Il Rapporto 2026 “La bioeconomia delle foreste” di Legambiente, presentato IX Forum “Foreste sulla gestione sostenibile e forestale” (Roma, 30 ottobre 2026), evidenzia una situazione critica per il patrimonio boschivo italiano, caratterizzato da un aumento della superficie forestale a fronte di crescenti vulnerabilità climatiche e pressioni ambientali. Nonostante la crescita dei boschi, il settore affronta forti criticità legate agli incendi, una limitata pianificazione della gestione attiva e una pesante dipendenza dalle importazioni di materie prime estere.
In Italia da inizio anno al 15 ottobre 2026 ci sono stati ben 2.223 roghi (+20,5%) e 130.858 ettari sono andati in fumo (+ 36% rispetto al 2025), di questi il 28,66% sono ettari della Rete Natura 2000. Sicilia, Calabria e Puglia, le regioni più colpite, mentre la Provincia di Bolzano è, invece, l’unico territorio non interessato dai roghi. Preoccupano i ritardi nella prevenzione, mentre pianificazione, certificazione e gestione forestale sostenibile crescono ma troppo a rilento.
Sono alcuni dei risultati delRapporto“Bioeconomia delle Foreste. Conservare, rigenerare, ricostruire” diLegambiente, presentato in occasione delIX Forum“Foreste sulla gestione sostenibile e forestale” (Roma, 30 ottobre 2026), trasmesso instreaminginsieme ad unpacchetto di proposte indirizzate al Governo.
“Le foreste rappresentano uno degli elementi centrali delle politiche europee per la transizione ecologica, la mitigazione dei cambiamenti climatici, la tutela della biodiversità e lo sviluppo di una bioeconomia sostenibile– ha dichiaratoStefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente –Per il 2030, pertanto, la gestione forestale non può più essere considerata esclusivamente come una politica settoriale, ma deve essere letta all’interno degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, tutela della biodiversità, ripristino degli ecosistemi e sviluppo di filiere economiche sostenibili. Dall’Italia ci aspettiamo un serio cambio di passo e un maggiore impegno nella valorizzazione, gestione e pianificazione forestale”.
Quattro gli alert rossiche nel 2026 impattano sul patrimonio boschivo:impennata degli incendi;accelerata della crisi climatica e delle specie aliene;ritardi nella prevenzione e crescita a rilento di pianificazione, certificazione e gestione forestale sostenibile; ladipendenza da legname estero.
Impennata degli incendi
I dati parlano chiaro.La minaccia più grande arriva dagli incendi: stando ai dati elaborati da Legambiente su fonteEFFIS/CopernicusnellaPenisola dal 1° gennaio al 15 ottobre sono 2.223 i roghi scoppiati (+ 20,5% rispetto al 2025) e 130.858 gli ettari andati in fumo (+36% rispetto al 2025), pari a 183.275 campi da calcio: una media di 58,8 ettari per incendio.
Degli ettari totali percorsi dalle fiamme, benil 28,66% (37.499 ettari) riguarda territori della Rete Natura 2000, una ferita al cuore verde della Penisola che cresce rispetto al 2025, parliamo di circa 12.000 ettari in più rispetto allo scorso anno.
A livello generale il Meridione si conferma il più colpito conSicilia(71.178 ettari bruciati e 836 roghi),Calabria(14.359 ha e 570 roghi), ePuglia(13.649 ha e 157 incendi), seguiti daPiemonte(5.159 ha e 52 roghi) eSardegna(5.043 ha e 44 incendi), che insieme all’Abruzzo(4594ha e 30 incendi) sono anche le regioni dove sono maggiormente bruciati gli ettari della Rete Natura 2000.
Laprovincia di Bolzanoè, invece, l’unico territorio non interessato dai roghi. Nella Penisola salgono a789 i comuniferiti dalle fiamme (+19%), di questi 494 (pari al 62,6% del totale) sono piccoli comuni (sotto i 5mila abitanti). Ciò che preoccupa, è il fatto che in Italia lasuperficie interessata annualmente dai roghi (oltre 100 mila ettari) supera persino quella autorizzata al taglio nel nostro Paese, pari a 72 mila ettari secondo i datiSINFOR 2025.
Ritardi prevenzione
A pesare sono i ritardi sulla prevenzione, e il fatto chepianificazione e gestione forestale nel 2026, seppur in lieve crescita,raggiungono rispettivamente solo il 21%(era il 18% nel 2025)e l’11%(era l’8% del 2025) della superficie boscosa, con un aumento di appena tre punti percentuale rispetto al 2025.
Crisi climatica e specie aliene
Intanto la crisi climatica avanza consiccità,ondate di calore, edeventi meteo estremi; mentre tra le specie aliene invasive lacocciniglia tartaruga del pino, un parassita di origine asiatica, sta lasciando il segnouccidendo intere pinete della macchia mediterranea.
Importazioni di legno
Preoccupa la dipendenza dell’Italia e il sottoutilizzo del legno:nonostante disponga di un patrimonio boschivo in crescita, la Penisola anche nel 2026 continua a importare l’80% di legname dall’estero per il suo fabbisogno, una scelta che la espone a vulnerabilità geopolitiche in caso di blocchi commerciali o sanzioni internazionali, mentre l’utilizzazione del legno Made in Italy resta tra i più bassi d’Europa. Si preleva poco più di un terzo dell’incremento annuo, e ampie porzioni di bosco non sono soggette ad alcuna forma di gestione programmata.
Il valore economia della filiera legno
Una fotografia, in sintesi, che non rende giustizia ad un Paese come l’Italia che custodisceun patrimonio forestale, che copre ormai circa 11 milioni di ettari(erano 6mila negli anni ’70), pari oggi a quasi il 37% della superficie nazionale, e la cui filiera, quella delbosco- legno-energia, nel 2025 ha fatturato, stando agli ultimi dati disponibili, complessivamente52,2 miliardi di euro, pari al 4,3% del fatturato manifatturiero nazionale, contando nel suo complesso 62.100 imprese e 292.000 addetti. Eppure, ad oggi, denuncia Legambiente,in Italia la gestione degli ecosistemi forestali passa soprattutto dal fuoco e la loro conservazione è affidata all’abbandono che rischia di diventare l’unica azione di conservazione.
Cosa serve per il futuro delle foreste
È urgente un cambio di paradigma lavorando su unaprevenzione attiva e strutturale– basata su unagestione forestale sostenibile, sullamanutenzione del territorio, lapianificazione urbanistica nelle zone di interfaccia urbano-rurale, l’applicazione del fuoco prescritto, l’aggiornamento capillare dei Catasti incendi dei comuniesistemi avanzati di monitoraggio satellitare(come EFFIS) – e su unpiano industriale nazionale che metta al centro la filiera del bosco-legno-energia per accelerare la transizione ecologica del settore forestale.
Obiettivo nazionale 2030
Per questo Legambiente dal IX Forum Foreste indirizza un pacchetto di proposte al Governo chiedendo in primis la definizione di unobiettivo nazionale che preveda entro il 2030 di certificare almeno il 25% e raggiungere almeno il 50% della pianificazione delle superfici forestali e ridurre del 30% le importazioni di legno dall’estero.
Allo stesso tempo è fondamentale prevederepiani di mitigazione e adattamento a scala territoriale per proteggere gli ecosistemi forestali,frenare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. Aumentare la protezione delle foreste, e i monitoraggi, creare santuari per la biodiversità forestale.
Occorre promuovere il Made in Italy e le filiere forestali locali sostenibili,favorire labioeconomia circolareper sostenere la transizione ecologica,prevedere più legno nei processi produttivie un uso a cascata ai fini energetici anche per ridurre la povertà energetica di molte famiglie che usano il legno per riscaldare casa,contrastare il commercio illegale e la deforestazione indotta, e infine prevederepiù verde urbano in città, fondamentale per mitigare gli effetti della crisi climatica nelle aree urbane dove vive la maggioranza delle persone, e per rigenerare e rendere più resilienti le città.
“In Italia l’attuazione della Strategia forestale nazionale e della riforma del settore forestale in tutte le Regioni è l’altro passo che ancora manca per completare il percorso previsto dal D.Lgs. 34/2018 – Testo unico in materia di foreste e filiere forestali e la Strategia forestale nazionale, per poter valorizzare un settore importante per l’ambiente e per l’economia del nostro Paese– ha sottolineatoAntonio Nicoletti,Responsabile aree protette di Legambiente –Serve anche un serio impegno da parte delle regioni, e per questo abbiamo in programma alcune tappe regionali del Forum Foreste, ma anche maggiori fondi e risorse, mentre nell’attuazione delle politiche territoriali c’è bisogno di più integrazione con il settore forestale che deve diventare un asset della bioeconomia circolare e del Made in Italy per le filiere forestali”.
