Uno studio coordinato dall’Università di Camerino, avvalendosi dei dati a lungo termine raccolti nei 31 siti della rete nazionale CON.ECO.FOR. (Controllo degli Ecosistemi Forestali), gestita dai Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA), ha evidenziato che il numero delle specie vegetali del sottobosco delle foreste italiane è diminuito, soprattutto nelle foreste alpine di conifere e nelle foreste temperate decidue.
Nell’arco di oltre 25 anni, la diversità del sottobosco è diminuita nella maggior parte dei biomi, causa della maggiore densità delle chiome degli alberi e degli eventi climatici estremi, soprattutto nelle foreste alpine di conifere e nelle foreste temperate decidue, mentre le foreste mediterranee sono rimaste stabili. Il segnale non è solo la perdita di specie, ma anche un rimescolamento direzionale delle comunità.
È quanto ha appurato loStudio “Canopy closure and intensifying climate extremes drive understory species loss over 25 years of forest monitoring” pubblicato sunpj Biodiversity, npj Biodiversity.rivista internazionalepeer reviewedad accesso aperto che pubblica ricerche di altissima qualità relative a tutti gli aspetti della ricerca sulla biodiversità, e condotto numerosi ricercatori italiani delle Università di FirenzeeGenova, del CREA e della società TerraData Environmentrics,coordinati dall’Università di Camerino.
La ricerca è stata resa possibile dai finanziamenti relativi al Progetto europeoLIFE MODERn(NEC)per il miglioramento del sistema di valutazione degli impatti dell’inquinamento atmosferico sugli ecosistemi forestali e d’acqua dolce italiani, secondo quanto previsto dalla Direttiva NEC, e al Progetto nazionalePRIN MultiForDiv.
Ciò che rende questo studio particolarmente innovativo èl’utilizzo di dati a lungo termine raccoltinei siti della rete nazionaleCON.ECO.FOR.(Controllo degli Ecosistemi Forestali), gestita dai Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA). Questa infrastruttura di monitoraggio rappresenta un’eccellenza a livello europeo, con dati su biodiversità, clima, suolo e struttura forestale raccolti in modo sistematico da oltre 25 anni in 31 aree forestali permanenti distribuite lungo l’intero territorio italiano.
Grazie a questa rete, i ricercatori hanno potuto distinguere tra semplici fluttuazioni annuali e cambiamenti di lungo periodo nelle comunità vegetali, offrendo una visione senza precedenti degli effetti del cambiamento globale sulle foreste.

I risultati mostrano unariduzione significativa della ricchezza di specie nel sottobosco delle foreste alpine di conifere e di quelle temperate decidue (querceti e faggete). Le principali cause individuate sonol’aumento della chiusura della chioma degli alberi, che limita la luce disponibile al suolo el’intensificarsi degli eventi climatici estremi. Questi fattori stanno modificando profondamente le condizioni ambientali, favorendo alcune specie a discapito di altre e portando a unprogressivo cambiamento della biodiversità.
Al contrario,le foreste mediterranee sempreverdi (leccete) sembrano mostrare una maggiore stabilità nel numero di specie. Pur essendo soggette a un continuo ricambio di specie nel tempo (turnover), queste foreste sembranomeglio adattate alle condizioni di stress idrico e hanno mantenuto nel tempo una copertura della chioma più stabile.
Lo studio evidenzia come le pratiche di gestione forestale del passato e i cambiamenti climatici attuali stiano interagendo nel determinare la struttura e la biodiversità delle foreste di oggi. In particolare, la chiusura progressiva delle chiome, spesso legata alla diminuzione delle attività selvicolturali, emerge come un fattore chiave nella perdita di specie del sottobosco.

Lo studio evidenzia come le pratiche di gestione forestale del passato e i cambiamenti climatici attuali stiano interagendo nel determinare la struttura e la biodiversità delle foreste di oggi. In particolare, la chiusura progressiva delle chiome, spesso legata alla diminuzione delle attività selvicolturali, emerge come un fattore chiave nella perdita di specie del sottobosco.
Questo aspetto non è necessariamente negativo: semplicemente la gestione forestale del passato e la relativa apertura delle chiome, aveva permesso la colonizzazione di specie non tipicamente forestali, specie che ora non trovano più condizioni favorevoli con la progressiva chiusura delle chiome. Più preoccupante è invece l’effetto negativo legato alla maggiore intensità degli eventi climatici estremi, soprattutto siccità prolungate, ondate di calore e maggiore variabilità delle precipitazioni.
Proseguire e rafforzare queste attività sarà fondamentale per orientare politiche di conservazione e gestione sostenibile delle foreste, patrimonio naturale di valore inestimabile.
Foto di copertina: Fonte Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari

