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SERR 2026: “Sufficienza dei Materiali”

La XVIII edizione della Settimana Europea di Riduzione dei Rifiuti (SERR 2026) si focalizza quest’anno su “Sufficienza dei Materiali” con lo slogan ““Mettere in discussione le nostre scelte, valorizzare le nostre risorse!”. Dal 1° settembre cittadini, imprese, associazioni, pubbliche amministrazioni e scuole potranno registrare le proprie azioni da tenersi fra il 21 e il 29 Novembre 2026. Come nelle passate edizioni Regioni&Ambienteèmedia sponsor.

Da oggi (1° settembre 2026) fino al 15 novembre 2026 è possibile registrarsi per la Settimana Europea di Riduzione dei Rifiuti (SERR 2025), l’elaborata Campagna di comunicazione ambientale, promossa dall’UE per aumentare la consapevolezza tra i cittadini sulle eccessive quantità di rifiuti prodotti e sulla necessità di ridurli, che si svolgerà dal 21 al 29 novembre 2026.

Il tema scelto per la SERR 2026. “Sufficienza dei Materiali” con lo slogan ““Mettere in discussione le nostre scelte, valorizzare le nostre risorse!”, costituisce un approccio efficace perridurre gli sprechi ripensando a quanto consumiamo, a ciò di cui abbiamo realmente bisogno e a come organizziamo i nostri sistemi di produzione e consumo. La Sufficienza significa garantire il benessere di tutti nel rispetto dei limiti del pianeta, sfidandoci ad andare oltre la semplice gestione dei rifiuti e a prevenirli alla fonte.

Anche per l’edizione 2026, l’obiettivo del Comitato Promotore Nazionale, composto da CNI UNESCO in qualità di invitato permanente, Ministero dell’Ambiente e della Transizione Energetica, Legambiente, Utilitalia, Città Metropolitana di Torino, Regione Siciliana, ANCI, Federconsumatori Lazio, Regione Siciliana,Centro di Coordinamento RAEE,E.R.I.C.A. soc. coop.in qualità di partner tecnico, e AICA (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale) che si occupa della segreteria organizzativa, è di coinvolgere il più possibile Pubbliche Amministrazioni ed Enti locali, Associazioni e ONG, Industria e mondo delle imprese, Istituzioni scolastiche, Cittadini o soggetti riconducibili alla categoria “Altro” (per esempio: ospedali, case di riposo, centri culturali…), aregistrareazioni per la riduzione dei rifiuti. Come nelle passate edizioni Regioni&Ambienteèmedia sponsor.

L’Italianelle precedenti edizioni si è segnalata quale Paese più attivo a livello europeo in questa iniziativa, ed anche nella SERR 2025 si è confermata al1° postoconoltre 4.100 azioni validate, circa un terzo delle oltre 13.100 iniziative totali realizzate in 33 Paesi europei.

Inoltre, le azioni più originali e meritevoli selezionate potranno concorrere agli EWWR Awards, i premi che vengono assegnati dalla Commissione UE ogni anno per le varie categorie di soggetti partecipanti.

Quale materiale introduttivo al tema di quest’anno viene segnalato il contributo “Perché la sufficienza è la strada da seguire per affrontare la crisi dei rifiuti?” diTheresa Mörsen, Waste & Resources Policy Manager pressoZero Waste Europe.

“Nonostante anni di obiettivi di riciclaggio e di normativa ambientale, il volume totale di rifiuti prodotti nell’UE è rimasto stabile negli ultimi decenni, con circa2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti all’anno, ovverocirca 5 tonnellate per persona. Non si tratta di un problema di gestione dei rifiuti:il dato riflette piuttosto i livelli di produzione e consumo alla base del fenomeno.

IlPlanetary Health Check 2025 mette in evidenza la portata del problema:l’economia globale ha ormai superato 7 dei 9 confini planetari, ovvero le soglie entro cui le società umane possono operare in sicurezza.

Migliorare il trattamento dei rifiuti e i tassi di riciclaggio è importante, ma sono interventi che agiscono sui sintomi.La causa profonda risiede nel ritmo con cui le risorse vengono estratte, utilizzate e scartate. Affrontare questo aspetto richiede un approccio diverso: la sufficienza.

Il concetto di sufficienza parte da una domanda semplice:di quanto abbiamo realmente bisogno?
Invece di concentrarsi su come gestire i rifiuti una volta prodotti, la sufficienza affronta le cause alla base della loro generazione:il volume e la natura di ciò che produciamo e consumiamo.

Nelle politiche di gestione dei rifiuti, questo approccio si colloca al vertice della gerarchia:
–Rifiutare, ovvero dire no agli oggetti non necessari, dannosi o monouso, come sacchetti di plastica, imballaggi eccessivi o omaggi promozionali.
–Ripensare, ovvero mettere in discussione le proprie abitudini di consumo e riprogettare il modo in cui soddisfare i bisogni, chiedendosi se un oggetto è davvero necessario o se esiste una soluzione più intelligente, condivisa o alternativa.
–Ridurre, ovvero minimizzare il volume assoluto di risorse, energia e materie prime che si consumano acquistando meno e scegliendo beni durevoli ed efficienti.

Queste 3 fasi precedono il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento poiché sono le più efficaci nel prevenire i rifiuti e ridurre l’impatto ambientale; tuttavia, nella pratica, ricevono molta meno attenzione politica rispetto alle fasi successive.

Prevenire la produzione di rifiuti è l’opzione preferibile, mentre il conferimento in discarica dovrebbe essere l’ultima risorsa.

Applicare i princìpi della sufficienza e ripensare i consumi non significa accettare una qualità della vita inferiore, bensì allineare meglio ciò che viene prodotto e venduto a quello di cui le persone hanno realmente bisogno, anziché a ciò che i sistemi commerciali hanno studiato per indurre le persone ad acquistare. L’obiettivo non è l’austerità, bensìprodurre e consumare in modi che favoriscano realmente il benessere umano.

L’UE ha fissato un obiettivo ambizioso:raggiungere un tasso di circolarità del 24% entro il 2030. Il tasso attuale, aggiornato al 2024, si attesta appena all’11,8% e ha subìto variazioni minime dal 2010. Con questo ritmo, l’obiettivo appare irraggiungibile senza un cambiamento radicale di approccio. Colmare questo divario è fondamentale non solo sotto il profilo ambientale, ma anche economico. L’Europa dipende fortemente dalle importazioni di materie prime – in particolare metalli e materiali di origine fossile – e in un contesto globale sempre più instabile, in cui i cambiamenti climatici e le tensioni geopolitiche possono interrompere le catene di approvvigionamento da un giorno all’altro, tale dipendenza rappresenta una reale vulnerabilità. Il riutilizzo e il riciclo dei materiali già in circolazione possono aiutare le imprese dell’UE a diventare più resilienti e competitive nel lungo periodo.

Non tutti i materiali comportano lo stesso costo ambientale o rivestono la stessa importanza strategica. Un approccio basato sulla sufficienza richiede scelte consapevoli in merito a cosa produrre, con quali materiali e per quale finalità. Un uso strategico dei materiali implica la riduzione dei consumi complessivi, privilegiando l’impiego delle risorse scarse nei settori e nelle applicazioni che generano il maggior valore per la società – come la sanità, i sistemi alimentari e l’energia pulita – anziché in prodotti monouso o a basso valore aggiunto.

Mantenere più a lungo in circolazione i materiali critici riduce inoltre l’esposizione a interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Ridurre gli sprechi comporta una minore necessità di importazioni, con ripercussioni dirette sulla sicurezza economica.

Sensibilizzare i cittadini sul tema dei consumi può rappresentare solo un punto di partenza, non una soluzione. I sistemi che ci circondano – prezzi, normative, infrastrutture, modelli di business – determinano le scelte disponibili.Rendere la sufficienza concretamente praticabile richiede una trasformazione di tali sistemi.

Ciò che serve con urgenza è quanto segue.
–Una tariffazione equa per i nuovi materiali: stabilire un prezzo equo per l’uso di materiali vergini (appena estratti) creerebbe incentivi di mercato a favore delle imprese circolari, che si occupino di riparazione, riutilizzo o produzione a partire da materiali riciclati. Il prossimo atto legislativo dell’UE sull’economia circolare (Circular Economy Act), fondamentale per realizzare gli obiettivi delClean Industrial Acte previsto entro l’autunno, con l’obiettivo di rendere l’UE leader globale del settore entro il 2030. Il sistema dei prezzi è fondamentale per conferire credibilità a tale obiettivo.

–Sfruttare appieno il potenziale degli strumenti di economia circolare esistenti: la responsabilità estesa del produttore (EPR), gliappalti pubblici verdi, gliincentivi fiscalie gliinvestimenti miratipossono fare la differenza.

–Nuovi modelli di business, come quelli basati sul “prodotto come servizio” (dove si paga per l’accesso anziché per la proprietà), suiservizi di riparazione e manutenzione, sugliimballaggi riutilizzabilie suisistemi di vendita dell’usato o di ricondizionamento– contribuiscono a ridurre i rifiuti mantenendo il valore all’interno del sistema economico. Molti di questi modelli possono essere radicati a livello locale e guidati dalla comunità, offrendo vantaggi che vanno oltre la semplice riduzione dei rifiuti:economie locali più solide e una maggiore coesione sociale.

Il riciclaggio è necessario, ma non riesce a tenere il passo con il volume di rifiuti prodotti. Finché i ritmi di produzione continueranno a crescere, la gestione degli scarti resterà sempre in ritardo.

Il concetto di “sufficienza” implica guardare a monte, ponendosi domande fondamentali:cosa viene prodotto, in quali quantità e perché?

Dato che i confini planetari sono già stati superati e i tassi di circolarità sono in stallo, l’Europa non può permettersi di affidarsi ad aggiustamenti incrementali.Un approccio basato sulla sufficienza — fondato su prezzi equi, nuovi modelli di business e politiche che prendano seriamente la prevenzione — non è un’idea radicale. È il logico passo successivo”.

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