Circular economy Risorse e rifiuti Sostenibilità

Cemento e calcestruzzo: la sfida di Federbeton per ridurre l’impronta della CO2 del settore

La filiera italiana del cemento e calcestruzzo propone 5 possibili soluzioni verso un maggiore utilizzo di aggregati riciclati, in grado di contribuire all’economia circolare e a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del comparto.

Il settore del cemento e calcestruzzo è uno dei più inquinanti con circa 2,8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica rilasciate in atmosfera ogni anno (8% delle emissioni totali), secondo quanto riportato nello Studio “Making Concrete Change”, pubblicato l’anno scorso dal Centro Studi britannico Chatman House, uno dei più accreditati think tank a livello globale.

Anche se è uno dei settori dell’industria pesante più difficili da decarbonizzare, esistono percorsi da intraprendere per raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra dei settori più energivori, come ha indicato l’European Climate Fondation, presentando lo scorso aprile 2 Rapporti,  nell’ambito di Net-Zero Initiative.

Metodi di economia circolare che prevedano il riciclo e riuso dei materiali, l’utilizzo di tecnologie innovative e di fonti energetiche rinnovabili, oltre all’efficienza energetica, sono le risposte più efficaci che il settore può mettere in campo per assicurare il rispetto della riduzione delle emissioni, secondo l’Accordo di Parigi.

Per sottolineare come anche in Italia le industrie del settore siano sensibili alle problematiche di mitigazione dei cambiamenti climatici e pronte ad affrontare la sfida, in virtù della capacità di dare nuova vita ai materiali di scarto, trasformandoli in materie prime e combustibili solidi secondari (CSS), si è svolto a Roma il 6 giugno 2019 il  Convegno “Il contributo di cemento e calcestruzzo all’economia circolare”, promosso, in collaborazione con Circular Economy Network, da Federbeton, la Federazione delle 8 Associazioni (Aitec, Atcap, Assiad, Compaviper, Assoprem Assobeton, Aci Ic e Ucomesa) della filiera del cemento, del calcestruzzo, dei materiali di base, dei manufatti, componenti e strutture per le costruzioni, delle applicazioni e delle tecnologie ad essa connesse.

L’economia circolare e la necessità di mitigare i cambiamenti climatici sono questioni che riguardano da vicino i settori del cemento e del calcestruzzo, a partire dal recepimento di nuove direttive nazionali ed europee. Questo percorso di sostenibilità deve, tuttavia, fare i conti con diversi ostacoli esterni: difformità legislative, diffidenza a livello territoriale, mancanza di simbiosi industriale, e l’emanazione del Decreto End of Waste (EoW) dei rifiuti inerti.

Le istanze ambientali, giustamente presenti nella sensibilità dei cittadini e negli obiettivi fissati dai decisori pubblici nazionali e internazionali disegnano una sfida condivisa, da tempo, nella nostra filiera – ha commentato il Presidente di Federbeton, Roberto CallieriGrazie alle tecnologie disponibili e agli investimenti messi in campo dalle imprese, siamo in grado di migliorare ulteriormente la nostra sostenibilità ambientale. L’obiettivo che ci poniamo, però, sono raggiungibili solo se condivisi dall’intera catena di valore del mercato delle costruzioni, e a patto che il quadro normativo e il consenso sui territori prospettiva concorrano in maniera sinergica a questa prospettiva”.

Negli Appalti Pubblici, nonostante i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici prevedano che l’obbligo del 15% (in peso) di materiali recuperata o riciclati sul totale di tutti i materiali utilizzati, la diffusione delle buone pratiche di riciclo incontrano numerosi ostacoli di natura burocratica, culturale e normativa. Le tecniche di micro-demolizione diffuse in Italia, ad esempio, provocano la contaminazione del calcestruzzo con vetro, mattoni o intonaci, rendendolo di fatto non più riciclabile.

Di recente la Commissione UE ha pubblicato delle Linee Guida con l’obiettivo di facilitare e massimizzare il recupero di materiali e componenti dalla demolizione o ristrutturazione di edifici e infrastrutture per il riutilizzo e il riciclaggio utili, senza compromettere le misure e le pratiche di sicurezza delineate Protocollo europeo per la gestione dei rifiuti da costruzioni e demolizioni (CDW), dove vengono proposte le azioni per raggiungere l’obiettivo della Direttiva quadro sui rifiuti del 70% entro il 2020.

Al fine di possibili soluzioni verso un maggior utilizzo di materiali riciclati, Federbeneton propone di :
– implementare la demolizione selettiva, come modalità di separazione delle frazioni riciclabili;
introdurre meccanismi premiali, da parte delle committenze pubbliche (il Comune di Bologna, ad esempio, premia in termini volumetrici i progetti che prevedono l’uso di materiali riciclati);
– regolare in maniera più chiara i criteri per i quali un rifiuto inerte cessa di essere tale, emendando la bozza di Decreto EoW sui rifiuti inerti, ancora all’esame del MATTM;
formare e sensibilizzare i progettisti alla prescrizione e all’uso dei materiali riciclati;
– valorizzare il ruolo della filiera del cemento e calcestruzzo nel ciclo dei rifiuti, in quanto comparto capace di riutilizzare gli scarti di produzione e i rifiuti da raccolta differenziata nel proprio ciclo produttivo.

Ci sono tante cose da fare– ha concluso Callieri – la ricerca deve proseguire, sappiamo che è necessario evolvere, ma sappiamo che ci sono anche tanti frutti a portata di mano da raccogliere. Cominciamo dalle cose semplici”.

 

 

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