Diritto e normativaSostenibilità

Pacchetto Omnibus: tra semplificazioni e preoccupazioni

La Commissione UE presenterà nei prossimi giorni il primo Pacchetto Omnibus con le proposte di semplificazione delle Direttive sulla rendicontazione della finanza sostenibile (CSRD), sulla Dovuta Diligenza di sostenibilità (CSDDD) e del Regolamento sulla tassonomia per le attività sostenibili, al fine di ridurne gli oneri amministrativi per le imprese e forse per allungare i tempi di implementazione. Ma sono forti le voci critiche preoccupate che una semplificazione eccessiva possa portare ad una diluizione degli standard di sostenibilità.

“Farò della rapidità, della coerenza e della semplificazione priorità politiche fondamentali in tutte le nostre azioni. Ciascun commissario avrà il compito di concentrarsi sulla riduzione degli oneri amministrativi e sulla semplificazione dell’attuazione: meno burocrazia e rendicontazione, maggiore fiducia, migliore applicazione delle norme e procedure di autorizzazione più rapide […] Lavoreremo con un Vicepresidente responsabile per l’attuazione, la semplificazione e le relazioni interistituzionali […] Su tale base presenteremo proposte per semplificare, consolidare e codificare la normativa, al fine di eliminare le eventuali sovrapposizioni e contraddizioni mantenendo nel contempo standard elevati”.

Così la Presidente della Commissione UEUrsula von der Leyenannunciava nelleLinee guidaprogrammatiche, presentate al Parlamento europeo lo scorso luglio, la decisione di apportate semplificazione alla legislazione dell’UE in nome della competitività. Il Commissario per l’Economia e la ProduttivitàValdis Dombrovskis è stato designato anche quale Commissario all’Attuazione e Semplificazione.

Lo scorso gennaio la Commissione UE ha adottato la “Bussola per la Competitività” in cui uno degli attivatori dei 3 pilastri (innovazione,decarbonizzazioneesicurezza), laSemplificazione dovrebberidurre  drasticamente glioneri normativi e amministrativi, annunciando unaproposta Omnibus per ridurre di almeno il 25% gli oneri amministrativi per le imprese in generale e almeno del 35% per le PMI nei settori della rendicontazione della finanza sostenibile(CSRD), della Due Diligence di sostenibilità(CSDDD)  e della tassonomia per le attività sostenibili(Regolamento(UE) 2020/852).

Si tratta di un cambiamento di approccio al Green Deal europeo da parte della Commissione UE sotto la pressione di aziende e associazioni commerciali, comeBusiness Europe, che vogliono ridurre i loro oneri normativi, e di paesi comeGermania,Francia,Italiache chiedono larevisione dei requisiti di segnalazione obbligatoria, diridurre il numero delle aziende coinvoltee diritardarne l’attuazione, mentre laSpagnavuole che gli “elementi principali” delle CSRD e CSDDD vengano mantenuti, affermando che “Rimuovere alcuni obblighi esistenti non migliorerebbe necessariamente la nostra competitività e tuttavia rischia di inviare un pericoloso segnale di marcia indietro sui nostri valori europei fondamentali“, come riportato daEuractiv. Anche laDanimarcaè contraria a una riapertura totale delle Direttive, mentre e favorevole a ritardarne l’applicazione.

In vista della presentazione da parte della Commissione UE entro fine febbraio del “Pacchetto Omnibus” su tali normative, alcunegrandi imprese,gruppi di investimentoeorganizzazioni della società civilehanno inviato alla Commissione UE lettere aperte in cui esprimono lapreoccupazione che il pacchetto più che semplificare le normative comporti una deregolamentazione e un pesante attacco al quadro stesso del Green Deal europeo.

NellaLetteradi un gruppo di importanti aziende europee tra cuiNestlé,Ferrero,Mars,Unileveresortano la Commissione europea a non riaprire i negoziati sulla legislazione in materia di rendicontazione sulla sostenibilità e due diligence.

“Siamo particolarmente preoccupati per la potenziale riapertura della direttiva sulla due diligence sulla sostenibilità aziendale (CSDDD), soprattutto perché la CSDDD non introduce obblighi di rendicontazione sovrapposti[…]Il passo più pratico che la Commissione Europea può compiere per supportare la competitività futura è concentrarsi sullo sviluppo di una guida chiara e pratica necessaria per supportare le aziende nell’implementazione del CSDDD. Ciò deve includere la pubblicazione e il proseguimento della consultazione pianificata[…]Le norme dell’UE in materia di due diligence e rendicontazione si basano su standard internazionali autorevoli e consolidati in materia di due diligence sulla sostenibilità, che molte aziende mettono in pratica da anni[…]Siamo pronti a lavorare insieme per sfruttare i potenziali benefici dell’approccio dell’UE alla due diligence e al reporting aziendale, che includono la creazione di un campo di gioco equo per la ricompensa e il riconoscimento di performance aziendali solide e olistiche. Siamo certi che con una guida chiara e il supporto della Commissione europea, l’implementazione delle norme esistenti sarà pratica e praticabile per le aziende, i lavoratori, i consumatori e l’economia europea”.

LaDichiarazionecongiunta di3 sigle di investitori finanziari(Institutional Investors Group on Climate Change–IIGCC,European Sustainable Investment Forum–EUROSIFePrinciples for Responsible Investment–PRI) sostenute da 211 investitori e altri attori del settore finanziario, avverte che “‘riaprire queste normative nella loro interezza rischia di generare incertezza normativa e, in ultima analisi, potrebbe compromettere l’obiettivo della Commissione di riorientare i capitali a sostegno del Green Deal europeo”. Nella lettera si sottolinea che tali norme consentono agli investitori di prendere decisioni più consapevoli, aiutandoli a “gestire i rischi, identificare le opportunità e, in ultima analisi, riallocare il capitale verso un’economia Net-Zero più competitiva, equa e prospera”. Pur riconoscendo la necessità di miglioramenti mirati, la dichiarazione congiunta evidenzia l’importanza di una stabilità normativa a lungo termine e mette in guardia sui rischi di una revisione generalizzata delle tre leggi. Una loro eventuale riapertura completa potrebbe infatti compromettere la solidità delle informative sulla sostenibilità aziendale, strumenti essenziali per orientare le decisioni di investimento.
Eurosif, IIGCC e PRI dichiarano di “sostenere l’obiettivo generale di semplificare e migliorare la coerenza del quadro sulla finanza sostenibile dell’UE”, ma ritengono che “un approccio più efficace consisterebbe nel focalizzarsi sulla semplificazione degli standard tecnici e nella fornitura di linee guida chiare per l’attuazione”.
Tra i firmatari anche gestori patrimoniali italiani, tra cuiAnima SGR,Kairos Partners SGReNextalia SGR, con un patrimonio complessivo di 196 miliardi di euro.

Laletteradi172 organizzazioni della società civilesottolinea che la riapertura legislativa del Pacchetto Omnibus “sta generando un’enorme incertezza per i paesi che hanno già avviato il loro processo di recepimento e premierà le aziende che non si sono preparate a conformarsi a queste normative. Ciò sta generando un’enorme incertezza per i paesi che hanno già avviato il loro processo di recepimento e premierà le aziende che non si sono preparate a conformarsi a queste normative.Una corsa al ribasso negli standard della catena del valore rischierà di aumentare la pressione sulla produzione europea. Porterà anche a un maggiore sfruttamento delle persone e a danni ambientali in tutti i paesi. Le aziende dovrebbero essere ritenute responsabili della loro responsabilità di rispettare i diritti umani in tutte le loro operazioni e catene di fornitura”.

In un’altraletterapromossa daAnti-Slavery International, la più antica organizzazione per i diritti umani al mondo, e firmato anche altre75 organizzazioni di Sud America, America Latina, Africa e Asia, si afferma che “Se l’UE ritarda o solleva dubbi sulla CSDDD, il suo potenziale di incentivare cambiamenti nelle pratiche commerciali e di fungere da standard per altre giurisdizioni andrà perso, a scapito delle persone e del pianeta”.
La lettera sostiene che le iniziative volontarie “non sono riuscite a porre fine alle pratiche commerciali che danneggiano le persone e l’ambiente, in particolare nei nostri Paesi”.
Sebbene il grupporiconosca che la direttiva “non è perfetta”e che potrebbero essereapportate modifiche per semplificare il processo di conformità per le aziende, ha esortato l’UE a non ritardare l’attuazione o a ridurre significativamente la portata delle informative obbligatorie.
“Contrariamente al messaggio diffuso da alcune aziende, ritardare o annacquare il CSDDD non migliorerà la crescita economica o il commercio internazionale– conclude la lettera –Al contrario, perpetuerà solo uno status quo in cui le aziende sono incentivate a chiudere un occhio sui danni causati dalle loro operazioni e catene del valore“.

Fra pochi giorni sapremo quali orientamenti saranno stati presi.

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