Lo studio “Building a Water Smart Economy in the Euro-Mediterranean Area: The Role of Business”, realizzato da UN Global Compact Network Italia in collaborazione con TEHA Group e il supporto di Edison, evidenzia il ruolo cruciale e urgente del settore privato nella gestione dello stress idrico e dei rischi climatici nella regione euromediterranea.
L’acqua è sempre più rilevante per le imprese, ma non è ancora pienamente integrata nelle decisioni economiche: tra le oltre 8.500 aziende che rendicontano al Programma Water Security di Carbon Disclosure Project (CDP Water) dedicato a misurazione e gestione dell’impatto sulle risorse idriche globali, solo il 5% attribuisce un valore monetario all’acqua nei propri processi decisionali, a fronte di quasi una su quattro per il carbonio.
–La sicurezza idrica è strettamente connessa alla competitività e alla trasformazione dei sistemi produttivi. La crescita di settori strategici per le transizioni energetica e digitale – tra cui semiconduttori, data center, idrogeno, rinnovabili e batterie – aumenterà la domanda di acqua, rendendo necessario integrare i rischi idrici nella pianificazione degli investimenti e nelle strategie aziendali.
Sono i messaggi chiave della ricerca “Building a Water Smart Economy in the Euro-Mediterranean Area. The Role of Business”, realizzata daUN Global Compact Network Italia, Fondazione nata sotto l’egida dell’ONU che rappresenta e promuove in Italia la più ampia iniziativa globale delle Nazioni Unite dedicata alla sostenibilità d’impresa, in partnership conThe European House – Ambrosettie con il supporto diEdison, cheapprofondisce governance, risultati e prospettive di gestione della risorsa idrica da parte delle imprese italiane, e che è stata presentata in occasione del1° Forum EuroMediterraneo dell’Acqua(Roma, 30 settembre -2 ottobre 2026), promosso dalComitato One Water, iniziativa di un gruppo di esperti, rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e della società civile al fine di sostenere il protagonismo dell’Italia nel dibattito internazionale sui temi dell’acqua.
“Nell’ambito del proprio mandato, UN Global Compact Network Italia manifesta un commitment di primo piano nella promozione a livello nazionale di iniziative a sostegno della governance sostenibile della risorsa idrica, tema cruciale nel contesto del climate change –ha dichiaratoFilippo Bettini, Presidente di UN Global Compact Network Italia –A questo proposito siamo impegnati in prima linea nella mission promossa da CEO Water Mandate,l’iniziativa, istituita nel 2007 dall’ONU e da UNGC, che mira a mobilitare i leader aziendali a livello internazionale nell’attuazione di politiche di gestione della risorsa idrica sostenibili e responsabili, coniugandole con gli obiettivi aziendali. Sono oltre 700 le aziende, tra cui realtà di primo piano nei comparti utilities, energia e costruzione, che hanno aderito a livello internazionale al CEO Water Mandate impegnandosi nella riduzione del rischio idrico, nel ripristino di bacini esistenti e nella diffusione di modelli di efficienza e innovazione per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile”.
La ricerca analizza l’approccio agestione, prospettiveegovernance dell’acquada parte delleaziende italiane nell’ambito dei Paesi dell’Area Euro-Mediterranea. Nel contesto attuale segnato da cambiamenti climatici e siccità dei territori,l’acqua rappresenta unavariabile economica crucialeper lo sviluppo dei sistemi economici e la loro sostenibilità. Leprevisioni al 2050stimano unariduzione del 10% del PIL mondialedovuta alla scarsità di acqua conimpatti fino al 19%nei Paesi a medio-basso reddito. Si tratta di un dato ancora più allarmante se si considera ilcosto economico sostenuto dall’Italia a causa della crisi idrica, pari a13,4 miliardi di euro l’anno, ildoppio rispetto alla media europea,equivalente a 2,5 giorni di fermo dell’economia italiana. Dall’acqua dipende complessivamente in Italia un’economia di384 miliardi di Euro, pari aun quinto del Valore Aggiunto nazionale.

Campione di indagine della ricerca
L’indagine prende a riferimento per l’Italia94 aziende, dislocate su tutto il territorio nazionale appartenenti ai principali settori merceologici, tra cuienergia, utility e servizio idrico(20,2%),moda, lusso e tessile(17%),infrastrutture, trasporti e costruzioni(11,7%),pharma, chimica e materiali(9,6%),alimentare e bevande(7,4%) emanifattura e componentistica(6,4%). I risultati dell’indagine relativi all’Area Euro-Mediterranea si basano, invece, sui dati delleCommunication on Progress(CoP) 2025 di UN Global Compact per i Paesi diFrancia, Italia, Turchia, Portogallo, Grecia e Egittoe su focus che hanno coinvolto 33 aziende in settori chiave per la risorsa idrica.
La Governance della risorsa idrica in Italia
La ricerca restituisce un’immagine deltessuto imprenditoriale italiano a tinte incerte. Le aziende del sistema Paese sonoaltamente esposte al rischio idrico, con il56,4%che opera in aree di stress per la carente disponibilità di acqua. Tuttavia, lapercezione del rischiorisulta ancora limitata: solo1 azienda su 3 (34%) considera la risorsa idrica ad alta o estremamente alta criticità per la continuità del proprio business. Tra le imprese che attribuiscono alla risorsa idrica unlivello di criticità “alto” o “estremo”, il65,6%è suddiviso tra i compartienergia, utility e servizio idrico(46,9%) ealimentare e bevande(18,8%). Ifattoriprincipali che contribuiscono allasottovalutazione del water riskdelle aziende sono icosti idrici ridotti, rilevati dalle imprese e lalimitata presenza di impatti finanziari. L’acqua viene ancora considerata una voce di costo marginale per la maggioranza delle aziende: per il52,3%di queste l’approvvigionamento, iltrattamentoe loscaricoincidonomeno dell’1%sui costi operativi totali e solo per l’11,4%ilcosto supera il 15%. Negli ultimi 3 anni l’incidenza dei costi idriciè rimasta sostanzialmentestabile.Una maggiore integrazione delwater pricingpuò valorizzare la risorsa e rafforzare i business case degli investimenti. Il settore pubblico dovrebbe migliorare l’efficienza delle reti – in Italia la dispersione è circa del 42% – e la resilienza dei bacini, anche tramite partenariati pubblico-privati e incentivi. Alle imprese spetta, invece il compito di integrare ilwater risknelle decisioni di investimento e nella pianificazione economica, andando oltre la sola gestione operativa.
Governance e competenze specialistiche da rafforzare per business case più solidi
La ricerca evidenzia lanecessità di un rafforzamento della governance aziendale della risorsa idrica; la difficoltà nel creare una Water Smart Economy non dipende dalla mancata maturità gestionale delle imprese sui temi ambientali bensì dallo sviluppo dicompetenze specialistiche in materia di risorsa idrica. Solo un ristretto8,5%delle aziende prevede una supervisione diretta da parte deltop managemento del board (energia, utility e servizio idricoper il62,5%ealimentare e bevandeper il25,%) sulle policy di gestione dell’acqua, segno di una carenza di vision rispetto a strategie di lungo termine nella governance della risorsa.

Il40,4%delle imprese non prevedealcun obiettivo quantitativosulla gestione idrica e solo il4,3%dispone di target science-based o allineati a framework internazionali. La maggioranza delle imprese ha ancoraobiettivi interni o in fase di definizione.Le azioni di governance intraprese ad oggi dalle aziende si limitano all’efficienza e riduzione dei prelievi idrici(22,2%) e allarendicontazione e trasparenza(22,2%), ambiti in cui le imprese hanno già maturato esperienza operativa. Le priorità future ampliano il perimetro della gestione idrica verso azioni diefficientamento/efficienza,circolaritàcon lariduzione dei prelievi idriciecoinvolgimento degli stakeholderdella filiera.
Investimenti e innovazione, benefici sottostimati dalle imprese
Ibeneficipercepiti dalle aziende italiane nella gestione idrica sono in primo luogo direputazione/brand image(18,3%) seguiti dallariduzione dei costi operativi(17,6%) e dallacompliance normativa(16,8%).Innovazione di prodotto/processo(9,9%) eaccesso a nuovi mercati o capitali(rispettivamente3,1%e2,3%) sono benefici consideratimarginalidalle aziende a testimonianza di una visione ancorata al passato nella gestione della risorsa idrica. A tali dati fanno da specchio gliscarsi investimenti idricioperati dalle aziende italiane; circa il29,5%delle aziende non investe nella gestione idrica e il31,8%vi destinameno del
degliinvestimenti totali. Nei prossimi3 annisolo il5%delle aziende stima un aumento significativo degli investimenti mentre1 impresa su 4,pari al30%circa, prevede ancora dinon misurare i propri investimenti idrici, a conferma della mancata o scarsa percezione della crisi idrica. L’innovazione al servizio della gestione idricavienesottovalutatacon il34,1%delle aziende che le attribuisce unruolo marginalea fronte di un esiguo15,9%che la considerastrategicaper trasformare il modello operativo.

Barriere alla Water Smart Economy
Costi di investimento elevati,complessità regolatoria e autorizzativaeincertezza sul ritorno economico(ROI) sono considerati iprincipali ostacoliper la transizione verso la Water Smart Economy. Ilquadro normativoè giudicatopoco oper nulla adeguatoa supportare gli investimenti da oltre un terzo delle aziende (36,4%), frenato daframmentazione tra territori,scarsa prevedibilità autorizzativaelinee guida tecniche insufficienti. Per far decollare la Water Smart Economyle aziende chiedonosoprattuttoincentivi fiscalieaccesso al credito agevolato, seguiti da unatariffazione idricache rifletta il costo reale della risorsa e da una maggioresemplificazione normativa e autorizzativa.
Conclusioni
Dall’indagine sull’Italia emerge con chiarezza l’urgenza di creare competenze specialistichenella gestione dell’acqua che facciano tesoro dell’expertise acquisita, più in linea generale, a livello ambientale mirando a unagovernance strategica e non solo operativadella risorsa, attuata in prima linea daivertici aziendali. Occorrepuntare su investimenti e innovazionequale volano per lo sviluppo delle imprese sul fronte della gestione idrica e in attuazione della transizione verso la Water Smart Economy. La governance della risorsa idrica non risponde solo all’esigenza di reputazione o di adempimento delle previsioni normative; è innanzitutto unaquestione di crescita delle impresenel medio-lungo termine con unariduzione dell’impatto dei costi– per le aziende che investiranno in tale ambito – via via più significativa alla luce dellacrescente scarsità della risorsa acqua.
Lo scacchiere Euro-Mediterraneo
L’Area del Mediterraneo rappresenta oggi uno degli epicentri globali dellawater crisiscon unascarsità idrica, che risulta12 volte superiore alla media mondiale.220 milioni di persone circa, pari al42% della popolazione dell’Area, vivono in condizioni dipenuria d’acquacon il bacino del Mediterraneo che concentra il60% circa della popolazionemondiale classificata come“water-poor”. L’esposizione dell’Area del Mediterraneo allo stress idrico è destinata ad aumentare nel tempo acquisendo un carattere sempre più strutturale per effetto combinato del cambiamento climatico e delle dinamiche demografiche. Il Mediterraneo si riscalda infatti il20% circa più rapidamente della media globale. Nel Mediterraneo, la competizione tra usi assume caratteristiche ancora più marcate, soprattutto per ilpeso dell’agricoltura: il settore rappresenta l’87%dei prelievi inTurchia, l’80%inGrecia, il79%inEgittoe circa il50%inItalia. A livelloUE, inoltre, l’agricolturapesa per il51%dei consumi netti. Nei prossimi anni i fabbisogni legati allatransizione energetica e digitalecontribuiranno ad aumentare la pressione e la competizione intorno alla risorsa idrica. Isettori strategici di semiconduttori, data center, idrogeno rinnovabile e batteriepresentano fabbisogni idrici significativi ein crescita. Il loro valore economico potrebbe passare da€192 miliardi circaa quasi€1.000 miliardientro il 2030; la domanda idrica associata potrebbe raggiungerelivelli fino a 2,6 volte superiori agli attuali. Si osserva, infine, come la competizione per la risorsa idrica sia alla base dell’incremento dei conflitti causati all’acqua;dal 2000iconflitti legati all’acquasonoaumentati di ben 17 voltepassando da 24 a 420 casi registrati nel 2024.
La Governance della risorsa idrica nell’Area Euro-Mediterranea
Nell’ambito della ricerca, i dati emersi dalle Communication on Progress (CoP) 2025 di UN Global Compact per i Paesi diFrancia, Italia, Turchia, Portogallo, Grecia e Egittohanno preso a riferimento un campione complessivo di2.180 aziende, di cui il52,9%costituito daPMI. Dall’analisi emerge come larilevanza attribuita all’acquadalle imprese dell’Areanon sia omogeneabensì assuma un rilievo diverso nei Paesi considerati. Laquota più elevatasi registra inTurchia, con il61%, seguita daGrecia(49%) e dall’Egitto(48%). L’Italiasi posiziona con il41%a testimonianza dell’importanza attribuita al tema da una quota significativa di imprese pur in un contesto di bassa percezione del rischio idrico.
Nell’Area Euro-Mediterranea, la maggioranza delle aziende non rileva impatti negativi collegati all’acqua nei diversi Paesi oggetto di indagine. LaGreciasi classifica al1° posto(87%) seguita daItalia(86%),Portogallo(84%),Turchia(82%),Francia(75%) eEgitto(71%). Le aziende che dichiarano di aver identificato impatti negativi ma di non aver posto in campo misure di rimedio rappresentano il12% in Egittoa fronte di un esiguo4% di Grecia, Portogallo e Turchiae del2% in Italia. Il17%delle aziende egizianeafferma di aver identificato impatti negativi ed offerto misure di rimedio, seguito daFrancia (13%),PortogalloeGrecia, rispettivamente per il12%,Turchia(11%) eItalia(8%).
Nel bacino Euro-Mediterraneo prelievi e consumi di acqua in aree caratterizzate da stress idrico elevato o estremamente elevato variano significativamente da Paese a Paese con conseguentilivelli di esposizione diversi al water risk. In particolare,PortogalloeTurchiapresentano le quote più elevate, con circa la metà o più dei prelievi e dei consumi localizzati in aree a stress idrico, rispettivamente59%e63%inPortogalloe50%e47%inTurchia; valori sensibilmente inferiori emergono negli altri Paesi analizzati.
“I risultati emersi dall’indagine mostrano con evidenza la necessità di un cambiamento di approccio in Italia nel contesto dei Paesi dell’Area Euro-Mediterranea che apra la via allo sviluppo concreto della Water Smart Economy –ha dichiaratoDaniela Bernacchi, Executive Director di UN Global Compact Network Italia – È fondamentale attivare una strategia di azione che coinvolga pubblico e privato predisponendo interventi mirati a tutela dell’acqua per evitare la dispersione idrica delle reti e garantire la resilienza dei bacini. Occorre, inoltre, prevedere l’integrazione del water pricing per ricalibrare efficacemente i costi idrici nelle strategie di business delle aziende. La governance della risorsa idrica è innanzitutto una questione di strategia di lungo periodo per garantire la futura crescita e competitività delle imprese; come sistema Paese è cruciale cogliere già oggi le opportunità legate allo sviluppo dell’economia dell’acqua, prendendo a modello best practices internazionali per rispondere adeguatamente alle sfide originate dal cambiamento climatico e da una scarsità idrica sempre più urgenti”.
