Circular economyEdilizia e urbanistica

Pianificazione territoriale e urbana: princìpi di economia circolare

Un Libro bianco diCircle Economy, redatto nell’ambito delProgetto Comunità di Pratica  (CoP) dell’Iniziativa per le Città e le Regioni Circolari (CCRI), finanziato da Horizon Europe, esamina come la pianificazione territoriale e urbana possa rendere operativa l’economia circolare, affrontandone le dimensioni spaziali.

La struttura e la configurazione degli ambienti urbani influenzano fortemente i comportamenti e le interazioni di cittadini e imprese, svolgendo di conseguenza un ruolo cruciale nel determinare la domanda di risorse e i modelli di consumo. In che modo possiamo adeguare i nostri approcci alla pianificazione territoriale e allo sviluppo urbano, alla progettazione degli spazi e al funzionamento dei sistemi urbani, quali trasporti, energia, rete idrica, fognature e gestione dei rifiuti, per favorire l’economia circolare?

Integrare i princìpi dell’economia circolare nelle decisioni di pianificazione territoriale e urbanisticaè il contributo delWhite paper “Urban Planning for the Circular Economy: a spatial turn in theory and practice” (Pianificazione urbana per l’economia circolare: una svolta spaziale nella teoria e nella pratica), redatto daCircle Economy, organizzazione internazionale di oltre 60 esperti con competenze in dati, digitale, ecologia industriale, sociologia ed economia, che mira a guidare una transizione circolare che offra benefici ambientali, economici e sociali, nell’ambito delProgetto Comunità di Pratica(CoP) dell’Iniziativa per le Città e le Regioni Circolari (CCRI), finanziato da Horizon Europe, che mira a concretizzare l’economia circolare nelle città e nelle regioni di tutta Europa, sostenendo lo sviluppo di soluzioni circolari che interessano diversi settori e catene del valore, coinvolgendo molteplici parti interessate e affrontando svariate sfide, come la creazione

Il quadro d’azione del Rapporto si articola in4 pilastri fondamentali.
–Sviluppi circolari: incoraggiare il riuso adattivo, la demolizione circolare, la progettazione modulare e l’allineamento con altri requisiti di sostenibilità, quali l’offerta abitativa e l’efficienza energetica. Questo tema evidenzia come gli approcci circolari all’ambiente costruito possano conciliare le esigenze di sviluppo con i vincoli legati alle risorse e al territorio.

–Infrastrutture circolari: individuazione e integrazione dei requisiti spaziali per infrastrutture in grado di chiudere, rallentare e restringere i cicli dei materiali, individuazione delle aree destinate a tali funzioni e gestione dei compromessi tra i diversi usi. Il tema si basa su ricerche riguardanti la territorializzazione, il metabolismo urbano e la prossimità spaziale.

–Gestione del suolo(Land management): applicare i principi dell’economia circolare alla pianificazione dell’uso del territorio.Questo tema pone la circolarità come logica guida per le decisioni sull’uso del territorio, contribuendo ad allocare il territorio secondo una chiara gerarchia di priorità, come evitare nuovi consumi, salvaguardare le aree agricole e naturali e orientare lo sviluppo verso il riutilizzo, la densificazione e la rigenerazione in coordinamento con gli obiettivi abitativi, di sviluppo economico e ambientali. Si inserisce nel dibattito sulla governance sostenibile del territorio, l’espansione urbana e l’ottimizzazione dell’uso del territorio.

–Governance multilivello: esaminare come le strategie di economia circolare vengano coordinate a livello di quartiere, città, regione, Stato e UE, nonché come siano ripartite tra i diversi livelli di governance le responsabilità nella gestione di usi del suolo concorrenti. Ciò implica favorire la collaborazione orizzontale tra i comuni e l’allineamento verticale tra la pianificazione e le politiche settoriali. Il tema si ricollega alla letteratura sulla governance policentrica e multilivello, sull’integrazione delle politiche e sulla coesione territoriale.

Il documento, che sintetizza il lavoro di un gruppo di confronto composto da rappresentanti delle autorità partecipanti alla Comunità di Pratica di 8 aree urbane e regionali europee che hanno condiviso ostacoli e soluzioni scalabili tra il 2025 e il 2026:ReLondon(Regno Unito),Perspective.brussels(Belgio),Amsterdam(Paesi Bassi),Vallonia / Regione della Finlandia sud-occidentale,Berlino(Germania),İzmir Planning Agency(Turchia),Tampere & Circular Pirkanmaa(Finlandia) eGuimarães(Portogallo), si propone di:
–chiarire le dimensioni spaziali e territoriali dell’economiacircolare, fornendo agli urbanisti e alle amministrazioni locali un’interpretazione strutturata delle implicazioni spaziali delle strategie circolari e delle modalità pratiche per la loro territorializzazione;
–collegare le prospettive accademiche alla pratica della pianificazione, mettendo in relazione, da un lato, gli studi accademici che approfondiscono i concetti di circolarità e la modellizzazione dei potenziali impatti delle diverse attività circolari e, dall’altro, le modalità con cui le amministrazioni locali interpretano, negoziano e rendono operative le strategie di economia circolare nei contesti di pianificazione reali.

Territorializzare l’economia circolare non significa tanto introdurre nuovi strumenti di pianificazione “circolare” isolati, quanto piuttostoadattare gli strumenti di pianificazione strategica esistenti per sostenere la circolarità su larga scala. I regolamenti di zonizzazione, le procedure di assegnazione dei suoli, i permessi di costruire, i piani regolatori e i quadri normativi per gli appalti determinano già le modalità di crescita e trasformazione delle città. Poiché vengono impiegati ripetutamente in ogni ciclo di investimento, tali strumenti rappresentano la via più affidabile per accrescere progressivamente l’ambizione in termini di circolarità, coinvolgendo un numero maggiore di siti, settori e livelli decisionali. Gli strumenti specifici a cui le città possono ricorrere dipendono dai sistemi di pianificazione vigenti a livello locale, regionale o nazionale.

Immagine generata utilizzando NotebookLM

Per comprendere questa diversità, è utile distinguere tra le principali modalità con cui si sviluppano e si diffondono gli approcci di pianificazione circolare:
–scalabilità,si riferisce alla capacità di approfondire ed espandere l’azione all’interno del medesimo sistema di pianificazione, influenzando progressivamente un numero maggiore di siti, settori e livelli decisionali;
–replicabilitàindica se strumenti analoghi possano essere adottati in altri luoghi caratterizzati da architetture giuridiche e istituzionali comparabili;
–trasferibilità, invece, riguarda la trasposizione delle logiche sottostanti, dei metodi analitici e dei modelli di governance in contesti territoriali e normativi molto diversi, laddove gli strumenti devono essere adattati al nuovo contesto anziché semplicemente copiati.

La possibilità che un determinato approccio possa essere scalato, replicato o trasferito dipende in larga misura dal sistema di pianificazione in cui si inserisce.
“In definitiva, la questione non è se l’economia circolare richieda spazio, ma se le autorità pubbliche prevedano e gestiscano questa domanda, o permettano che venga plasmata da dinamiche di mercato ad hoc e dalla competizione per i terreni– si legge nel White paper –In termini pratici, ciò significa che le transizioni circolari difficilmente avranno successo attraverso piani regolatori statici o attraverso sperimentazioni che non prevedono un percorso verso l’adozione istituzionale. La ricerca sui living lab urbani e sulla loro integrazione nelle pratiche tradizionali mostra che il compito chiave è costruire un percorso di istituzionalizzazione: allineare i piani strategici con gli strumenti normativi (zonizzazione, controllo dello sviluppo, standard, appalti) e con gli strumenti fondiari e finanziari (contratti di locazione, gestione del territorio, programmi di investimento) in modo che le pratiche efficaci diventino routine piuttosto che eccezionali”.

 

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