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Impollinatori: quelli selvatici sono in declino più delle api domestiche

Un Future Brief del servizio di informazione della DG ENV della Commissione UE fa il punto sui principali driver del declino degli impollinatori selvatici e sulle azioni da intraprendere per invertirlo.  

L’Unione europea ha messo in campo varie iniziative volte a sostenere la salute degli impollinatori domestici che affrontano essenziamente le questioni delle api mellifere (aspetti veterinari, pratiche apistiche, ecc.).

Ma la grande maggioranza degli impollinatori sono specie selvatiche. Per concentrarsi su di essi, l’UE con una Comunicazione ha avviato nel 2018 l’Iniziativa sugli impollinatori per affrontare il loro declino nell’UE e contribuire agli sforzi globali di conservazione, fissando obiettivi a lungo termine (al 2030) e azioni a breve termine nell’ambito di 3 priorità:
Miglioramento della conoscenza del declino degli impollinatori, delle sue cause e conseguenze;
Affrontare le cause del declino degli impollinatori;
Sensibilizzazione, coinvolgimento della società in generale e promozione della collaborazione.

La nostra qualità della vita e il nostro futuro dipendono dai numerosi servizi offerti gratuitamente dalla natura – ha dichiarato Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo per l’Ambiente, gli Oceani e la Pesca – L’impollinazione è uno di questi servizi invisibili, ma inestimabili, quindi è molto preoccupante apprendere che alcuni dei migliori impollinatori sono ad alto rischio. Se non affrontiamo i motivi alla base del declino degli impollinatori selvatici e agiamo con urgenza per arrestarlo, noi e le nostre future generazioni pagheranno davvero un prezzo molto alto”.

Nell’ambito dell’iniziativa sugli impollinatori, il Servizio di informazione e notizie (Science for Environment Policy) della Direzione generale Ambiente (DG-ENV) della Commissione UE ha pubblicato il Future Brief (previsioni di esperti sulle politiche e sui problemi emergenti su tematiche ambientali), dal titolo “Pollinators: importance for nature and human well-being, drIvers of decline and the need for monitoring”, che riassume l’importanza e il ruolo degli impollinatori per la produzione alimentare e la natura, sia per le colture agricole che per le piante selvatiche, indagando, inoltre, sui principali driver del declino degli impollinatori e sulle azioni da intraprendere per invertirlo.  

Le cause sono complesse e interagiscono tra di loro con molte incertezze intrinseche – vi si legge – Tuttavia, il cambiamento nell’uso del suolo, la pratica dell’agricoltura intensiva e l’uso dei pesticidi, l’inquinamento ambientale, le specie esotiche invasive, gli agenti patogeni e i cambiamenti climatici sono identificati come i principali driver di declino, la cui ampiezza indica come tutti i settori della società, compresi Governi, i gestori del territorio, il settore privato e in generale il pubblico, hanno un ruolo da svolgere nel garantire la sopravvivenza degli impollinatori”.

La cartina della domanda non soddisfatta per i servizi ecosistemici di impollinazione delle colture nel 2012 (Vallecillo et al., 2019), mostra che nelle regioni del nord e del centro Europa la percentuale è bassa, grazie alla loro idoneità ambientale di supporto agli impollinatori selvatici  (bombi e api solitarie). Gli autori ritengono che nelle regioni con una domanda non soddisfatta più elevata per l’impollinazione delle colture dovrebbe essere data priorità al restauro degli habitat compatibili con la presenza di impollinatori.

Ricordiamo che lo scorso maggio la Commissione UE ha adottato la nuova Strategia sulla biodiversità, come previsto dal Green Deal europeo, da titolo “Riportare la natura nella nostra vita”, che prevede di destinare entro il 2030 almeno il 10 % delle superfici agricole ad elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità, constatando che  che i terreni più ricchi di biodiversità sono spesso quelli più produttivi.

Al 2° posto tra gli obiettivi del Piano di ripristino degli ecosistemi, c’è di: “Invertire la tendenza alla diminuzione degli impollinatori”. Per sostenere tale obiettivo la Commissione ha comunicato che entro la fine del 2020 l’Iniziativa sugli impollinatori verrà riesaminata ed eventualmente completata con proposte di misure supplementari se necessario.

Proprio perché i prodotti e i servizi ecosistemici sono essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo umano, si sta facendo strada tra le altre iniziative quella che mira a sostituire al PIL (Prodotto Interno Lordo) il GEP (Prodotto Ecosistemico Lordo) che misura valore totale dei beni e servizi dell’ecosistema di una determinata regione e Paese.

Immagine di copertina: Bumblebee by Myriams-Fotos, @Pixabay, public domain

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