Un nuovo Rapporto, pubblicato il 13 ottobre 2026 dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), sostiene che la competitività economica a lungo termine dell’Europa fino al 2040 non dipenda unicamente da parametri tradizionali come la produttività o la crescita del PIL, bensì dalla salvaguardia e rigenerazione del capitale naturale e sociale.
L’Europa si trova ad affrontare un contesto globale sempre più competitivo e incerto, plasmato da cambiamenti geopolitici, innovazioni tecnologiche dirompenti e una crescente esposizione ai rischi climatici e ambientali. Quali scelte strategiche può compiere oggi l’Europa per rimanere prospera, resiliente e competitiva fino al 2040?
Il nuovoRapporto“Competitive by nature Europe′s long‑term competitiveness through the lens of sustainability” (Competitiva per natura: la competitività a lungo termine attraverso la lente della sostenibilità) che l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) ha pubblicato il 13 ottobre 2026,esplora le sfide e le opportunità che potrebbero plasmare la competitività dell’UE fino al 2040. Esamina la competitività sostenibile attraverso 4 dimensioni interconnesse: circolarità ed efficienza delle risorse; decarbonizzazione ed elettrificazione; adattamento e resilienza ai cambiamenti climatici; protezione e ripristino della natura.

Il rapporto guarda oltre i tradizionali indicatori di competitività, come la produttività, gli investimenti, i prezzi e la crescita economica. Per l’Europa,la competitività sostenibile a lungo termine significa creare valore economico preservando e rigenerando al contempo il capitale naturale e sociale da cui dipende la prosperità futura.
Lacompetitività basata sull’esaurimento delle risorse, sul degrado ambientale o sull’esternalizzazione dei costi sociali può generare vantaggi a breve termine, indebolendo al contempo la resilienza e la capacità produttiva nel tempo. La sostenibilità non può essere raggiunta senza innovazione, investimenti e dinamismo economico.
Sebbene sia impossibile prevedere quale futuro si concretizzerà, il rapporto individua 6 aree in cui intervenire potrebbe rafforzare la competitività sostenibile dell’Europa in una serie di possibili scenari futuri:
–ampliare gli approcci dell’economia circolare e dell’efficienza delle risorse;
–investire nell’adattamento climatico, nelle soluzioni basate sulla natura e nelle infrastrutture resilienti;
–rafforzare le capacità europee nel campo dell’informatica, dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie di nuova generazione;
–investire nelle competenze, nell’istruzione e nell’apprendimento permanente;
–sostenere la coesione sociale, la fiducia del pubblico e quadri normativi efficaci;
–mantenere un ruolo attivo dell’UE nella definizione di standard globali in materia di sostenibilità ambientale e sociale e nelle relative istituzioni multilaterali.

Nel loro insieme, queste6 opzioni “senza rimpianti”indicano una comprensione più ampia di ciò che potrebbe rendere l’Europa competitiva nei prossimi decenni.
L’economia circolare può ridurre la domanda di materie prime ed energia, preservare il valore incorporato nei prodotti e nelle infrastrutture e limitare l’esposizione alla volatilità dei mercati delle materie prime e dell’energia.
Le tecnologie digitali possono migliorare la tracciabilità dei materiali, la gestione del sistema energetico e il monitoraggio ambientale.
Le competenze possono favorire la diffusione di nuove tecnologie e pratiche, mentre istituzioni efficaci possono garantire la certezza degli investimenti e la legittimità pubblica.
La cooperazione internazionale può sostenere standard comuni, relazioni economiche diversificate e catene di approvvigionamento più resilienti.
Inoltre, il rapporto evidenzia la necessità diindividuare sinergie e gestire i compromessi.
L’elettrificazione, ad esempio, può ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, ma al contempo aumentare la domanda di reti e materiali critici.
Prolungare la vita utile di edifici e infrastrutturepuò favorire l’economia circolare, ma potrebbe preservare beni inefficienti o vulnerabili ai cambiamenti climatici.
Laproduzione di origine biologicapuò sostituire le risorse fossili, ma può anche aumentare la pressione su suolo, acqua ed ecosistemi.
Lacompetitività sostenibile a lungo termine dipende quindi dall’individuazione di sinergie, evitando al contempo il trasferimento dei rischi tra settori, aree geografiche e generazioni.
L’Europa possiede già una solida base politica a sostegno di molte di queste direzioni. La sfida principale consiste neltradurre le ambizioni politiche in un’attuazione coordinata, con la necessaria rapidità e portata. Ciò richiederà investimenti costanti, politiche coerenti, competenze adeguate, istituzioni capaci e la flessibilità necessaria per adattarsi all’evoluzione delle tecnologie, dei rischi climatici e delle condizioni geopolitiche.
Anziché tentare di prevedere un unico futuro o di prescrivere un percorso per l’Europa verso il 2040, “Competitive by nature” fornisce un orientamento per l’azione strategica:creare valore economico mantenendo e rafforzando al contempo il capitale naturale e sociale da cui dipende la prosperità futura.
