Infrastrutture e mobilità

Mobilità: abitudini italiani cambiano ma sostenibilità è lontana

Nel corso diECO-Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti (Roma, 15-16 settembre 2026) sono state presentate le anticipazioni del Rapporto “Tendenze e prospettive della mobilità degli italiani” dell’Osservatorio Audimob, realizzato dall’Isfort che evidenziano come l’Indice di Mobilità Sostenibile in Italia non compia significativi passi in avanti, mentre cresce la disponibilità a usare bici e mezzi pubblici.

Gli italiani si muovono sempre di più dentro e fuori le città, ma la mobilità sostenibile resta ancora lontana da un livello soddisfacente: cresce, intanto, la domanda potenziale di cambiamento, che le politiche pubbliche possono intercettare.

È questa una delle principali evidenze che emergono da “Tendenze e prospettive della mobilità degli italiani” dell’OsservatorioAudimob,realizzato dall’Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti (Isfort), le cuianticipazioni(la redazione definitiva del report è prevista in dicembre) sono state presentate in occasione della giornata di apertura diECO-Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti(Roma, 15-16 settembre 2026), alimentando dibattiti, approfondimenti e interviste che hanno messo a confronto istituzioni, imprese, esperti e rappresentanti del mondo della ricerca suiprincipali cambiamenti che stanno interessando il modo di muoversi e di vivere le città.

Lo studio evidenzia comenel 2025 il numero di spostamenti giornalieri sia cresciuto rispetto agli ultimi anni(101 vs gli 89 del 2021)ma non i km percorsi, con l’automobileche ha continuato a rappresentarneoltre il 60%, mentre il trasporto pubblico si è fermatosotto il 10%, mostrando ancora difficoltà nel recuperare le posizioni del 2019. Al tempo stesso, ècresciuto il ricorso alle due ruote, sia bicicletta e micromobilità,sia moto.

L’Indice di Mobilità Sostenibile(IMS) elaborato da Isfort considerando la quota di spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta/micromobilità e con il trasporto pubblico, si attesta nel 2025 al34%, un valore sostanzialmente uguale a quello registrato nel 2000: in 25 anni, dunque, illivello complessivo di sostenibilità della mobilità degli italiani non ha compiuto significativi passi avanti, ma ilquadro appare fortemente differenziato sul territorioe presenta diverseeccezioni virtuose.

Nelle città con oltre 250mila abitanti il trasporto pubblico raggiunge il18,4% degli spostamenti, oltre il doppio della media nazionale, mentre neiComuni con meno di 50mila abitanti scende al 4-5%. Parallelamente,il peso dell’autoarriva a sfiorare il75% nei piccoli Comunie il65% nel Mezzogiorno. Un divario che chiama direttamente in causa la capacità di investimento e di programmazione dei territori.

Il divario nelle scelte di mobilità risente anche difattori generazionali e di genere:la quota deltrasporto pubblico è molto più alta tra i giovani 15,4%che nelle fasce dietà mature (5,2%), mentre ledonne mostrano scelte più sostenibili –in particolare per il peso maggiore della mobilità pedonale, dei mezzi pubblici e dell’auto in condivisione – sebbene superino di quasi dieci punti percentuali gli uomini nellamobilità dedicata alla gestione familiare (34,2% vs 25,1%).

Un altro elemento rilevante registrato dal report riguarda lastruttura degli spostamenti.
Oltre l’80% dei viaggi avviene entro un raggio di 10 chilometri e l’85% dura meno di 30 minuti, a conferma che lamobilità degli italiani è sempre più centrata sulla dimensione locale, con implicazioni importanti per le politiche urbane e per la progettazione dei servizi di mobilità. L’auto, inoltre, mantiene un carattere particolarmente pervasivo: viene utilizzata non soltanto per gli spostamenti di lavoro e sulle medie-lunghe distanze, ma anche per la gestione familiare e persino per tragitti di prossimità. Nel 2025, il27,3% degli spostamenti fino a 2 km è stato effettuato in automobile, un dato che evidenzia ampi margini potenziali per un riequilibrio modale e per favorire modalità di spostamento più sostenibili, con effetti positivi sulla salute, grazie alla maggiore attività fisica e alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Propensione al cambio modale 

Interessanti indicazioni emergono peraltro dall’altro Indicatore fornito dallo studio: laPropensione al Cambio Modale (PCM), che misura ladifferenza tra la quota di cittadini che, rispetto all’attuale utilizzo di un mezzo, dichiara di volerlo usare di più e quella di chi vorrebbe utilizzarlo di meno.
Nel 2025 questo indice restanegativo per l’automobile (-10,8), mentre è positivo permezzi pubblici (+13,8)e, soprattutto, per labicicletta (+25,2). I dati indicano quindi l’esistenza di una domanda potenziale di cambiamento, ma con unadisponibilità molto più marcata verso bicicletta e trasporto pubblico rispetto ai servizi di sharingche comunque crescono di 2,5 punti. Il23,8% degli italiani dichiara di voler diminuire l’uso dell’auto, contro il 12,9% che vorrebbe aumentarlo; peril trasporto pubblico il 36,3% vorrebbe aumentarne l’utilizzo, a fronte del 9% che vorrebbe ridurlo. Invece, per labicicletta il 38,2% vorrebbe utilizzarla di piùe appena il 3,9% di meno.

“La propensione al cambio modale ci dice che una parte degli italiani sarebbe disponibile a modificare le proprie abitudini di mobilità– ha sottolineatoCarlo Carminucci, Direttore della Ricerca di Isfort –Il desiderio di cambiare non si traduce automaticamente in un cambiamento dei comportamenti. Occorre creare le condizioni perché la disponibilità espressa dai cittadini possa trasformarsi in scelte concrete”.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.