22 Settembre 2021
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GEP (Prodotto ecosistemico lordo) invece del PIL per un futuro sostenibile

Una nuova ricerca dimostra che la sostituzione del prodotto interno lordo (PIL) con il prodotto ecosistemico lordo (GEP) consentirebbe ai Governi di confrontare più facilmente le opzioni e valutare i compromessi tra le diverse posizioni da assumere per la conservazione.

Il PIL (Prodotto interno lordo), ampiamente utilizzato dai decisori di tutto il mondo, sintetizza il valore di tutti i beni e servizi acquistati e venduti in un Paese durante un certo periodo. Tuttavia il PIL non tiene conto di come la natura incida sull’economia e sul benessere umano.

Tale omissione sarebbe “critica”, secondo il nuovo StudioUsing gross ecosystem product (GEP) to value nature in decision making” (Utilizzare il prodotto ecosistemico lordo (GEP) per valorizzare la natura nel processo decisionale) pubblicato l’8 giugno 2020 sulla PNAS, la Rivista ufficiale della National Academy of Science degli Stati Uniti, e condotto da un team di ricercatori cinesi, statunitensi e britannici, che fanno parte del Progetto Capitale Naturale, costituito da una coalizione di esperti di vari Università e Organizzazioni con sede presso la Stanford University, che si dedicano a studiare i servizi ecosistemici in diverse aree del globo e a proporre ed attuare politiche concrete di sostenibilità che integrino l’economia all’ecologia.

I prodotti e i servizi ecosistemici sono essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo umano e il Gross Ecosystem Product (GEP) mira a indicatori specifici per misurare il valore economico totale di tutti i prodotti e servizi ecosistemici. Il GEP è il valore totale dei beni e servizi dell’ecosistema forniti al benessere umano in una regione ogni anno e può essere misurato in termini di valore biofisico e valore monetario. Gli ecosistemi che possono essere misurati includono ecosistemi naturali come foreste, praterie, zone umide, deserto, acqua dolce e oceano e sistemi artificiali che si basano su processi naturali come terreni agricoli, pascoli, allevamenti di acquacoltura e terra verde urbana, ecc.

Di fatto voliamo alla cieca quando si tratta di sapere dove e quanta natura proteggere – ha spiegato Gretchen Daily, Professoressa di scienze ambientali alla Stanford University dove dirige il Center for Conservation Biology e il Natural Capital Project di cui è stata fondatrice, nonché autrice senior dello Studio – Il GEP tiene traccia di  contributi vitali che vanno dalla  natura alla società, informa per quanto riguarda gli investimenti nella loro protezione e aiuta a valutare le prestazioni dei leader e delle politiche”.

Relazioni tra risorse dell’ecosistema, GEP e processo decisionale. La condizione delle risorse dell’ecosistema determina l’output dei servizi ecosistemici e il GEP. Quindi, il GEP può essere utilizzato nella valutazione della politica e misure di Governo, nella pianificazione e nella determinazione della compensazione ecologica. Le decisioni politiche, finanziarie e gestionali, a loro volta, influenzano la condizione delle risorse degli ecosistemi.

Questo nuovo approccio è stato applicato in concreto nel caso studio della Provincia cinese del Qinghai che occupa la parte nord-orientale dell’Altopiano del Tibet e dove ci sono le sorgenti dei fiumi Mekong, del Fiume Azzurro (Yangtze) e del Fiume Giallo (Huang Ho).

La Cina sta già utilizzando il GEP nel processo decisionale in diversi modi, il che rappresenta un passo nella giusta direzione. Nel febbraio 2017, il Governo cinese ha annunciato che avrebbe richiesto a tutte le sue province e regioni di tracciare “linee rosse ecologiche” entro il 2020 per delimitare le zone protette nei loro territori, come parte di uno sforzo continuo per proteggere l’ambiente naturale del Paese e migliorare la qualità della vita delle persone.

L’Accademia cinese delle scienze sta aiutando il Governi locali a determinare le linee rosse ed ha raccolto una serie di dati che sono stati utilizzati nella ricerca. Il Professor Zhiyun Ouyang, Direttore del Centro di ricerca per le scienze ambientali dell’Accademia cinese delle scienzeha, infatti, guidato lo studio e ne è stato l’autore principale.
“Il Qinghai è ricco di capitale naturale, ma il suo PIL da solo non riflette quel valore – ha sottolineato Ouyang –  Utilizzando questa nuova metrica, siamo stati in grado di attribuire un valore ad importanti servizi ecosistemici, in particolare all’approvvigionamento idrico, che il Qinghai attualmente esporta in altre Province, ma non riceve credito nel calcolo del PIL”.

I ricercatori sono stati in grado non solo di mettere gli ecosistemi della Provincia di Qinghai in bilancio, ma anche di mostrare che solo un terzo del valore economico generato dagli ecosistemi della provincia viene fornito ai suoi residenti, mentre il resto viene esportato in altre province della Cina e in altri Paesi del mondo. Ciò dimostra l’importanza delle interazioni uomo-natura non solo all’interno di un luogo, ma anche nei luoghi vicini e lontani del Pianeta.

Dobbiamo portare i servizi ecosistemici al tavolo delle imprese per un futuro sostenibile – ha dichiarato Jianguo  Liu, Direttore del Center for Systems Integration and Sustainability del Michigan State University e co-autore dello Studio – Il mondo sta perdendo un’enorme quantità del suo capitale naturale: acqua pulita, biodiversità, serbatoi di gas serra. È tempo di offrire alle persone un modo per capire cosa stanno perdendo economicamente“.

All’ultimo World Economic Forum (WEF) di Davos è stato presentatolo scorso gennaio un Rapporto, realizzato in collaborazione PricewaterhouseCoopers (PwC) che indica come la metà del PIL mondiale dipenda dalla natura, mettendo in guardia le imprese sulle loro significative “dipendenze nascoste” dalla natura nella loro catena di approvvigionamento che potrebbe essere molto più a rischio di interrompersi di quanto previsto.

In copertina: Riserva naturale “Sorgenti di tre fiumi” di Sanjiangyuan nella Provincia cinese di Qinghai (Fonte https://www.china-silkroad-travel.com/attractions/three-rivers-fountainheads-nature-reserve.html)

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