Agroalimentare

Agroalimentare italiano: nuovo record dell’export nel 2025

Il Rapporto CREA – Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, conferma la capacità del sistema agroalimentare italiano di competere sui mercati internazionali in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, dazi e nuove sfide commerciali.

–72 miliardi di euro di export agroalimentare (+5,6%);
–52,2 miliardi dall’export dei prodotti riconosciuti come tipici del Made in Italy;
–59,5% delle esportazioni agroalimentari italiane destinate all’UE;
–crescita dell’export in tutte le regioni, con performance particolarmente positive di Calabria (+10,2%) e Sicilia (+12,8%);
–7,55 miliardi di euro di export verso gli USA, nonostante la contrazione del 4,2%;
–quasi 3,7 miliardi di euro di import agroalimentare dal Mercosur, a fronte di circa 500 milioni di export italiano verso l’area.

Sono alcuni dei numeri delRapporto 2025sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentaridelCentro di ricerca Politiche e BioeconomiadelCREA(Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), presentato il 9 settembre 2026 presso il Centro Studi Americani di Roma nel corso di un evento trasmesso instreaming, arricchito quest’anno con unfocus sull’import-export con gli USA, anche alla luce delle recenti politiche commerciali dell’Amministrazione Trump e unaltro approfondimento specifico dedicato al Mercosure ai rapporti economici con i principali Paesi sudamericani.

“Oltre 72 miliardi di euro di export agroalimentare confermano che il Made in Italy è una delle grandi forze trainanti dell’economia nazionale– ha dichiarato il Sottosegretario MASAF,Patrizio Giacomo La Pietraalla presentazione –In uno scenario internazionale segnato da tensioni, dazi e incertezze, le nostre filiere dimostrano solidità, capacità di innovazione e diversificazione e competitività. Per questo il lavoro del CREA è strategico: fornire analisi e strumenti di conoscenza indispensabili per accompagnare le scelte delle istituzioni e sostenere la crescita delle imprese sui mercati internazionali”.

Nel 2025le esportazioni dei prodotti riconosciuti all’estero come tipici del nostro Paese raggiungono 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% dell’export agroalimentare complessivo, con una crescita del 3,7% rispetto al 2024. Tra i prodotti più dinamici si segnalano quellidolciari a base di cacao(+21,4% in valore), ilcaffè torrefatto(+23,6%), i formaggi (+13,4%), lafrutta fresca(+14,6%) e iprodotti da forno(+6,5%), sebbene l’incremento dell’export in valore di alcuni prodotti, come quelli dolciari a base di cacao e il caffè torrefatto, sia condizionato dall’aumento del prezzo di importazione delle materie prime, che si riflette in parte sul valore medio unitario di esportazione.

Crescono in valore anche leesportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, mentre risultanoin calo quelle di olio extravergine di oliva,conserve di pomodoroealcune tipologie di vini, pur con una maggiore tenuta delle quantità esportate in molti casi. In particolare, per l’export di olio extravergine di oliva, a fronte di un calo in valore del 17,2%, i volumi esportati aumentano del 18,2%, a conferma dellariduzione del prezzo internazionale dopo il forte aumento che aveva caratterizzato il biennio precedente, legato alla bassa disponibilità di prodotto a livello mondiale.

Sul fronte territoriale, ilNord Italia continua a detenere la quota maggiore degli scambi agroalimentari nazionali: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte concentranooltre il 60% del valore dell’import e dell’export, con laLombardia che mantiene il primato. La dinamica crescente delle esportazioni agroalimentari risulta generalizzata a livello territoriale conincrementi in tutte le regioni,ad eccezione di Toscana(-7,2%) eCampania(stabile rispetto al 2024). Particolarmente positivo l’andamento delle esportazioni agroalimentari di Piemonte (+9,1%), Lombardia (+8,1%) ed Emilia-Romagna (+9,8%) al Nord, Lazio (+8,1%) al Centro, Calabria (+10,2%) e Sicilia (+12,8%) nel Mezzogiorno.

L’UEsi conferma ilprincipale partner commerciale dell’Italia per l’agroalimentare, assorbendo il59,5% delle esportazionie fornendo quasi il70% delle importazioni. Levendite verso l’UE crescono dell’8,1%,con risultati particolarmente positivi verso Spagna,Paesi Bassi,PoloniaeRomania. L’export cresce in valore e quantitàverso tutti i principali mercati di destinazione,ad eccezione degli Stati Uniti.

Unprimo approfondimentocontenuto nel Rapporto riguarda proprio gliscambi con gli USA, mercato strategico per molte produzioni del Made in Italy agroalimentare, interessato da un cambiamento nella politica commerciale durante il 2025. Nell’ultimo anno leesportazioni italiane destinate al mercato statunitense, complice l’aumento dei dazi nella seconda metà dell’anno,si sono ridotte del 4,2%, attestandosi a 7,55 miliardi di euro, valore che rimane tuttavia superiore a quello registrato nel 2023 (6,7 miliardi). La flessione in valore interessa in modo particolareolio extravergine di oliva,vini DOP,liquori,salse e condimenti, mentrevariazioni positivesi riscontrano perpasta,acque minerali,caffè torrefattoeprodotti della panetteria.

Unsecondo approfondimentodel Rapporto è dedicato, invece, all’Accordo UE-Mercosur e agli scambi agroalimentari dell’Italia con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Nel 2025 l’Italiaha importato prodotti agroalimentari dal Mercosur per quasi 3,7 miliardi di euro, a fronte di unexport verso l’area di circa 500 milioni. Leimportazioniriguardano soprattuttocaffè greggio,mangimi,semi di soiaecarni bovine, mentre leesportazioni pasta,mele,conserve di pomodoro,olio extravergine di oliva,caffè torrefattoeprodotti dolciari.

Passando all’analisi dei primi cinque mesi del 2026, i dati evidenzianouna tenuta delle esportazioniagroalimentari dell’Italia (-0,4% rispetto allo stesso periodo del 2025) a fronte diuna contrazione delle importazioni(-4,3%).  A livello merceologico permane un andamento differenziato delle esportazioni, con prodotti che consolidano la dinamica positiva del 2025, come il caffè torrefatto, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, e altri che mostrano ancora una tendenza negativa, come l’olio di oliva e alcune tipologie di vini.

Nel complesso,il Rapporto conferma la capacità competitiva del sistema agroalimentare italiano sui mercati internazionali, anche in un anno particolarmente complesso a livello globale. Allo stesso tempo, evidenzia alcuni fenomeni sempre più rilevanti, come lanecessità di diversificare i mercati di sbocco e approvvigionamento, l’evoluzione dei rapporti commerciali con i principali partner internazionali, ilrafforzamento delle filiere europeee l’importanza strategica dei nuovi accordi commerciali.

Il Rapporto CREA conferma così un messaggio chiaro: la competitività del Made in Italy agroalimentare passa dalla capacità di innovare, diversificare e affrontare con consapevolezza un commercio internazionale in continua trasformazione.

“I risultati evidenziati dal Rapporto confermano la straordinaria capacità competitiva del sistema agroalimentare italiano e la sua resilienza anche in uno scenario internazionale complesso– ha concluso il Presidente CREA,Andrea Rocchi –Questo lavoro rappresenta uno strumento conoscitivo essenziale per le istituzioni, chiamate a definire politiche efficaci di sostegno e sviluppo, e per le imprese, che possono orientare con maggiore consapevolezza le proprie strategie sui mercati internazionali. È anche la dimostrazione del valore della ricerca CREA, che attraverso analisi rigorose e dati aggiornati contribuisce a interpretare i cambiamenti e ad accompagnare la crescita del settore agroalimentare nazionale”.

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