurre le emissioni di gas serra a zero netto e riportare il nostro clima in equilibrio. Per salvaguardare la nostra sicurezza alimentare nel breve termine, tuttavia, i governi e le imprese dovranno investire nella salute del suolo e in altre misure di agricoltura rigenerativa per aumentare la resilienza delle aziende agricole europee di fronte a questi impatti climatici”.  

L’estate 2026 è stata l’estate più calda mai registrata per l’Europa occidentale, così come per ampie zone dell’Europa meridionale e centrale, come ha indicato ilreportdel Servizio Copernicus sui Cambiamenti Climatici (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF).certificato. NelRegno Unito,luglio è stato il più secco mai registrato in Inghilterra e Galles, aggiungendosi al caldo estremo di maggio e giugno che ha ridotto il raccolto di 3 milioni di tonnellate, con un costo per gli agricoltori di 527 milioni di euro o 452 milioni di sterline.

LaFranciaè stato il paese più colpito, con una perdita di 5,8 milioni di tonnellate (1,47 miliardi di euro), seguita dall’Ungheria(3,1 milioni di tonnellate/723 milioni di euro), dalRegno Unito(3 milioni di tonnellate/527 milioni di euro), dallaGermania(2,5 milioni di tonnellate/398 milioni di euro) e dallaSpagna (1,2 milioni di tonnellate/220 milioni di euro).

Solo i raccolti inRomania,Bulgaria,Svezia,Poloniae neiPaesi balticisono risultati migliori di quanto previsto in giugno, per un valore di circa 0,7 miliardi di euro.

“Quest’anno, nella mia azienda agricola, tutte le colture sono state colpite– ha dichiarato l’agricoltore francese di cerealiSébastien Neveux, che coltiva 300 ettari nella regione Borgogna-Franca Contea –Le colture invernali sono state le meno colpite, nonostante una perdita di resa del 25%. Ma per le colture primaverili ed estive, è semplicemente un disastro. I girasoli, ad esempio, hanno prodotto 0,7 tonnellate per ettaro invece delle solite 1,5-2 tonnellate, il che rappresenta una perdita del 60%. Con le ondate di calore che iniziano già a maggio, non riesco più a trovare una soluzione. Soprattutto perché questi impatti climatici si stanno aggravando sulle crisi geopolitiche che stanno facendo schizzare alle stelle i nostri costi. E, oltre a queste crisi ricorrenti, i prezzi di mercato sono troppo bassi per coprire i nostri costi di produzione”.

Gli agricoltori, infatti, devono affrontare anche prezzi elevati per il gasolio e i fertilizzanti. La combinazione direse inferiori e costi di produzione più elevati sta esercitando una pressione crescente sulla redditività del settore agricolo europeo.

Peraltro, le perdite non si sono limitate ai cereali. Come sottolineano lestimedel Centro Comune di Ricerca (JRC),i raccolti di soia nell’UE sono diminuiti del 15%, quelli di patate del 7% e quelli di barbabietola da zucchero dell’11%.

In alcune delle zone più colpite,i danni alle colture sono stati così gravi che la raccolta non è più considerata economicamente conveniente, lasciando alcuni campi abbandonati anziché essere raccolti.

Secondo unoStudio degli scienziati delWorld Weather Attribution(WWA)le ondate di calore di questa estate  50 anni fa sarebbero state praticamente impossibili senza il cambiamento climatico, indotto dalle emissioni di combustibili fossili.

In copertina: Campo di mais gravemente colpito da caldo e siccità a Üllő, Ungheria, 8 settembre 2026, foto di Bence Bussay (Fonte: JRC)

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.