Un importante rapporto congiunto di Hot or Cool Institute, Systems Transformation Hub, Wellbeing Economy Alliance e Club di Roma, affronta i limiti delle attuali politiche di sostenibilità dell’UE proponendo una ristrutturazione radicale delle priorità economiche e industriali, in cui regole, norme e incentivi sono concepiti per garantire qualità della vita e prosperità a tutti, in armonia con l’ambiente, come condizione predefinita.
Come possiamo realizzare un’economia circolare del benessere?
Il nuovoRapporto“Towards a Circular Wellbeing Economy. An Integrative Framework for Europe”, frutto della collaborazione traHot or Cool Institute,Systems Transformation Hub,Wellbeing Economy AllianceeClub di Roma, lanciato il 16 giugno 2026 nel corso di un webinar, esplorale strategie per collegare benessere ed economia circolare.
Nonostante le forti ambizioni politiche e un quadro legislativo ben sviluppato, latransizione verso un’economia circolare in Europa non sta accelerando. I guadagni in termini di efficienza in settori specifici sono spesso vanificati dall’espansione della produzione e dei consumi, con effetti di rimbalzo che erodono i progressi complessivi.
Nel 2024, secondo ilCircularity Gap Reportiltasso di utilizzo circolare dei materiali in Europa si attestava attorno all’11,8% – 12,2%, contro un obiettivo del 22,4% per il 2030. Una ragione strutturale risiede nel modo in cui la circolarità è stata definita e in ciò che è stata progettata per raggiungerla.
Finoral’economia circolare si è concentrata su soluzioni a valle, relative alla fine del ciclo di vita, come il riciclo e il recupero dei rifiuti, che sono tecnologicamente gestibili e quantificabili, ma limitate nel loro potenziale trasformativo, anzichéaffrontare la progettazione della produzione, i modelli di consumo e l’uso dei materiali prima e durante la fase di utilizzo.
L’economia del benessere offre un complemento rilevante e pratico.Un’economia del benessere è progettata per soddisfare i bisogni e i diritti di tutte le persone entro i limiti di un pianeta prospero, riorientando il successo economico da ristretti parametri di produzione e flusso di lavoro verso la qualità della vita, le fondamenta sociali e la salute ecologica.
Si basa su4 principi:
– lapredistribuzione dei benefici economici fin dalla fase di progettazione, anziché a posteriori;
– l’allineamento dell’attività economica con il valore sociale ed ecologico, guidato da uno scopo preciso;
– laprevenzione attraverso investimenti anticipati in infrastrutture sociali e ambientali;
– unagovernance partecipativa che garantisca la partecipazione democratica al processo decisionale economico.
Quando le strategie di economia circolare sono esplicitamente collegate a miglioramenti tangibili nella vita quotidiana –costi familiari più bassi,mobilità accessibile,alloggi migliori,occupazione locale significativaearia più pulita– ottengono un più ampio sostegno pubblico e diventano più facili da implementare su larga scala.La circolarità diventa il mezzo; il benessere diventa l’obiettivo.
Le sinergie più forti di un’economia circolare del benessere risiedono nella fase pre-utilizzo. Le 4 strategie R per un’economia circolare del benessere di rifiuto, ripensamento, riduzione,riparazionesi concentrano sui flussi di materiali nel punto di produzione e pre-produzione, dove il potenziale di prevenzione dei danni ambientali e sociali è maggiore e dove le possibilità di ripensare i modelli di business e la creazione di valore sono più ampie. Durante la fase di utilizzo, le strategie che prolungano la vita del prodotto, come ilriciclo,ilriutilizzo, lariparazione e larigenerazione, sono ad alta intensità di lavoro e radicate a livello locale, generando occupazione e distribuendo il valore economico in modo più ampio. Le strategie a valle, come ilriciclo e larestituzione, rimangono essenziali per una gestione responsabile del fine vita.
Per migliorare il processo decisionale e la responsabilità, sono necessarisistemi di misurazione integratiche colleghino l’uso dei materiali a risultati sociali quali accessibilità economica, salute, qualità del lavoro ed equità.Garantire che la transizione distribuisca i benefici in modo equo tra le diverse fasce di reddito, regioni e generazioni sarà fondamentale per la sua durata e legittimità sociale.
Quattro ulteriori strategieestendono il pensiero circolare agli ambiti culturali e sociali:
Reimmaginare: ridefinire il significato di una buona vita, spostando le aspirazioni dall’accumulazione alla cura, alla connessione e all’appartenenza;
Riscrivere: riorientare le narrazioni pubblicitarie, di marketing e dei social media lontano dal consumo eccessivo;
Rilocalizzare: accorciare le catene di approvvigionamento e radicare le pratiche circolari nelle comunità e negli ecosistemi locali;
Riconnettere: rafforzare le relazioni tra le persone, tra le persone e la natura e tra i cittadini e le loro culture.

Il raggiungimento degli obiettivi europei per l’economia circolare entro il 2030 richiederà uncambiamento di prospettiva politica, passando dalla gestione dei rifiuti a fine vita a interventi a monte nella progettazione della produzione e nei modelli di consumo. L’integrazione degli obiettivi di benessere nei quadri di governance esistenti offre un percorso concreto perampliare il sostegno pubblico,migliorare la coerenza delle politicheerafforzare l’efficacia complessiva della transizione verso un’Europa più resiliente, socialmente equa e quindi competitiva.
