Circular economyRisorse e rifiuti

Il riciclo dei materiali sportivi: un esempio di economia circolare

Alla scoperta di un progetto di ESO Recycling dedicato alla raccolta e riciclo di materiali a fine vita di origine sportiva per la produzione di pavimentazioni per attività motorie, piste e aree per il gioco.

Come si coniugano il riciclo dei materiali e l’attenzione all’ambiente nel mondo dello sport?
Se ci si pensa bene, infatti, anche gli oggetti esausti comescarpe da tennisesneakers,palline da tennise dapadel,pneumatici e camere d’aria di biciclettepossono essere adeguatamentetrattatiericiclatiper produrre nuovi materiali da riutilizzare proprio nell’ambito sportivo e dell’attività motoria in generale.

Ma dove e in che modo vengono recuperate queste tipologie di rifiuti e quali sono le destinazioni principali del rigenerato?
Quali sono le difficoltà di questo tipo di raccolta differenziata e quanto impatta la presenza del multimateriale?

Sono alcune delle domande a cui si è dato risposta nel corso della puntata di Diamo Voce all’Ambiente:Attività sportive e riciclo dei materiali – un esempio di economia circolarerealizzata con Fabio Sturani, consulente diESO Recyclingche ci ha permesso di approfondire un interessante progetto dicircular economy  dedicato ad una particolare tipologia di rifiuti.

Si, perché una scarpa da ginnastica consumata porta addosso una piccola storia: l’impronta del piede, la polvere di una strada, il segno di una palestra, forse il ricordo di una gara, ma quando la suola cede e la tomaia si strappa tutto questo si arresta davanti a un gesto ordinario: essa finisce nel contenitore dei rifiuti indifferenziati. Lo stesso dicasi per tanti altri strumenti utilizzati nello sport e nell’attività motoria in generale.

Eppure, il congedo da un oggetto sportivo può essere meno definitivo di quanto sembri.

È il caso di ESO Recycling, che da anni, presso l’impianto di Tolentino (MC) porta avanti un progetto ambizioso: raccogliere e riciclare scarpe sportive, calzature da tempo libero, camere d’aria, pneumatici di bicicletta, palline da tennis e da padel giunti alla fine del loro uso per separarne i materiali e ottenerne granuli di gomma da rilavorare per ottenere: pavimentazioni antitrauma per parchi gioco, superfici per spazi sportivi, piste ciclabili e spazi destinati all’attività motoria.

Naturalmente, il percorso inizia con unacaptazione mirata  dei rifiuti di origine sportiva laddove questi vengono generati pressopalestre,scuole,circoli sportivienegozi specializzati  grazie ad appositi contenitori forniti dall’azienda che poi provvede alla raccolta e al trattamento e riciclo attraverso un sistema industriale a linee dedicate.

Il macchinario brevettato in uso presso l’impianto di Tolentino tritura e divide i componenti. Prima separa i metalli dai materiali non metallici; in seguito, distingue la gomma dalle parti tessili più leggere.

“Tutto avviene attraverso un procedimento meccanico, senza l’impiego di acqua o solventi –spiega Sturani –Anche ciò che non diventa granulo di gomma può trovare una destinazione. Le fibre recuperate possono essere usate per elementi assorbenti o per materiali destinati all’edilizia”.

Anche se il progetto è giovane, i numeri parlano chiaro: in Italia, attualmente, ci sono circa 1.000 punti di raccolta e nelle Marche sono stati attivati accordi con enti locali, gestori dei rifiuti e soggetti privati.

Nel solo territorio maceratese, ad esempio, il progetto partito il primo gennaio 2026 con un timing di 3 anni, coinvolge, nella fase descritta,24comuni e72contenitori distribuiti fra scuole, impianti sportivi, negozi di biciclette e circoli di tennis e padel.

Nel territorio del piceno, invece, la collaborazione con PicenAmbiente è iniziato il primo gennaio 2025 e coinvolge 28 comuni soci e di circa75  punti di raccolta, senza contare la partecipazione di alcuni negozi di biciclette, legata a un territorio nel quale lamobilità a due ruote produce una quantità rilevante di camere d’aria e copertoni da sostituire.

Il dato interessante non è soltanto il numero dei contenitori. È la presenza contemporanea di scuole, impianti, attività commerciali e amministrazioni: perché il percorso funziona quando ciascuno custodisce un tratto della strada.

Non a caso, finora sono state realizzate in Italia,32 pavimentazioni antitrauma con i materiali sportivi raccolti e riciclati, ad esempio il Parco John Lennona Tolentino o il rettilineo di sei corsie costruito presso una scuola a Barletta nel decennale della morte di Pietro Mennea.

Tra l’altro, in quest’ultimo caso si sottolinea che nelle ore pomeridiano, lo spazio è aperto al quartiere; una scelta importante che riunisce memoria sportiva, uso scolastico e vita quotidiana senza chiedere alla materia riciclata di fingere di essere altro. La sua provenienza, al contrario, diventa parte delsignificatoemessaggiodell’opera.

“Vogliamo far vedere ai cittadini che è possibile recuperare e riciclare questo materiale”, ha rimarcato Sturani, perché se è pur vero che una piccola realizzazione non risolve, da sola il problema dei rifiuti, è altrettanto vero che dimostra alla società l’esito positivo di un processo che ha coinvolto, sin dall’inizio, la società stessa.

Il gesto di conferire non si disperde in una catena anonima ma produce qualcosa che può essere toccato, attraversato, usato e vissuto da tutti.

E il futuro?  Se l’attenzione verso i materiali riciclati è aumentata tanto anche nel mondo dello sport e, analogamente è interessante notare l’ingresso di grandi gruppi sportivi chiamati a gestire prodotti difettosi, invenduti o scarti industriali; per le imprese il conferimento serve anche a rendere conto delle proprie scelte ambientali con l’obiettivo di dare nuova vita ai materiali.

Resta, tuttavia, il problema del trasporto. Nel corso dell’intervista si è profilata l’apertura di altri stabilimenti in Italia, così da ridurre distanze e costi, perché l’economia circolare non vive soltanto di buone intenzioni; ha bisogno di impianti collocati con criterio, quantità sufficienti, raccolte regolari e sbocchi per i materiali ottenuti.

Se ogni oggetto deve attraversare il Paese per essere trattato, una parte del vantaggio si assottiglia. La vicinanza fra raccolta, lavorazione e impiego finale diventa, dunque, laconditio sine quanon e non un dettaglio marginale.

Un altro aspetto da considerare per migliorare le performancedi riciclo dei materiali di origine sportiva è rappresentato dai tessili, un insieme vasto di fibre, polimeri, lavorazioni e residui, difficile da separare e da destinare ad impieghi realistici, ma non impossibile.

Per saperne di più ed approfondire il tema si rimanda alla puntata completa: Attività sportive e riciclo dei materiali – un esempio di economia circolare disponibile a questolink.

Eleonora Giovannini

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