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CIND e Alzheimer: rischio maggiore con esposizione a PM10 e NOx

Un nuovo studio, a cui hanno contribuito ricercatori italiani presso Karolinska Institutet dell’Università di Stoccolma, conferma che l’inquinamento atmosferico può contribuire al rischio di sviluppare il deterioramento cognitivo senza demenza (CIND) e alla successiva progressione verso la malattia di Alzheimer.

Sempre più numerosi gli studi adducono prove evidenti dell’effetto dannoso dell’inquinamento atmosferico sulla funzione cognitiva.

IlRapportodell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) su “Ambiente e Salute” ha indicato che le condizioni mentali, comportamentali e neurologiche, comprese le malattie di Alzheimer e di Parkinson sono al5° posto tra i decessi imputabili a cattive condizioni ambientali, in particolare  per gli alti livelli di inquinanti atmosferici.

La Commissione UE nelPiano di azioneAzzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo”, ha definito tra gli obiettivi chiave al 2030 quello di migliorarela qualità dell’aria in modo da ridurre del 55 % il numero di morti premature causate dall’inquinamento atmosferico, allineando i limiti per alcuni inquinanti alle nuoveLinee guidadell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). .

Tra gli studi più interessanti degli impatti sulla salute umana dall’esposizione a lungo termine agli inquinanti atmosferici e ildeterioramento cognitivo senza demenza(CIND) ovvero quando il funzionamento cognitivo scende al di sotto del normale, ma non soddisfa i criteri di demenza. Un obiettivo importante all’interno del CIND è l’identificazione dei sottogruppi che prevedibilmenteprogrediranno verso la malattia di Alzheimer

Il recenteStudio“Air pollution as a risk factor for Cognitive Impairment no Dementia (CIND) and its progression to dementia: A longitudinal study” pubblicato suEnvironmental Internationale condotto da ricercatori delKarolinska Institutetdell’Università di Stoccolma, ha valutato l’associazione longitudinale dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico e il CIND e la sua ulteriore progressiva evoluzione verso la demenza negli anziani residenti in un’area urbana.

I dati per condurre lo studio sono stati ottenuti dalloSwedish National Study on Aging and Care in Kungsholmen(SNAC-K), uno studio longitudinale in corso basato su unacomunità di partecipanti di età pari o superiore a 60 anni, che vivono a casa o in un istituto nel Distretto di Kungsholmen di Stoccolma, chevengono seguiti ogni sei anni tra i 60 e i 72 anni e ogni tre anni dai 78 anni in poi

Dai 3.363 ritenuti idonei tra il 2001 e il 2004 è stato formato un gruppo di 2.594 individui e successivamente uno di 1.987 che ad una valutazione neuropsicologica completa non avevano evidenziato segni di demenza, valutando l’esposizione residenziale a lungo termine al particolato(PM2.5 e PM10) eagli ossidi di azoto(NOx). Di questi, dopo un follow-up di 12 anni,301 hanno sviluppato il CIND, conun’incidenza maggiore per l’esposizione a PM2.5.

Tra quelli con CIND,118 partecipanti hanno poi sviluppato a un successivo controllo Alzheimer, con un’incidenza di fattore di rischio più elevata, anche in questo caso, per l’esposizione al PM2.5. 

(Fonte: Environmental International2022 )

Abbiamo trovato le prove di un’associazione tra l’esposizione a lungo termine agli inquinanti atmosferici ambientali e l’incidenza di CIND– concludono i ricercatori, tra i quali anche gli italianiMassimo Stafoggiadell’Istituto di Medicina Ambientale del Karolinska Institutet, nonché del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio,Giulia Grandedel Dipartimento di Neurobiologia, Scienze di Assistenza e Società del Karolinska Institutet,Debora Rizzuto dell’Istituto di Medicina Ambientale del Karolinska InstitutetDi particolare interesse è che l’inquinamento atmosferico è stato individuato anche come fattore di rischio per la progressione del CIND alla demenza”.

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