AcquaRisorse e consumi

Siccità, scarsità e crisi idriche: il ruolo dell’azione antropica

Il CNR ha presentato il volume “Siccità, scarsità e crisi idriche. Il contributo della ricerca a supporto della definizione del bilancio idrico”, redatta dal Gruppo di lavoro “Siccità, scarsità e crisi idriche” del Dipartimento di scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente, con il contributo di circa 100 autori di diversi Istituti CNR e il supporto di ISPRA, Dipartimento Protezione Civile e Struttura commissariale per la scarsità idrica.

Sempre più spesso i mezzi di comunicazione riportano eventi di siccità sul territorio italiano con impatti drammatici sulla popolazione e sugli ecosistemi. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), Forum scientifico intergovernativo sul cambiamento climatico istituito presso le Nazioni Unite, da tempo segnala l’intensificarsi di tali fenomeni nell’area mediterranea, a seguito del cambiamento climatico. 
Che fare?
E quale può essere il ruolo della comunità scientifica a supporto di una governance dell’acqua? 

Per tentare di dare risposta a tali quesiti fornendo elementi tecnico-scientifici, presso l’Aula Convegni del CNR a Roma, è stato presentato il 21 febbraio 2025 ilvolume“Siccità, scarsità e crisi idriche”, curato dal Gruppo di lavoro ‘Siccità, scarsità e crisi idriche’, coordinato dall’Istituto di ricerche sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irsa), sulla base delle attività scientifiche condotte dagli Istituti Cnr afferenti al Dipartimento scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente dell’Ente (Cnr-Dsstta), e arricchito dai contributi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), dellaStruttura di missione per il contrasto della scarsità idrica e per il potenziamento delle infrastrutture idrichee del Dipartimento della protezione civile (Dpc) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha visto il coinvolgimento di quasi 100 ricercatrici e ricercatori.

Presentato in anteprima lo scorso dicembre 2024 alla Fiera “Più Libri Più Liberi” a Roma, suscitando grande interesse tra esperti e appassionati del settore, ora con la presentazione ufficiale sì è aperto un dialogo tra i principali enti e istituzioni nazionali impegnati nei temi di siccità, gestione e governance delle risorse idriche.

“Questa pubblicazione evidenzia l’importanza della collaborazione tra ricerca, istituzioni e decisori politici– ha sottolineatoFrancesco Petracchini, Direttore Cnr-Dsstta e della collana “Habitat-Signa – Studi e ricerche su sistema terra e ambiente” di cui il volume ‘costituisce il primo numero– Affrontare le crisi idriche e i cambiamenti climatici richiede un dialogo continuo tra scienza e gestione del territorio. Solo attraverso la collaborazione tra scienziati, stakeholder e decisori politici è possibile sviluppare strategie efficaci di adattamento e mitigazione alle molteplici sfide ambientali del nostro tempo”.

Graphical abstract del volume – CNR Edizioni – Matteo Tucci

Negli ultimi decenni, il territorio nazionale ha affrontato numerose crisi idriche che hanno spesso causato conseguenze rilevanti sui diversi settori di utilizzo dell’acqua. La siccità del 2022, che ha colpito in particolar modo il nord Italia, ha lasciato nell’immaginario collettivo un ricordo ancora vivo per l’eccezionalità del fenomeno rispetto ai dati storici e per la portata dei danni economici prodotta dalla crisi idrica che ne è conseguita. 

Secondo gli Osservatori permanenti per gli utilizzi idrici istituiti presso le Autorità di distretto idrografico, a dicembre 2024 idistretti idrografici dell’Appennino centrale, dell’Appennino meridionaleedella Sardegnasi trovavano in unacondizione di severità idrica “media”(dove i sistemi di approvvigionamento riescono comunque a soddisfare i fabbisogni idrici per i diversi utilizzi), mentre il Distretto idrografico dellaSicilia, registrava una condizione di severità idrica “alta” (condizione in cui può essere necessario l’approvvigionamento idrico attraverso misure di emergenza).

A differenza di altre calamità naturali,le crisi idriche in Italia non causano danni alle infrastrutture né mettono a rischio vite umane, ma hanno gravi conseguenze economiche e ambientali.

La riduzione della disponibilità di acqua osservata negli ultimi decenni è determinata in primo luogo da unavariazione del regime pluviometrico, in termini di diminuzione delle precipitazioni totali annue (a fronte di una media annua storicadi 990 mm nel periodo 1921-1950, nell’ultimo trentennio climatologico (1991-2020)la precipitazione media annua, a livello nazionale, è scesa a 944,4 mm, con una significativa riduzione del numero di giorni piovosi.

A ciò si aggiunge un rilevanteaumento delle temperature. Dal 2000, la temperatura media in Italia è stata quasi sempre superiore rispetto al trentennio 1991-2020, con eccezione di pochi anni. Il2022, anno con le precipitazioni più basse mai registrate, è risultato anche il più caldo dal 1961(temperatura media superiore di 1,23 °C rispetto alla norma), superando di ben 1.0 °C il valore del 2021. Il cambiamento del regime termo-pluviometrico ha avuto un forte impatto sull’idrologia, riducendo il manto nevoso nelle Alpi, facendo arretrare i ghiacciai e diminuendo l’umidità del suolo in aree come la Pianura Padana, la Sardegna e la Sicilia occidentale

Anche ideflussi superficiali sono calati: dal 1800 a oggi, la portata del Po nei mesi estivi è diminuita di 2,53 m³/s all’anno, mentre le acque sotterranee subiscono variazioni più complesse da stimare. A tali impatti di tipo quantitativo, occorre aggiungere gli impatti sullaqualità delle risorse idrichedeterminate da una riduzione delle risorse:aumento delle concentrazioni a causa della diminuzione dei volumi disponibili,variazioni dei carichi di nutrienti,mobilizzazione di sedimenti e fosforoa seguito di eventi meteorici intensi,aumento della salinità nelle zone di transizione(ad esempio nel delta del fiume Po) e negli acquiferi costieri.

La riduzione della disponibilità di acqua, specie in condizioni emergenziali,limita l’approvvigionamentoidrico per uso civile, agricolo, industriale e turistico,riduce la produttività, soprattutto in agricoltura, epenalizza la produzione energetica. A questi effetti si aggiungono leconseguenze, talvolta drammatiche,sugli ecosistemi acquatici e connessi, oltre all’impatto sulla qualità del suolo, contribuendo al fenomeno dellaLand degradation. In Italia, laSardegna è la regione con la maggiore area degradata(circa 640 mila ettari), seguita dalLazio(600 mila ettari) e dall’Emilia-Romagnacon 580 mila ettari.

A complicare il monitoraggio delle risorse idriche, non solo i cambiamenti climatici che rendono i fenomeni naturali più imprevedibili e talvolta più estremi, ma ha un peso altrettanto importanteanche l’attività umana che, tra derivazioni, invasi e prelievi, altera il flusso delle acque superficiali e sotterranee. Altro elemento di criticità, la diffusione dimodelli di produzione agricola basati su approvvigionamenti idrici costanti, aumentando la domanda e rendendola meno flessibile. La situazione è aggravata dallo stato diobsolescenza (o inefficienza) delle infrastrutture idrauliche(nel settore civile il 25% ha più di 50 anni e il 60% oltre 30 anni), causando ingenti perdite d’acqua: in Italia,gli acquedotti civili disperdono circa il 50% dell’acqua, con punte fino al 60% nel Centro-Sud.

Nel volume sono analizzate anchele possibili misure di adattamento in condizioni di emergenza e sul medio e lungo periodo: riduzione dei fabbisogni, riduzione dei consumi, riutilizzo per scopi irrigui dei reflui trattati, aumento della capacità di invaso superficiale, ricarica controllata degli acquiferi, strategie per la riduzione dei fabbisogni e dei consumi, caratterizzazione e sfruttamento nuovi acquiferi, inclusi quelli off-shore, interconnessioni tra diversi sistemi di approvvigionamento idrico, efficientamento sistemi di captazione e distribuzione.

“È apparsa subito chiara ai componenti del gruppo di lavoro, la necessità di adottare un approccio olistico per inquadrare correttamente il fenomeno della siccità– ha dichiaratoEmanuele Romanoricercatore Cnr-Irsa, curatore del volume insieme al collegaIvan Portoghese–Inoltre, le competenze, le analisi e le proposte emerse, vanno inserite in un quadro più ampio di governance delle risorse idriche, tenendo conto non solo dello stato attuale della ricerca, ma anche dell’applicabilità delle soluzioni proposte in un orizzonte temporale di pochi anni, e non di decenni”.

Una pianificazione chiara ed efficace degli interventi di adattamento necessita parallelamente unripensamento dell’attuale assetto di governance dell’acqua. La gestione delle risorse idriche in Italia è infatti allo stato attuale caratterizzata da una significativa frammentazione delle competenze tra i settori civile, agricolo e industriale e da una mancanza di coordinamento tra le amministrazioni coinvolte nella gestione che determina una difficoltà complessiva a individuare soluzioni “di sistema”.

Dopo la presentazione del volume si sono susseguite3 tavole rotonde, ognuna dedicata a una tematica cruciale.
La prima si è concentratasugli impatti della siccità, analizzando le conseguenze sociali, economiche e ambientali.
La seconda ha approfondito lacaratterizzazione degli eventi siccitosi, con particolare attenzione alla gestione delle emergenze e alla pianificazione strategica.
Infine, la terza ha esplorato lesfide legate alla governance dell’acqua, mettendo in evidenza il ruolo delle politiche e delle istituzioni nella gestione sostenibile delle risorse idriche. 

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