Un Policy brief prodotto dal CMCC, a supporto del MASE, illustra cosa è necessario per trasformare le priorità di adattamento climatico esistenti in programmi concreti, pronti per il finanziamento e con risultati misurabili in vista della COP31 in Turchia (Antaly, 9-20 novembre 2026).
La sfida dell’adattamento non consiste più semplicemente nell’elaborare piani ambiziosi, ma nel creare le condizioni necessarie per trasformare tali piani in azioni e investimenti concreti. Rafforzare la complementarità tra le iniziative esistenti, sviluppare le capacità dei paesi e allineare maggiormente le priorità nazionali, l’assistenza tecnica e i finanziamenti sono passi essenziali per accelerare l’adattamento e tradurre la cooperazione internazionale in risultati misurabili sul campo.
È il messaggio delPolicy brief“Accelerating Adaptation Delivery: Why the Adaptation Accelerator Hub and the NAP Implementation Alliance Matter Now”, elaborato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e con il contributo del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), che affronta una delle principali sfide dell’agenda internazionale sull’adattamento:tradurre i Piani Nazionali di Adattamento (PNA) e le priorità definite dai singoli paesi in azioni concrete e finanziabili, capaci di produrre risultati tangibili sul campo.
Al 2025, 143 dei 154 paesi in via di sviluppo avevano avviato un processo di Piano nazionale di adattamento (NAP), tuttavia l’attuazione non ha tenuto il passo, e molti paesi mancano ancora della capacità istituzionale, della preparazione dei progetti e dei finanziamenti necessari per trasformare le loro priorità da strategie a progetti finanziabili e in risultati concreti sul campo.
“I paesi in via di sviluppo sanno cosa devono fare per adattarsi ai cambiamenti climatici– ha affermatoMarta Ellena, Ricercatrice del CMCC e principale autrice del Policy brief –La parte difficile è trasformare questa conoscenza in progetti che possano effettivamente essere finanziati”.
“Ci si aspetta– ha osservatoAnna Pirani, anche lei Ricercatrice del CMCC e co-autrice del documento –che un processo guidato dal Paese,che rafforzi una catena di attuazione integrata che colleghi le priorità nazionali, la preparazione tecnica e i flussi di investimento, mobiliti i finanziamenti, ne faciliti l’attuazione e produca risultati misurabili“.
“Il denaro, tuttavia, è solo una parte del problema– ha proseguito Ellena –Le difficoltà di coordinamento tra le strutture di governance nazionali e subnazionali possono tradursi in proposte progettuali deboli; le proposte deboli faticano ad attrarre finanziamenti; e senza finanziamenti, i paesi non possono migliorare le istituzioni, i dati e i sistemi di monitoraggio necessari per sviluppare progetti più solidi”
In questo contesto, due iniziative recenti e complementari rivestono particolare importanza: l’Adaptation Accelerator Hub(AAH), lanciato durante la Presidenza italiana del G7 nel 2024, con l’UNDP come principale partner tecnico, e laNAP Implementation Alliance(NIA), lanciata nell’ambito dell’Agenda d’azione della COP30. Le due iniziative affrontano aspetti diversi della stessa sfida e hanno il potenziale per rafforzarsi a vicenda, evitando duplicazioni e frammentazioni del sostegno internazionale.
L’AAH opera principalmente alivello nazionale, supportando i Paesi vulnerabili nella traduzione delle priorità stabilite nei loro Piani Nazionali di Adattamento (NAP) in programmi concreti e iniziative di investimento. Il suo valore aggiunto risiede nelrafforzamento delle capacità istituzionali, nello sviluppo di progetti pronti per gli investimenti e nel collegamento delle priorità definite a livello nazionale con potenziali fonti di finanziamento pubblico, misto e privato.
La NIA, al contrario, opera principalmente alivello di cooperazione e coordinamento internazionale, concentrandosi sul sistema di supporto globale per l’attuazione dei NAP. In un contesto caratterizzato da numerosi attori, strumenti e iniziative, l’Alleanza può contribuire a migliorare la coerenza del quadro di supporto internazionale, a rafforzare le condizioni favorevoli agli investimenti e a facilitare un coinvolgimento più efficace con diverse fonti di finanziamento.

La catena di erogazione dell’adattamento, con le due iniziative in essa collocate. La NIA opera a livello di sistema, mentre l’AAH agisce a livello nazionale; il loro ambito comune è la preparazione agli investimenti. Un meccanismo di retroazione chiude la catena: i risultati e il monitoraggio alimentano il ciclo successivo delle priorità nazionali.
La complementarità tra l’AAH e l’NIA consente quindi di collegare azioni concrete a livello nazionale con un migliore allineamento tra le parti interessate internazionali e i meccanismi di sostegno. Mentre l’AAH contribuisce a tradurre le priorità nazionali in opportunità di investimento, la NIA promuove un contesto di sostegno internazionale più coordinato e meno frammentato.
Questo approccio sinergico tra l’AAH e la NIA è particolarmente importante in vista dellaCOP31(Antalya,9 -20 novembre 2026), dove l’attuazione dei Piani Nazionali di Adattamento (NAP), sarà un tema centrale. Il Brief evidenzia diverse aree da monitorare: il livello di avanzamento di un progetto pilota a livello nazionale, lachiarezza con cui vengono comunicati i ruoli delle due iniziativee lacrescita del portafoglio di progetti collegati ai finanziamenti.
In questo contesto, le iniziative emergenti nell’ambito della COP31 potrebbero offrire ulteriori opportunità di coordinamento, nel rispetto dei rispettivi mandati ed evitando ulteriori sovrapposizioni istituzionali.
“Il Policy Brief dimostra che l’Adaptation Accelerator Hub e la NAP Implementation Alliance funzionano al meglio se letti insieme, come elementi complementari della stessa catena di attuazione– ha concluso Ellena –piuttosto che come piattaforme separate e in competizione tra loro“.
