28 Settembre 2021
Circular economy Sostenibilità

Tessuti sostenibili: verso un’economia circolare di fibre e tessuti sintetici

In vista dell’adozione della Strategia UE sui prodotti tessili sostenibili, l’Agenzia europea dell’Ambiente ha pubblicato un brieging che offre un’ampia panoramica sul tessile sintetico in Europa, analizzandone gli impatti ambientali e climatici, e sottolineandone le potenzialità per lo sviluppo di una catena del valore dell’economia circolare.

Il 2 febbraio 2021 si è chiusa la prima fase di consultazione (parti interessate) sulla Strategia UE in materia di prodotti tessili sostenibili, che sarà adottata, secondo la road map del Green Deal europeo, nel 3° trimestre 2021.

Scopo dell’iniziativa è aumentare la sostenibilità del settore e assicurare la ripresa dell’industria tessile duramente colpita dalla pandemia di Covid-19 che ha determinato un’improvvisa ma rapida diminuzione della domanda da parte dei consumatori di prodotti tessili con conseguenti problemi di di liquidità e disoccupazione nel settore. 

Ci sono rischi che questi fattori possano rallentare il passaggio a un settore tessile più circolare e sostenibile, ma al contempo la crisi dimostra la fragilità dell’attuale modello di produzione, offrendo l’occasione per cambiare radicalmente il comparto tessile verso una maggiore circolarità, con risultati economici e ambientali positivi

Nel RapportoPlastics, the circular economy and Europe’s environment. A priority for action”, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) indica 3 percorsi per rendere il consumo della plastica più sostenibile: un uso più intelligente, una maggiore circolarità e l’uso di materie prime rinnovabili. In particolare, il settore del tessile viene indicato quello con il maggior potenziale di miglioramento per un’economia circolare della plastica, poiché i tessuti per l’abbigliamento indossati dagli europei sono per il 60% costituiti da fibre sintetiche.

Contestualmente, l’AEA ha lanciato il briefing Plastics in textiles: towards synthetic textiles in Europe”  che offre una panoramica sul tessile sintetico in Europa, analizzandone gli impatti ambientali e climatici, e sottolineandone le potenzialità per lo sviluppo di una catena del valore dell’economia circolare.

Produzione e consumo
Il consumo globale di fibre sintetiche è aumentato da poche migliaia di tonnellate nel 1940 ad oltre 60 milioni di tonnellate nel 2018 e continua a crescere. Dalla fine degli anni ’90, il poliestere ha superato il cotone come fibra più comunemente utilizzata nei tessuti. Sebbene la maggior parte delle fibre tessili sintetiche sia prodotta in Asia, l’Europa si distingue come il più grande importatore mondiale di fibre sintetiche per valore commerciale, pur essendo produttrice ed esportatrice di tali fibre.

Oltre il 70% delle fibre tessili sintetiche viene trasformato in abbigliamento e tessuti per la casa. Il resto è utilizzato per tessuti tecnici (indumenti per la sicurezza) e per usi industriali (veicoli e macchinari). Le fibre sintetiche sono economiche e versatili, consentendo la produzione di tessuti economici, per la fast fashion e per indumenti durevoli. 

La produzione UE di fibre sintetiche è stata pari a 2,24 milioni di tonnellate nel 2018: 1,78 milioni di tonnellate sono state importate, 0,36 milioni di tonnellate esportate e 3,66 milioni di tonnellate consumate. Mentre dagli ultimi dati (2020) forniti dall’European Bioplastics, la produzione e l’uso di fibre sintetiche a base biologica è attualmente trascurabile

Più della metà della produzione mondiale di fibre è costituita da poliestere, la fibra sintetica più comune (55 milioni di tonnellate nel 2018), essendo resistente e di basso prezzo. L’abbigliamento rappresenta una parte importante del suo utilizzo, come alternativa più economica e sottile al cotone. Dopo il poliestere, la fibra sintetica più comune è il nylon ampiamente utilizzato in collant, tappeti e ombrelli. Nel 2018 ne sono stati prodotti oltre 5 milioni di tonnellate di fibra di nylon.

In Europa, circa un terzo dei rifiuti tessili viene raccolto separatamente e gran parte viene esportato per il riutilizzo o il riciclaggio all’estero. Sebbene le percentuali varino da Paese a Paese, circa il 60-70% di tutti i tessuti raccolti viene riutilizzato (localmente o all’estero), il 10-30% viene riciclato e il 10-20% viene incenerito per il recupero energetico o messo in discarica. I tessuti che non vengono raccolti separatamente finiscono tra i rifiuti misti. A livello globale, si stima che solo lo 0,06% di tutti i rifiuti tessili (prodotti tipicamente ricchi di cotone) venga riciclato in fibre da utilizzare in nuovi prodotti tessili. Si stima che nel 2015 siano stati generati a livello globale 42 milioni di tonnellate di rifiuti tessili di plastica, pari al 13% di tutti i rifiuti di plastica, rendendo i tessuti il ​​terzo maggior contributore alla generazione di rifiuti di plastica. Mentre, osserva l’AEA, la quantità totale di rifiuti tessili generati ogni anno nell’UE non è nota


Impatti ambientali dei tessuti sintetici durante l’intero ciclo di vita (Fonte EEA e ETC/WMGE)

Impatti ambientali e climatici di fibre e tessuti sintetici
La produzione e il consumo di tessuti sintetici generano pressioni e impatti ambientali come le emissioni di gas serra, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, il consumo di suolo, acqua e altre risorse, e gli impatti legati all’uso di sostanze chimiche

La produzione di fibre sintetiche richiede grandi quantità di energia e contribuisce in modo significativo ai cambiamenti climatici e all’esaurimento delle risorse di combustibili fossili. Tuttavia, a differenza del cotone, la fibra naturale più comune, la produzione di fibre sintetiche non richiede risorse agricole o l’uso di pesticidi o fertilizzanti tossici.

Pertanto, qualora una valutazione comparativa dell’impatto complessivo sull’ambiente e sul clima venisse estesa oltre l’esaurimento delle risorse e le emissioni di gas serra per includere l’uso del suolo, l’uso dell’acqua e gli impatti sull’ecosistema, non sarebbe possibile effettuare un confronto diretto dei diversi tipi di fibre in termini di prestazione ambientale complessiva. Fibre diverse hanno chiaramente impatti ambientali e climatici diversi, quindi l’individuazione del tessuto più vantaggioso dipende dall’impatto su cui ci si concentra.

Gli specifici impatti ambientali e climatici delle fibre sintetiche più comuni possono essere confrontati con il cotone, per chilogrammo di tessuto tinto. Il nylon ha il maggiore impatto per chilogrammo sui cambiamenti climatici e sul consumo di combustibili fossili. Per quanto riguarda il consumo di suolo, acqua, minerali, è il cotone che ha il maggiore impatto per chilogrammo. Analogo confronto si può fare tra poliestere e cotone: si stima che l’intero ciclo di vita di 1 kg di tessuto in poliestere sia responsabile del rilascio di oltre 30 kg di anidride carbonica equivalente, mentre solo circa 20 kg sono associati al cotone.

Confronto degli impatti ambientali per la produzione di 1 kg di tessuto (Fonte EEA e ETC/WMGE)

È importante tenere presente che gli impatti dipendono anche dai volumi di produzione delle fibre e dei tessuti. Ad esempio, mentre la produzione di poliestere utilizza meno energia rispetto al nylon, il suo tasso di produzione annuale è molto più alto con conseguenti impatti complessivi più elevati.

Inoltre, gli impatti ambientali non vengono generati solo durante la produzione di tessuti, bensì anche da quelli che si originano con lavaggi, asciugature e stirature domestiche e / o industriali. Sebbene queste attività richiedano molta energia e contribuiscano ai cambiamenti climatici, è pur vero che consentono un uso più lungo e più intenso del prodotto, aumentandone la durata.

L’importanza di considerare l’intero ciclo di vita, sottolinea l’AEA, diventa ovvia quando si tiene conto delle microplastiche rimosse dai tessuti sintetici per tutta la loro vita. Le microplastiche sono una questione di preoccupazione abbastanza recente e costituiscono oggetto di ricerche, e non sono incluse nell’analisi del ciclo di vita: “C’è ancora molto da imparare sull’entità del loro impatto sulla salute umana e sull’ambiente”. 

Le microplastiche vengono rilasciate dai tessuti sintetici durante tutto il loro ciclo di vita: dalla produzione di fibre e tessuti, attraverso l’uso e il lavaggio, fino al loro smaltimento finale, in discarica, per incenerimento o riciclaggio. Si stima che ogni anno tra 200.000 e 500.000 tonnellate di microplastiche derivanti dai tessuti entrino nell’ambiente marino. 

Verso un’economia circolare di fibre e tessuti sintetici

Nel Piano d’azione per l’economia circolare, la Commissione UE ha individuato i prodotti tessili come una categoria prioritaria per la potenzialità di circolarità, riconoscendo che “i tessili sono la quarta categoria di maggior impatto per uso di materie prime fondamentali qual è l’acqua, dopo cibo, alloggi e trasporti, e la quinta per emissioni di gas serra“, prevedendo una Strategia dell’UE volta a “rafforzare la competitività industriale e l’innovazione nel settore, stimolando il mercato dell’UE per i tessuti sostenibili e circolari, compreso il mercato del riutilizzo dei tessili, affrontando la moda ‘usa e getta’ e dando vita a nuovi modelli di business”.

L’AEA utilizzando i risultati di un precedente Rapporto del Centro tematico europeo sui rifiuti e sui materiali in un’economia verde (ETC/WMGE), ha evidenziato alcuni percorsi per rendere la produzione e il consumo di tessuti sintetici più circolari e sostenibili, tra cui scelta di fibre sostenibili, controllo del rilascio delle microplastiche e miglioramento di raccolta differenziata, riutilizzo e riciclaggio.

Scelta di fibre sostenibili
La scelta di fibre sostenibili, definisce le proprietà e le prestazioni del prodotto tessile, ma determina anche l’impatto ambientale che ne deriva e il destino dei tessuti sintetici durante il loro restante ciclo di vita. Sebbene l’uso di fibre naturali o a base biologica possa ridurre l’uso di risorse come i combustibili fossili e ridurre le emissioni di gas serra, non sempre tali fibre hanno proprietà equivalenti e sono più sostenibili durante l’intero ciclo di vita. Il principio guida, secondo l’AEA, è che la scelta della fibradeve corrispondere all’applicazione del prodotto tessile, alle proprietà richieste, alla durata prevista e ai processi di fine vita. Durante la fase di progettazione, vengono effettuate scelte importanti sui tipi di fibre da utilizzare per uno specifico prodotto o applicazione.

Controllo del rilascio di microplastiche
Sono state avviate diverse iniziative per studiare i fattori che influenzano il rilascio di microplastiche – e per valutarne gli effetti sulla salute umana e sull’ambiente. Allo stesso tempo, sono allo studio molte soluzioni, come la produzione di tessuti adatti e filtri nelle lavatrici, per ridurre la perdita di microplastiche nell’acqua o nell’aria durante il ciclo di vita del tessuto. Nell’attuazione della Strategia UE sulla plastica gli sforzi non si concentreranno solo sul miglioramento e l’armonizzazione dei metodi di misurazione, ma saranno mirati anche ad aumentare la capacità pratica di catturare le microplastiche.

Miglioramento della raccolta differenziata, del riutilizzo e del riciclaggio
Il riutilizzo e il riciclaggio sono fondamentali per ridurre la domanda di fibre vergini e quindi realizzare un’economia circolare. Il riciclaggio delle fibre è particolarmente impegnativo nel caso dei tessili sintetici,sia per ragioni tecniche che economiche. Una migliore raccolta differenziata dei tessuti, un’accurata selezione automatizzata e un riutilizzo e riciclaggio dei tessili di alta qualità hanno un potenziale significativo per ridurre l’impatto ambientale. Tuttavia, molte sfide tecniche, economiche e sociali dovranno essere superate per facilitare e incoraggiare il riutilizzo e rendere il riciclaggio delle fibre tecnicamente ed economicamente fattibile.

La nuova Direttiva quadro sui rifiuti ha reso obbligatoria in tutti gli Stati membri entro il 1° gennaio 2025 la raccolta differenziata dei rifiuti tessili, ma in Italia il D.lgs. recepimento ha anticipato tale data al 1° gennaio 2022, per cui gli operatori della gestione dei rifiuti si stanno già organizzando, approntando anche delle Linee guida, come ha fatto di recente Utilitalia, la Federazione che riunisce le aziende dei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas.

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