Cambiamenti climaticiMari e oceani

Carbonio oceanico: capire meglio per combattere il climate change

In vista della COP31, un rapporto mette in guardia sulla crescente pressione a cui sono sottoposti gli oceani che attualmente assorbono circa il 30% delle emissioni antropiche di CO2 e il 90% del calore in eccesso, e traccia la rotta per lo sviluppo tecnologico marino, mettendo in evidenza l’Ocean Carbon Intelligence, un quadro di riferimento che collega la scienza oceanografica, le tecnologie di monitoraggio, le infrastrutture dati e gli strumenti analitici per migliorare la comprensione delle dinamiche del carbonio oceanico e supportare azioni climatiche basate su dati concreti.

Il mondo deve approfondire la propria conoscenza del sistema del carbonio oceanico se vuole salvaguardare uno dei più importanti alleati del pianeta nella lotta al cambiamento climatico.

In vista della COP31 (Antalya, 9-20 novembre 2026), ilRapporto 2026“The Climate Technology Progress.Navigating Ocean-based Technologies”, pubblicato dalCentro climatico di Copenaghen dell’UNEP, che assiste i paesi in via di sviluppo nella transizione verso percorsi di sviluppo a basse emissioni di carbonio e supporta l’integrazione della resilienza climatica nello sviluppo nazionale,  in collaborazione con ilComitato esecutivo per la tecnologia dell’UNFCCCe ilCentro e rete delle Nazioni Unite per le tecnologie climatiche(CTCN), con il supporto del Ministero degli affari esteri danese (Danida), evidenzia l’importanza di colmare le lacune conoscitive su come gli oceani assorbono e rilasciano carbonio (Ocean Carbon Intelligence), un quadro di riferimento che collega la scienza oceanografica, le tecnologie di monitoraggio, le infrastrutture dati e gli strumenti analitici per migliorare la comprensione delle dinamiche del carbonio oceanico e supportare azioni climatiche basate su dati concreti.

L’oceano è fondamentale per la stabilità climatica, i mezzi di sussistenza e lo sviluppo sostenibile. Attualmenteassorbe circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica di origine antropicae circa il 90% del calore aggiuntivo generato dai cambiamenti climatici, moderando sostanzialmente il ritmo e l’entità del riscaldamento globale. Tuttavia, non si può presumere che questa funzione di regolazione climatica continui indefinitamente. Ilriscaldamento degli oceani, l’acidificazione, ladeossigenazione, lealterazioni della circolazione e dei modelli di distribuzione dei nutrienti, l’inquinamentoe il degrado degli ecosistemistanno modificando i processi fisici, chimici e biologici che regolano l’assorbimento e lo stoccaggio del carbonio.

“Un indebolimento del serbatoio di carbonio oceanico lascia più anidride carbonica nell’atmosfera e rende più difficile e costoso raggiungere gli obiettivi climatici– ha affermatoMartin Krause, Direttore della Divisione Cambiamenti Climatici dell’UNEP –L’oceano ha contribuito a dare all’umanità il tempo necessario per combattere il cambiamento climatico. Non possiamo permetterci di dare per scontato questo ruolo“.

Comprendere e rispondere a questi cambiamenti richiede maggiori capacità di osservazione, analisi e gestione appropriata delle dinamiche del carbonio oceanico. Il CTPR 2026 si concentra su3 categorie interconnesse di tecnologie climatiche basate sull’oceano.
1.Osservazione dell’oceano e capacità digitali: tecnologie e sistemi utilizzati per osservare, misurare, analizzare e comunicare informazioni sulle dinamiche del sistema del carbonio marino. Tali sistemi favoriscono la mitigazione del clima, consentendo attività di monitoraggio, rendicontazione e verifica, e al contempo rafforzano l’adattamento, migliorando la valutazione dei rischi climatici, la previsione e i processi decisionali.

2. Ecosistemi di carbonio blu (BCE): tecnologie che supportano la gestione sostenibile, la protezione e il ripristino di mangrovieti, praterie di fanerogame marine e paludi salmastre. Preservando e potenziando i serbatoi naturali di carbonio. Tali tecnologie contribuiscono sia alla mitigazione dei cambiamenti climatici che all’adattamento ad essi, offrendo al contempo benefici aggiuntivi, come la protezione delle coste e la resilienza degli ecosistemi.

3. Rimozione dell’anidride carbonica in ambito marino (mCDR): tecnologie e approcci che potenziano la capacità dell’oceano di rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera e di stoccarla su lunghi archi temporali. Tali approcci emergenti sono oggetto di studio come potenziali complementi agli sforzi di riduzione delle emissioni e richiedono un’attenta valutazione delle sfide che comportano in termini di impatto ambientale, governance e monitoraggio.

La catena del valore OCI, che illustra come le osservazioni oceaniche e le infrastrutture digitali costituiscano la base per trasformare i dati in conoscenza, intelligenza e processi decisionali informati, finalizzati alla gestione e all’utilizzo dei pozzi di assorbimento del carbonio oceanico.

“Non dobbiamo considerare le tecnologie basate sull’oceano come una scorciatoia– ha avvertitoSara Traerup, Coordinatrice delTNA (Technology Needs Assessments) Global Projectdell’UNEP-CCC–Esse devono integrare, non sostituire, la riduzione delle emissioni e la protezione degli ecosistemi”.

Il Rapporto individua6 priorità d’azione interconnesse volte a preservare le funzioni di regolazione climatica dell’oceano e a sostenere lo sviluppo e l’implementazione responsabili ed equi delle tecnologie climatiche basate sull’oceano.

–Riduzioni profonde e prolungate delle emissioni di gas serra, affiancate da un uso complementare e adeguatamente regolamentato di tecnologie climatiche basate sull’oceano, sono indispensabili per limitare un ulteriore indebolimento della capacità dell’oceano di assorbire carbonio e per ridurre la pressione sugli ecosistemi marini.

–Garantire investimenti a lungo termine nell’osservazione degli oceani, nelle infrastrutture per i dati e nella modellistica– con un’attenzione particolare alle regioni meno monitorate e allo sviluppo di informazioni accessibili, interoperabili e rilevanti a livello locale – rafforza la comprensione delle dinamiche del carbonio negli oceani e sostiene processi decisionali basati su evidenze concrete.

–Fattori chiave che favoriscono l’implementazione, basata su evidenze, di tecnologie climatiche legate all’oceano— tra cui l’integrazione di prove scientifiche, sistemi di monitoraggio, politiche e finanziamenti — possono essere rafforzati integrando l’OCI nei processi decisionali riguardanti il ​​clima e l’oceano.

– Promuovere tecnologie climatiche basate sull’oceano attraverso percorsi differenziati, basati su prove concrete e improntati al principio di precauzione, tenendo conto delle sostanziali differenze — tra i vari ambiti tecnologici — in termini di maturità, basi empiriche, scalabilità, potenziali benefici climatici e rischi ambientali e sociali.

–Rafforzare una governance coerente ed equa a tutti i livelli– che includa solide tutele ambientali e sociali, la protezione dei diritti e dei mezzi di sussistenza, un monitoraggio trasparente e una partecipazione significativa delle comunità interessate – costituisce la base per uno sviluppo e un’implementazione ben gestiti di tecnologie climatiche basate sull’oceano.

–Migliorare l’accesso ai finanziamenti, alla tecnologia e allo sviluppo delle capacità– in particolare per i paesi costieri in via di sviluppo e i piccoli stati insulari in via di sviluppo (SIDS) – attraverso partenariati duraturi, cooperazione tecnologica e meccanismi di finanziamento in linea con le circostanze nazionali e i livelli di vulnerabilità, può favorire una più ampia diffusione di tecnologie climatiche legate all’oceano, nonché i relativi benefici in termini di mitigazione, adattamento e resilienza.

“Il Rapporto sui progressi delle tecnologie climatiche del 2026 giunge in un momento decisivo– ha scritto nella Prefazione al RapportoInia B. Seruiratu, Inviato della Repubblica delle Figi per l’Oceano del Pacifico alla COP31 –Mentre il mondo si prepara alla COP31, esso mette in luce una verità semplice ma potente: l’oceano non è soltanto essenziale per la regolazione del clima terrestre, ma rappresenta anche uno dei nostri più grandi alleati nel costruire resilienza di fronte a un mondo che cambia. Proteggerlo è fondamentale per il nostro futuro comune”.

 

 

 

 

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