Un rapporto speciale dell’IEA, destinato a fornire informazioni utili per le discussioni del G7 sotto la presidenza francese, che analizza l’intera catena del valore delle terre rare, dall’estrazione alla lavorazione fino alla produzione di magneti permanenti, evidenzia le vulnerabilità legate all’elevata concentrazione dell’offerta e valuta le implicazioni economiche e strategiche di potenziali interruzioni dell’approvvigionamento in sicurezza dei minerali critici.
Sussiste una discrepanza tra l’accelerazione dell’utilizzo delle terre rare in un’ampia gamma di tecnologie e il lento ritmo di diversificazione dell’offerta a livello globale.
A sottolinearlo è ilRapporto speciale“Rare Earth Elements Pathways to secure and diversified supply chains” (Elementi delle terre rare: percorsi verso catene di approvvigionamento sicure e diversificate) che l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato l’8 aprile 2026 e discusso nel corso di unwebinarpubblico ha cui ha partecipatoBenjamin Gallezot, delegato interministeriale francese per l’approvvigionamento strategico di minerali e metalli che ha illustrato gli sforzi del G7, di cui la Francia detiene l’annuale Presidenza, in materia di resilienza della catena di approvvigionamento.
Il Rapporto speciale è stato elaborato per fornire spunti di riflessione ai dibattiti del G7 di quest’anno, poiché gli elementi delle terre rare si stanno rapidamente affermando come protagonisti delle politiche globali in materia di energia, trasporti, produzione avanzata e tecnologie digitali,in quanto la domanda continua ad espandersi mentre le catene di approvvigionamento rimangono altamente concentrate.
L’importanza dei 17 elementi delle terre rareche sono alla base di un’ampia gamma di tecnologie – dai veicoli elettrici e i data center per l’intelligenza artificiale alla robotica e ai sistemi di difesa –è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, trainata in gran parte dal crescente utilizzo di magneti permanenti ad alte prestazioni. La domanda di terre rare per magneti – in particolareneodimio,praseodimio,disprosioeterbio– è raddoppiata dal 2015, il rapporto prevede cheaumenterà di oltre il 30% entro il 2030
“Gli elementi delle terre rare sono indispensabili per molte delle tecnologie che stanno plasmando l’era dell’elettricità e le nostre economie sempre più digitalizzate, eppure le loro catene di approvvigionamento rimangono tra le più concentrate di tutti i minerali critici– ha affermato il Direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol –Le recenti interruzioni hanno evidenziato quanto rapidamente queste vulnerabilità possano tradursi in rischi economici concreti. Affrontarle richiederà investimenti costanti, misure di resilienza più efficaci e una più profonda cooperazione internazionale”.

Tra tutti i minerali critici analizzati dall’IEA, le terre rare sono tra i più concentrati geograficamente in ogni fase della catena del valore. Oggi, la Cina rappresenta circa il 60% della produzione globale di terre rare utilizzate nei magneti, mentre la sua quota nella raffinazione supera il 90%. Il suo predominio è ancora più evidente nei segmenti a valle, con quasi il 95% della produzione di magneti permanenti. Vent’anni fa, la Cina rappresentava solo circa la metà della produzione mondiale di magneti permanenti.
I recenti sviluppi hanno messo in luce queste vulnerabilità in modo più netto. I controlli sulle esportazioni introdotti dalla Cina nel 2025 hanno causato significative interruzioni a breve termine, con alcuni produttori al di fuori della Cina che hanno incontrato difficoltà nell’approvvigionarsi di materie prime essenziali e, in alcuni casi, sono stati costretti a ridurre la produzione. Sebbene i flussi si siano poi ripresi, l’episodio ha evidenziato la potenziale esposizione delle industrie a valle. Il rapporto rileva che, se tali controlli venissero pienamente attuati, fino a 6.500 miliardi di dollari di attività economica al di fuori della Cina potrebbero essere a rischio ogni anno, con un forte impatto sui settori automobilistico, elettronico e dei trasporti.
Nonostante la crescente consapevolezza di questi rischi, i progressi verso una maggiore diversificazione dell’offerta sono stati limitati. Secondo il rapporto, i progetti attuali e pianificati al di fuori del fornitore dominante sono ben al di sotto di quanto necessario per soddisfare la domanda prevista. Entro il 2035, si prevede che le capacità esistenti e annunciate copriranno solo circa la metà del fabbisogno minerario, un quarto del fabbisogno di raffinazione e meno di un quinto della domanda di magneti al di fuori della Cina. Ciò indica un divario crescente, a meno che gli investimenti nella diversificazione non accelerino. Il rapporto evidenzia un notevole squilibrio negli attuali sforzi di sviluppo della catena di approvvigionamento, con un numero di progetti di produzione di magneti sostanzialmente inferiore a quello dei progetti a monte. I progetti di magneti esistenti e pianificati al di fuori della Cina rappresentano solo circa un terzo della capacità mineraria.
Colmare questo divario richiederebbe una crescita sostanziale lungo l’intera catena del valore, in particolare nella raffinazione e nella produzione di magneti, che rimangono i principali colli di bottiglia. Il rapporto stima che nei prossimi dieci anni saranno necessari circa 60 miliardi di dollari di investimenti per sviluppare catene di approvvigionamento diversificate. Pur essendo una cifra significativa, questo investimento è modesto rispetto all’entità delle potenziali perdite economiche associate alle interruzioni della catena di approvvigionamento.
Il riciclo e l’innovazione offrono importanti percorsi complementari: il solo riciclo ha il potenziale di ridurre il fabbisogno di materie prime fino al 35% entro il 2050, mentre i progressi nelle tecnologie innovative di produzione e sostituzione potrebbero alleviare la pressione sulle risorse più limitate.
Il rapporto rileva che la diversificazione non è semplicemente una questione di pianificazione di nuovi progetti. Esiste una sfida più ampia a livello di ecosistema che comprende colli di bottiglia in termini di tecnologia, attrezzature, macchinari e competenze, che devono essere affrontati affinché i progetti diventino competitivi.
Secondo il rapporto, per realizzare catene di approvvigionamento di terre rare sicure e resilienti sarà necessario un approccio globale e coordinato. Data la distribuzione geografica delle risorse, delle capacità e della domanda industriale, nessun singolo Paese può costruire catene del valore pienamente integrate in isolamento. Una maggiore cooperazione internazionale sarà essenziale per allineare gli investimenti e sostenere lo sviluppo dei progetti, sulla base di reti di approvvigionamento più diversificate e sostenibili.

Il rapporto delinea8 azioniconcrete a sostegno della diversificazione:
1.Comprendere le esigenze relative alle terre rare e i rischi ad esse associati.
2.Aumentare la preparazione a potenziali interruzioni e creare un cuscinetto per mitigare i rischi di approvvigionamento a breve termine.
3.Adottare un approccio che consideri l’intera catena di approvvigionamento e l’intero ecosistema.
4.Rafforzare il sostegno finanziario e politico ai progetti strategici attraverso misure che agiscano sia dal lato dell’offerta che da quello della domanda.
5.Promuovere l’innovazione tecnologica dal lato dell’offerta.
6.Accogliere l’innovazione tecnologica dal lato della domanda.
7.Sviluppare politiche mirate per sbloccare tutto il potenziale del riciclo.
8.Intensificare gli sforzi per migliorare la trasparenza dei prezzi.

