Il progetto europeo FOODCoST ha sviluppato metodologie innovative di contabilità dei costi reali per calcolare e internalizzare gli impatti climatici, ambientali, sociali e sanitari dei sistemi alimentari, dimostrando che i costi nascosti della produzione alimentare (come l’impatto climatico, l’inquinamento e i costi sanitari legati a diete non sostenibili) sono reali e ingenti, pur non venendo conteggiati nei prezzi di mercato tradizionali.
Garantire sistemi alimentari sostenibili richiede una drastica riduzione dei costi ambientali e sanitari, rendendo al contempo gli alimenti sani e sostenibili accessibili a tutti. Negli attuali sistemi alimentari, molti dei costi degli alimenti dannosi e dei benefici degli alimenti sani vengono esternalizzati, ovvero non si riflettono nei prezzi di mercato e, di conseguenza, non influenzano i processi decisionali degli attori delle filiere alimentari. Risolvere il problema delle esternalità significa determinarne i costi attuali e ridefinire i prezzi degli alimenti (prezzi reali) per internalizzarli nella pratica quotidiana.
Affrontare questa sfida è stato l’obiettivo del Progetto europeoFOODCoST(FOOD Costing and Internalisation of Externalities for System Transition), conclusosi il 31 maggio2026, il cui Consorzio ha riunito le competenze e le esperienze di 22 beneficiari provenienti da 13 Paesi dell’UE (tra cui l’Italia, tramite il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari(DISTAL) dell’Università di Bologna) e 2 partner associati esterni (Università di Oxford e l’Istituto di Tecnologia di Norimberga), coordinati dall’Università di Wageningen(Paesi Bassi).
I ricercatori hanno adottato il concetto di calcolo dei costi reali per misurare e quantificare i costi “esterni” degli alimenti, attribuendo loro un valore monetario. Mostrare il costo reale della produzione in questo modo può aiutare le imprese e i responsabili delle politiche a prendere e giustificare decisioni che altrimenti non verrebbero assunte.
“Serve a creare gli incentivi giusti per le imprese e a incoraggiare l’azione dei responsabili delle politiche– ha spiegato il coordinatoreMichiel van Galen, Economista e Project Manager presso la Wageningen University & Research –Garantire tale trasparenza può anche offrire alle imprese un vantaggio competitivo in mercati in cui i consumatori attribuiscono sempre più valore alla responsabilità ambientale. Disponiamo di numerose soluzioni per il clima, ma non le adottiamo perché riteniamo che siano troppocostose. Essere consapevoli delle potenziali conseguenze negative dei cambiamenti climatici sulle nostre economie può contribuire ad aumentare il senso di urgenza”.
La metodologia armonizzata del costo reale di FOODCoST è progettata percalcolare più accuratamente una serie di costi esterni, tra cui i cambiamenti climatici, la biodiversità e gli impatti sociali e sanitari. Nella modellizzazione, la sua équipe ha cercato di quantificare le emissioni di gas serra e altri impatti ambientali associati all’agricoltura, come la deforestazione.
Il progetto ha riunito due grandi filoni di ricerca:
– il primo è relativo alla necessità di uncalcolo dei costi reali a livello di prodotto, come ad esempio nella produzione di cacao, dove i costi ambientali nascosti includono la deforestazione e la perdita di biodiversità, che non si riflettono nei prezzi finali al dettaglio;
– il secondo filone riguarda la necessità diun calcolo dei costi reali a livello di sistema alimentare, creando una banca dati globale per catalogare gli impatti dei metodi di produzione e delle abitudini alimentari dei consumatori.
Utilizzando l’approccio SPIQ-FS, l’Università di Oxford, partner del progetto, ha creato undatabaseaccessibile al pubblico suicosti esterni a livello nazionalee unoStrumento disimulazione del rischio alimentare: il primo fornisce icosti marginali esterni ambientali e dietetici per la salute; il secondosimula gli effetti della dieta sulle malattie non trasmissibili, come il diabete e le malattie cardiache, con impatto sulla produttività.
Il progetto ha pubblicato, inoltre, unaValutazionedelle politiche volte a internalizzare gli impatti non quantificati nel sistema alimentare. Parallelamente, ha creato unoStrumentoper indagare gliimpatti degli sforzi di internalizzazione in scenari come le campagne per modificare il comportamento dei consumatori, e l’aumento delle tasse e della regolamentazione.
“C’è la necessità di un insieme di politiche– ha aggiunto van Galen –Possiamo attuare politiche restrittive (ad esempio, introducendo divieti o limiti su determinati ingredienti), ma è molto importante anche promuovere la consapevolezza e la trasparenza, ad esempio attraverso l’etichettatura, e fornire incentivi al cambiamento”.
Questi aspetti sono illustrati nelleRaccomandazioni politichepresentate dal progetto.Gli impatti ambientali e sul benessere associati alla produzione zootecnica potrebbero essere affrontati con l’introduzione di un’etichetta armonizzata sulla parte anteriore della confezione, mentre lariduzione dell’uso di pesticidi potrebbe essere ottenuta attraverso una regolamentazione più rigorosa e incentivi fiscali.
FOODCoST ha inoltre lavorato su modelli di business e strategie, analizzando gliostacoli all’adozione del calcolo dei costi reali.
Nel complesso, FOODCoST ha dimostrato chei costi esterni sono reali e ingenti. Le evidenze concrete, gli strumenti e le strategie del progetto potrebbero supportarel’armonizzazione degli approcci di analisi dei costi di transizione(TCA) e ilpassaggio alla sostenibilità e all’equità nei sistemi alimentari globali.
