Malattie e cure

Peste Nera: la diffusione nell’Europa medioevale

Secondo uno studio che ha ricostruito gli eventi che portarono alla diffusione della Peste Nera in Europa durante la metà del XIV secolo, un’eruzione vulcanica che causò un abbassamento delle temperature con riduzioni dei raccolti e conseguenti carestie potrebbe aver esacerbato la diffusione dell’epidemia, spingendo le città-stato italiane a importare carichi di grano dalla regione del Mar Nero, insieme al batterio Yersinia pestis.

Dico adunque che giá erano gli anni della fruttifera Incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nell’egregia cittá di Firenze, oltre ad ogni altra italica nobilissima, pervenne la mortifera pestilenza […] i suoi dolorosi effetti […] nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi e alle femine parimente o nella anguinaia o sotto le ditella certe enfiature, delle quali alcune crescevano come una comunal mela, altre come uno uovo, e alcune più e alcun’ altre meno, le quali i volgari nominavan gavoccioli. E dalle due parti del corpo predette infra brieve spazio cominciò il già detto gavocciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di quello a nascere e a venire: e da questo appresso s’incominciò la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere o livide, le quali nelle braccia e per le cosce e in ciascuna altra parte del corpo apparivano a molti, a cui grandi e rade e a cui minute e spesse. E come il gavocciolo primieramente era stato e ancora era certissimo indizio di futura morte, così erano queste a ciascuno a cui venieno non solamente pochi ne guarivano, anzi quasi tutti infra ‘l terzo giorno dalla apparizione de’ sopra detti segni, chi più tosto e chi meno e i più senza alcuna febbre o altro accidente, morivano. (Giovanni Boccaccio, Il Decameron, Laterza, 1966, pp. 8-9)

È la descrizione dettagliata e tragica che Boccaccio fa nell’introduzione della sua opera più conosciuta della peste nera o bubbonica (per i rigonfiamenti infiammati che apparivano sul corpo, chiamati dallo scrittore gavoccioli), che decimò la popolazione europea di un terzo (20-25 milioni di morti, con Francia e Italia i paesi più colpiti), secondo i numeri forniti dai libri di Jacques Le Goff, uno dei più insigni storici medioevalisti, che considera tale evento come lo spartiacque che accelerò la fine del Medioevo.

La malattia è provocata in tutte le sue forme (bubbonica, setticemica e polmonare) dal batterio Yersinia pestis, che normalmente ha come ospite le pulci parassite dei roditori, ratti, alcune specie di scoiattoli, cani della prateria. Anche oggi vengono segnalati migliaia di casi di peste dall’OMS, sebbene per la maggior parte dei pazienti trattati con antibiotici la prognosi non è infausta.

Se l’impatto della peste nel Medioevo è ben documentato, come pure il suo arrivo In Europa dall’Asia centrale attraverso la regione del Mar Nero, le ragioni della tempistica, della diffusione e della virulenza della sua insorgenza sono ancora dibattute.

Ora lo Studio Climate-driven changes in Mediterranean grain trade mitigated famine but introduced the Black Death to medieval Europe”, pubblicato il 4 dicembre 2025 su Communications Earth & Environment e condotto da due ricercatori, sostiene che un crollo climatico post-vulcanico e una carestia trans-mediterranea tra il 1345 e il 1347 costrinsero le repubbliche marinare italiane di Venezia, Genova e Pisa ad attivare la loro consolidata rete di approvvigionamento e a importare grano dai Mongoli dell’Orda d’Oro intorno al Mar d’Azov. Questo cambiamento climatico nel commercio di grano a lunga distanza impedì a gran parte dell’Italia di morire di fame, ma introdusse anche il batterio della peste nei porti del Mediterraneo e ne alimentò la rapida dispersione in gran parte d’Europa.

Martin Bauch dell’Istituto Leibniz per la storia e la cultura dell’Europa orientale (GWZO), Dipartimento Uomo e Ambiente di Lipsia e Ulf Büntgen, Dipartimento di Geografia dell’Università di Cambridge, hanno valutato precedenti ricerche sulla crescita degli anelli degli alberi in otto regioni europee, misurazioni dello zolfo vulcanico conservato nelle carote di ghiaccio dell’Antartide e della Groenlandia e resoconti scritti del XIV secolo. Insieme, questi documenti indicano un’importante eruzione vulcanica avvenuta in una zona tropicale intorno al 1345. L’eruzione sembra aver aumentato i livelli di zolfo e cenere atmosferici, contribuendo a condizioni più fredde e umide nell’Europa meridionale e nel Mediterraneo.

Per l’analisi storica, i dati climatici precedentemente analizzati sono stati incrociati con una vasta gamma di fonti narrative e amministrative dal 1344 al 1348. I dati dello studio includevano:
prezzi dei cereali, ricostruzioni dei prezzi del grano e del miglio da Italia, Catalogna e Medio Oriente;
misure politiche, documenti amministrativi che descrivono dettagliatamente i divieti di esportazione di grano, i prestiti forzati e i premi di importazione nelle città-stato italiane come Venezia e Genova;
– le vendemmie e i dati sulle rese vinicole nell’Italia nord-occidentale hanno costituito un ulteriore indicatore della produttività agricola.

I resoconti storici descrivono diffusi fallimenti dei raccolti e carestie durante questo periodo in Spagna, Francia meridionale, Italia settentrionale e centrale, Egitto e il Vicino Oriente. Queste difficoltà spinsero le potenze marittime italiane, come Venezia e Genova, a negoziare un cessate il fuoco in un conflitto con i Mongoli dell’Orda d’Oro, per assicurarsi le spedizioni di grano dalla regione del Mar Nero intorno al 1347.

Fonti veneziane affermano che queste importazioni contribuirono a prevenire la carestia di massa. Tuttavia, la tempistica dell’arrivo delle navi di grano e delle prime epidemie di peste nelle città che le ricevettero solleva un’altra possibilità. Pulci portatrici di Yersinia pestis potrebbero aver viaggiato insieme al grano. Man mano che le spedizioni venivano spostate in altre città, tra cui Padova, queste pulci potrebbero aver contribuito ad accelerare la diffusione della peste nera in tutta Europa.

Inizio della Peste Nera nell’Europa meridionale.
A. Le prime epidemie di peste segnalate nel 1347. nell’Europa meridionale (stelle rosse), insieme alle presunte rotte delle navi veneziane e genovesi adibite al trasporto di grano (linee nere).
B. Epidemie di peste segnalate successivamente tra gennaio e maggio 1348 d.C. (stelle arancioni), insieme a epidemie precedenti (stelle rosse).
C. Epidemie di peste segnalate nel giugno 1348 d.C. o con data non specificata nello stesso anno (stelle gialle), sovrapposte a epidemie precedenti (stelle arancioni e rosse).
D. Tutte le epidemie di peste note nel 1347 e 1348 (stelle rosse, arancioni e gialle), insieme alle principali città e regioni italiane che molto probabilmente non furono colpite dalla Peste Nera durante questo periodo (stelle verdi). Fonte: Communications Earth & Environment, 2025

I risultati dello studio hanno identificato l’insorgenza della Peste Nera non come un evento biologico casuale, ma come il risultato di una “coincidenza spaziotemporale unica” di fattori naturali e sociali. Il sofisticato sistema di sicurezza alimentare convenzionale italiano, progettato per garantire la resilienza contro la carestia, ha paradossalmente svolto il ruolo di porta d’accesso alla pandemia

Gli autori sottolineano, inoltre, implicazioni più ampie, osservando che in un mondo sempre più interconnesso e in fase di riscaldamento, gli shock climatici che interagiscono con le reti commerciali globalizzate potrebbero aumentare la probabilità che i patogeni zoonotici attraversino i confini ecologici e geografici, riecheggiando le dinamiche osservate nelle recenti pandemie.

In copertina: Il Trionfo della morte. Affresco staccato dal cortile d Palazzo Sclafani a Palermo e conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis). Questa iconografia macabra si diffuse nel ‘300 e ‘400, come conseguenza dell’epidemia di “peste nera” (1347-1351).

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