Nel Pacchetto di infrazioni di settembre 2026, l’Italia si segnala per essere stato l’unico Paese europeo ad aver recepito la Direttiva sui mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, ma come altri Paesi non ha ottemperato alle scadenze previste per le Direttive sul diritto alla riparazione dei beni e sulle emissioni industriali.
La Commissione UE ha adottato il 25 settembre 2026 un pacchetto di infrazioni (messa in mora) nei confronti di diversi Stati membri che non hanno notificato le misure adottate per il recepimento nelle proprie legislazioni nazionali di Direttive UE, i cui termini sono scaduti.
In particolare, segnaliamo chel’Italia si è distinta come unico Paese ad aver recepito(scadenza 5 agosto 2026)nell’ordinamento nazionale(Decreto legislativo 3 luglio 2026 n. 136) laDirettiva 2024/1788/UE73/CE e dal Regolamentorelativa aimercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, che aggiorna le norme sul mercato del gas naturale dell’UE stabilite dalla Direttiva 2009/73/CE e dal Regolamento715/2009/CE e introducono un quadro normativo per le infrastrutture dedicate all’idrogeno, volte a facilitare l’adozione di gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, tra cui l’idrogeno, garantendo al contempo la sicurezza dell’approvvigionamento e l’accessibilità economica dell’energia per tutti i cittadini dell’UE.
Ora tutti i Paesi membri, eccetto l’Italia, hanno 2 mesi per rispondere e completare il recepimento della Direttiva. In caso di mancato rispetto di tale termine, la Commissione potrebbe procedere con un ulteriore provvedimento e formulare un parere motivato.
Su altri fronti l’Italia ancora inadempiente. Si tratta:
–Direttiva 2024/1799/UEsuldiritto alla riparazione dei beni. La Direttiva promuove il consumo sostenibile facilitando la riparazione dei prodotti anziché la loro sostituzione. Conferisce ai consumatori il diritto di richiedere la riparazione di prodotti come smartphone, lavatrici o frigoriferi, anche dopo la scadenza della garanzia legale. I produttori devono offrire riparazioni a un prezzo ragionevole, entro tempi ragionevoli e fornire informazioni chiare sui propri servizi di riparazione. In tal modo, la Direttiva aiuta i consumatori a risparmiare denaro, ridurre gli sprechi, prolungare il ciclo di vita dei prodotti e ridurre le emissioni di gas serra. La Direttiva estende l’ambito di applicazione del diritto alla riparazione anche agli apparecchi di riscaldamento domestici per interni, come caminetti, stufe elettriche portatili o stufe a pavimento.
Su questo aspetto, secondoRight to Repairche ha pubblicato il 7 settembre 2026 unRapporto, le informazioni sono ben lungi dall’essere accessibili. Anche il prezzo dei pezzi di ricambio, informazione fondamentale per confrontare la sostenibilità dei cellulari, spesso non è indicato. L’Associazione ha esaminato attentamente le schede di 2.000 smartphone:solo il 18% rimandava effettivamente a informazioni chiare. La metà non fornisce semplicemente alcun link, una mancanza tuttavia facile da individuare.
L’Italia, come altri Stati membri, avrebbe dovuto notificare alla Commissione UE il recepimento completo della Direttivaentro il 31 luglio 2026. Ora il nostro Paese ha 2 mesi di tempo per rispondere e porre rimedio. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di emettere un parere motivato.
–Direttiva 2024/1785/UEche modifica la Direttiva 2010/75/UE, relativa alleemissioni industriali(prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento), e la Direttiva 1999/31/CE, relativa allediscariche di rifiuti. Le attività industriali svolgono un ruolo essenziale nell’economia dell’UE, ma possono anche rappresentare una fonte significativa di inquinamento, generando rifiuti e consumando grandi quantità di energia. Per questo motivo, dal 2010, la precedente Direttiva sulle emissioni industriali (IED) si è occupata degli effetti ambientali e sulla salute umana di oltre 50.000 impianti industriali, imponendo l’utilizzo delle migliori tecniche disponibili e il rispetto dei limiti di emissione. La Direttiva aggiornata sulle emissioni industriali e zootecniche aumenta tale ambizione promuovendo l’innovazione e la trasformazione attraverso le tecniche di riduzione delle emissioni più efficaci e praticabili. In particolare, inasprisce le norme sulla riduzione delle emissioni, mira a ridurre l’uso di sostanze chimiche pericolose ed estende l’ambito di applicazione della precedente Direttiva sulle emissioni industriali. Inoltre, rafforza i diritti del pubblico e crea un nuovodiritto a chiedere un risarcimento per i danni alla salute causati dall’inquinamento illegale. L’Italia aveva tempo fino al1° luglio 2026per recepire la Direttiva aggiornata. Se entro 2 mesi non ci sarà una risposta soddisfacente in merito alla carenza segnalata, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato nei confronti dell’Italia.
