Il report di Monitoraggio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini bentonici di scogliera” (2025-2026), nell’ambito del Progetto “Mare Caldo”, avviato da Greenpeace Italia in stretta collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (DISTAV) dell’Università di Genova, rileva che la crisi climatica sta trasformando radicalmente i mari italiani.
Mentre il 2026 ha già segnato il record assoluto di temperatura per i mari e gli oceani a livello globale a causa della crisi climatica, l’ultimo Rapporto del progetto “Mare Caldo” di Greenpeace Italia rivela che anche i mari italiani continuano a scaldarsi, con ondate di calore fino a 40 metri di profondità, fenomeni di necrosi o sbiancamento su gorgonie e coralli, e l’espansione di specie termofile e aliene.
Il Servizio Copernicus per il cambiamento climatico (C3S) e il Servizio Copernicus per l’ambiente marino (CMEMS), con unanota stampa del 23 luglio 2026 hanno entrambi confermato, indipendentemente e con metodologie diverse, cheil 21 giugno 2026 le temperature globali della superficie del mare (SST) hanno superato i livelli record per questo periodo dell’anno, registrati nel 2023 e nel 2024, raggiungendo una temperatura di21,0 °C, superando di 0,1 °C i record giornalieri equivalenti stabiliti sia nel 2023 che nel 2024.
Anche imari italiani continuano a scaldarsi, con ondate di calore fino a 40 metri di profondità, fenomeni dinecrosi o sbiancamento su gorgonie e coralli, e l’espansione di specie termofile e aliene, come denunciato daGreenpeace Italiache ha reso noti i risultati delRapporto“Monitoraggio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini bentonici di scogliera” (2025-2026), nell’ambito delProgetto “Mare Caldo”, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (DISTAV) dell’Università di Genova, volto asviluppare una rete costiera di stazioni di monitoraggio della temperatura della colonna d’acqua e degli effetti dei cambiamenti climatici nei mari italiani.
Quello pubblicato il 28 luglio 2026 è il VI rapporto del progetto “nato nel 2019 grazie al contributo di Monica Montefalcone, professoressa di ecologia del Distav dell’Università degli Studi di Genova, tragicamente scomparsa lo scorso maggio con la figlia Giorgia e altri tre sub italiani durante un’immersione alle Maldive– ricorda Greenpeace Italia –Dedichiamo a lei questo lavoro”.
Il report si basa sui dati raccolti nel 2025 dallarete di stazioni di monitoraggio italiane, nata nel 2019 con l’installazione della prima stazione pilota presso lacosta nord-occidentale dell’Isola d’Elba, che include 13 Aree Marine Protette (AMP) aderenti al progetto: AMP Miramare, AMP Portofino, AMP Cinque Terre, AMP Isole Tremiti, AMP Secche di Tor Paterno, AMP Isola dell’Asinara, AMP Tavolara Punta Coda Cavallo, AMP Isole di Ventotene e Santo Stefano, AMP Torre Guaceto, AMP Capo Carbonara, AMP Isola di Ustica, AMP Capo Milazzo, e AMP Plemmirio.

Il progetto Mare Caldo prevede l’installazione di stazioni fisse per la registrazione in continuo delle temperature in mare a diverse profondità, secondo il protocollo proposto dal network mediterraneoT-MEDNet , piattaforma già esistente e costituita da diverse stazioni per la misurazione delle temperature nel Mediterraneo.
I dati raccolti nelle diverse stazioni dei mari italiani sono analizzati per evidenziare differenze geografiche e latitudinali negli andamenti stagionali delle temperature nella colonna d’acqua e per rilevare la presenza di eventuali anomalie termiche (per es. ondate di calore, alterazioni del termoclino). Grazie ai dati così raccolti è possibile sviluppare uno studio comparativo tra le diverse aree in modo da aumentare le conoscenze relative ai mari che circondano la penisola italiana.
Il progetto, infine, prevede nelle aree di studio la realizzazione dicampagne di monitoraggio sulle biocenosi marine di scogliera per correlare gli andamenti delle temperature rilevate a specifici effetti e cambiamenti nella struttura e nella composizione delle comunità bentoniche.
Gli obiettivi prioritari del progetto Mare Caldo sono:
1)monitorare, attraverso l’adozione di un protocollo standardizzato di raccolta dati, i cambiamenti della temperatura lungo la colonna d’acquaper periodi continui per valutare gli effetti del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini costieri, in modo da raccogliere dati utili per sviluppare adeguate misure di gestione e tutela;
2)sensibilizzare l’opinione pubblica e aumentare la consapevolezza sui cambiamenti in atto, con il fine ultimo di stimolare i dovuti interventi per fronteggiarli;
3) porre le basi per losviluppo di una rete nazionale di monitoraggio degli impatti dei cambiamenti climatici sulle comunità di scogliera nei mari italiani.
“Il Mediterraneo sta cambiando rapidamente e gli effetti del riscaldamento non riguardano più soltanto la superficie del mare– ha dichiaratoValentina Di Miccoli, campaigner Mare di Greenpeace Italia –Oggi osserviamo anomalie termiche che raggiungono gli habitat più profondi e incidono direttamente sulla salute degli ecosistemi marini, anche nelle aree marine protette. Il prezioso lavoro di tutela e conservazione in queste aree da solo non basta a preservare la biodiversità marina, serve anche una drastica riduzione delle emissioni di gas serra”.
L’anomalia massima della temperatura superficiale del mare,pari a +3,5 °C sopra la soglia climatologica, si è registrata inSardegna tra fine maggio e luglio 2025nell’Area Marina Protetta dell’Isola dell’Asinara, durante un’ondata di calore marino durata 41 giorni.
Le altre anomalie maggiori si sono registrate nell’AMP di Capo Carbonara (Sardegna) e nell’AMP di Tavolara (Sardegna), con +3,46 °C sopra la media, nell’Amp Capo Milazzo (Sicilia), con +2,94 °C e nell’Amp del Plemmirio (Sicilia), con +2,71 °C. Il calore accumulato in estate sulla superficie del mare si è trasferito anche in profondità, attraverso il mescolamento della colonna d’acqua dovuto al vento, facendo registraretemperature fino a 25 °C a 30-40 metri di profonditàed esponendo a un forte stress gli organismi che vivono sui fondali rocciosi.
Nel 2025 Greenpeace ha svolto anche dei monitoraggi biologici all’Isola d’Elba (Toscana), nell’Amp dell’Asinara (Sardegna) e nell’Amp di Torre Guaceto (Puglia). In tutte e 3 le aree sono statiosservati impatti rilevanti, comenecrosi o sbiancamento sulle specie più vulnerabili, tra cui la gorgonia gialla (Eunicella cavolini) e il corallo (Cladocora caespitosa), mentre continua ad aumentare la presenza di specie termofile e aliene comeCaulerpa cylindracea.
Il ricorso alla tecnica innovativa del Dna ambientale (eDna), che consente di rilevare la biodiversità attraverso le tracce genetiche rilasciate dagli organismi nell’ambiente, ha permesso inoltre diidentificare numerose specie aliene non visibili durante i monitoraggi tradizionali, comprese specie comeSargassum thunbergii,Spongites yendoi,Griffithsia corallinoidesePhallusia nigra. Il caso più significativo è quello dell’Isola d’Elba, l’unica area non protetta della rete di monitoraggio del progetto “Mare Caldo”.
L’analisi della serie temporale degli ultimi sei anni evidenzia unprogressivo deterioramento dello stato ecologico delle comunità bentoniche, con un aumento degli organismi che presentano segni di stress, una riduzione delle colonie e impatti significativi sulle gorgonieEunicella cavolinie Paramuricea clavata.
I risultati suggeriscono unarelazione tra le persistenti anomalie termiche registrate nel 2023 e 2024 e i cambiamenti osservati oggi nelle comunità marine. Se da un lato i dati del progetto confermano il ruolo fondamentale delle aree marine protette nel rafforzare la resilienza degli ecosistemi marini, dall’altro mostrano chenessuna area è al riparo dagli effetti della crisi climatica.
