Cambiamenti climatici

COP31: co-Presidenza partner nel commercio del carbone

Turchia e Australia, i due Paesi che guidano la Conferenza delle Parti (COP31) sul Clima di Antalya (9-20 novembre 2026), secondo un rapporto della Ong 350.org, sono legati da una filiera del carbone che ha generato oltre 75 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ dall’Accordo di Parigi, sollevando perplessità sulla “credibilità climatica” del loro operato.

Gli interessi consolidati nel settore dei combustibili fossili di Turchia e Australia che esercitano congiuntamente la Presidenza della COP31 limitano la loro capacità di guidare la transizione verso fonti energetiche alternative, nonostante la prossima Conferenza sul Clima si svolga nel pieno della più grande crisi dei combustibili fossili della storia.

A gettare ombre sullo svolgimento della prossima Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC-COP31) che si svolgerà ad Antalya, dal 9 al 20 novembre 2026, conTurchiaeAustraliache eserciteranno congiuntamente laPresidenza della Conferenza, con l’Australia con il ruolo di Presidente dei negoziati, mentre la Turchia svolgerà le funzioni di Paese ospitante, è unRapporto di350.org, un movimento globale dal basso (grassroots) fondato nel 2008 dallo scrittore e ambientalista statunitenseBill McKibbencon l’obiettivo principale di combattere la crisi climatica promuovendo la transizione verso un mondo completamente libero dai combustibili fossili.

“Partners in Coal. The Fossil Fuel Ties Behind the COP31 Presidencies of Türkiye and Australia” è stato pubblicato in occasione della riunione preparatoria alla COP per l’area del Pacifico (Pacific Pre-COP) alle Fiji e Tuvalu (Nadi, 5-8 ottobre 2026), dove circa 4.000 delegati, tra Ministri, Alti rappresentanti, Negoziatori, Dirigenti aziendali e Organizzazioni della società civile, si  sono riuniti per far progredire i negoziati sul clima:mantenere l’obiettivo di 1,5 °C,rafforzare l’attuazione dell’Accordo di Parigi,migliorare l’accesso alla finanza climatica, valorizzare il nesso oceano-clima e sostenere una transizione energetica giusta e Inclusiva.

In particolare, ileader dei piccoli Paesi insulari, minacciati dall’innalzamento dei mari, hanno cercato inutilmente di attirare l’attenzione sulla loro realtà resa drammatica dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.

“I paesi del Pacifico hanno mostrato la realtà della crisi climatica– ha commentatoClimate Action Network(CAN)Internationalin unComunicato-stampa– eppure i leader mondiali non sono riusciti a stabilire un’agenda più ambiziosa per la Cop31, né per la riduzione delle emissioni né per il potenziamento dell’adattamento”.

Il Rapporto di 350.org, analizzando ildatabase UN Comtrade, ha rilevato cheTurchia e Australia sonocollegate da una catena di approvvigionamento del carbone responsabile di oltre 75 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂,estendendo al contempo la collaborazione nel settore dei combustibili fossili al gas naturale liquefatto (GNL). Questi interessi consolidati, secondo la Ong,compromettono la volontà di Australia e Turchia di guidare la transizione verso fonti energetiche alternative, nonostante la COP31 si svolga nel pieno della più grande crisi dei combustibili fossili della storia. 

Il Rapporto presenta esempi concreti della negligenza di Australia e Turchia riguardo alla necessità di abbandonare i combustibili fossili.Nessuna delle comunicazioni ufficiali delle Presidenze della COP31, come le lettere alle delegazioni nazionali, né l’Agenda d’azione ufficiale, con le sue 10 priorità e 50 sotto-priorità,menziona i combustibili fossili.

Ulteriori risultati chiave e analisi evidenziate dal Rapporto:
– Turchia e l’Australia sono tra i pochissimi paesi industrializzati (i cosiddetti paesi dell’Allegato 1)a non aver fissato una data per l’abbandono graduale del carbone;
– il commercio di carbone tra Turchia e Australia ha generato emissioni pari a circaquattro volte l’intero volume annuale delle emissioni di CO₂ dell’Etiopia,Paese che ospiterà la COP32 nel 2027;
– l’Australia,secondo esportatore di carbone al mondo, domina anche l’espansione globale del settore, rappresentando il 56% dei progetti minerari di carbone a livello mondiale, e vanta ilpiù alto tasso di aumento della produzione di petrolio e gastra i primi 15 produttori:il 77% dal 2015;
– laTurchia èil maggiore produttore di energia elettrica a carbone in Europae il suo piano energetico prevedeun aumento della capacità di produzione di energia da carbone e gas pari a circa il 30% entro il 2035.

350.org chiede a entrambe le presidenze della COP31 di:
–
annunciare i propriPiani nazionali per la transizione dai combustibili fossili, compresele date per l’eliminazione graduale del carbone;
– elaborare piani di transizione equi, impegnandosi a sviluppare, a livello nazionale e regionale, piani di transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili che garantiscano equità, sicurezza energetica e accessibilità economica;
–rendere concreta l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, in modo che la COP31passi dagli impegni all’attuazione, prevenendo retromarcia nella transizione energetica, nonostante un contesto negoziale difficile;
–mettere la finanza al centro, con le nazioni ricche e ad alte emissioni che devono fornire finanziamenti adeguati, sotto forma di sovvenzioni, ai paesi meno responsabili della crisi climatica.

Mentre le persone sono colpite dall’impennata dei prezzi del petrolio e dai terribili impatti climatici, le presidenze della COP31 continuano a ignorare il problema principale: i combustibili fossili–ha dichiaratoAndreas Sieber, Responsabile della strategia politica di 350.org –Il nostro rapporto rivela che Turchia e Australia sono legate dal commercio di carbone inquinante le cui emissioni superano quelle di molti paesi in via di sviluppo, mentre entrambe continuano ad espandere l’uso dei combustibili fossili in modo incompatibile con l’Accordo di Parigi che sono chiamati a promuovere. Il Primo Ministro Albanese e il Presidente Erdoğan dovrebbero iniziare ad annunciare le date, ormai da tempo previste, per l’eliminazione graduale del carbone nei rispettivi paesi. Entrambi dovrebbero inoltre fornire indicazioni chiare sul fatto che la COP31 affronterà il problema principale alla base del cambiamento climatico e delle bollette energetiche instabili: la nostra dipendenza dai combustibili fossili”.

È una questione di“credibilità climatica” che si trascina da qualche anno:se la Presidenza di una COP è affidata a una nazione fortemente dipendente dall’estrazione o dal consumo di carbone, petrolio e gas, è difficile non sospettare che l’agenda venga annacquata per proteggere i propri interessi economici.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.