Cambiamenti climatici

Sistema climatico terrestre: sempre più instabile

Il settimo rapporto annuale di una coalizione internazionale guidata da scienziati dell’Università statale dell’Oregon afferma che il sistema climatico terrestre sta diventando rapidamente instabile e che, sebbene stiano emergendo segnali di importanti cambiamenti sociali, sono necessarie azioni più incisive e rapide.

Stiamo assistendo alla rapida destabilizzazione del sistema climatico terrestre. Questo non è più un avvertimento per il futuro; è una diagnosi del presente.

La dura constatazione è frutto del “The 2026 state of the climate report: challenges and opportunities”, pubblicato suBioscienceil 14 ottobre 2026 e condotto da una gruppo di scienziati di chiara fama, coordinati dalWilliam Ripple, Professore di Ecologia all’Università Statale dell’Oregon, conosciuto per essere stato l’autore principale dell’appello”World Scientists’ Warning to Humanity: A Second Notice” firmato nel 2017 da oltre 15.000 scienziati, a distanza di 25 anni da primo che era stato redatto dal Premio Nobel per la FisicaHenry Kendall, che allora venne sottoscritto da meno di 1.700 scienziati, dove si chiedeva una drastica riduzione del consumo pro-capite di combustibili fossili, di carne e delle risorse.

Il Rapporto 2026 indica che dei 16indicatori climatici, 7 hanno raggiunto livelli estremi record. Inoltre, diversi indicatori mostrano anche evidenze di tendenze in accelerazione o bruschi cambiamenti, sollevando preoccupazioni circa la crescente instabilità climatica, i feedback interattivi e ilrischio sempre maggiore di superare i punti di svolta critici. Le attività umane, in particolare l’utilizzo dei combustibili fossili, rimangono i principali motori di questi cambiamenti.

“La rapida destabilizzazione è ormai una diagnosi, non più un avvertimento per il futuro- ha dichiarato Ripple alla presentazione del Rapporto– ha affermato Ripple –L’accelerazione dell’espansione delle energie rinnovabili e i progressi nello stoccaggio tramite batterie sono incoraggianti, ma rappresentano solo una parte della trasformazione necessaria per stabilizzare il sistema climatico. Un futuro più resiliente e sostenibile dipende in larga misura da una drastica riduzione delle emissioni di gas serra, da un’efficace capacità di adattamento e dalla protezione degli ecosistemi. Lo scopo del rapporto annuale è quello di monitorare i ‘segnali vitali’ della Terra e di incoraggiare i leader e i responsabili politici globali ad abbandonare l’approccio del ‘business as usual’ che persiste nonostante decenni di prove che dimostrano come le attività umane stiano causando pericolosi cambiamenti climatici».

Gli autori riportano che le concentrazioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno raggiunto nuovamente livelli record nel 2026. Nel maggio 2026, laCO2 atmosfericaha superato le 428 parti per milione,circa il 50% in più rispetto ai livelli preindustriali e in generale più alta che in qualsiasi altro momento degli ultimi 2 milioni di anni. Il consumo dicombustibili fossili è aumentato dello 0,9% nel 2025, con petrolio, carbone e gas che hanno raggiunto livelli record, ele emissioni annuali di CO2 legate all’energia hanno superato per la prima volta le 41 gigatonnellate.

Gli autori osservano che il tasso di riscaldamento globale sembra aver accelerato, passando da circa 0,05 °C per decennio tra il 1880 e il 1970 a circa 0,36 °C per decennio tra il 2010 e il 2024. Ai ritmi attuali, la soglia di 2 °C al di sopra dei livelli preindustriali potrebbe essere raggiunta prima del 2050.

“Ai ritmi attuali, si potrebbero raggiungere 2 °C al di sopra dei livelli preindustriali prima del 2050–si legge nel Rapporto – Secondo i dati preliminari lo spessore dei ghiacciai e la massa di ghiaccio della Groenlandia sono ai minimi storici, mentre il contenuto di calore degli oceani e il livello del mare stanno raggiungendo livelli record”

Si sottolinea, inoltre, il crescente numero di vittime causate da eventi meteorologici estremi nell’ultimo anno. Nell’ottobre del 2025, l’uragano Melissa ha provocato 95 morti e danni per oltre 12 miliardi di dollari nei Caraibi; nel novembre del 2025, una tempesta tropicale e le piogge monsoniche in Indonesia hanno causato 708 morti; e nel giugno del 2026, una grave ondata di calore in Europa ha provocato circa 14.000 morti, secondo una stima preliminare. Tutti eventi, almeno in parte, attribuibili ai cambiamenti climatici.

Gli autori evidenziano i crescenti rischi derivanti da elementi di svolta climatica, tra cui unindebolimento della Circolazione Meridionale Atlantica(AMOC), e lacrescente vulnerabilità della foresta pluviale amazzonica, dove “gli effetti combinati del riscaldamento e della deforestazione potrebbero spingerla oltre una soglia irreversibile con un riscaldamento di soli 1,5-1,9 °C. Il continuo riscaldamento e i feedback interagenti potrebbero aumentare il rischio di una traiettoria di ‘effetto serra’ autoalimentante, caratterizzata dall’indebolimento dei pozzi di carbonio, dall’accelerazione della perdita di ghiaccio, dal degrado dell’ecosistema e da un ulteriore rilascio di gas serra“.

Nonostante queste tendenze preoccupanti, il rapporto evidenzia anchesegnali incoraggianti di cambiamento. Nel 2025, le fonti a basse emissioni di carbonio hanno fornito circa il 43% della produzione globale di elettricità, e il consumo di energia solare ed eolica è cresciuto di circa il 18%.
“Nel 2025, per la prima volta in oltre un secolo di produzione di elettricità dominata dal carbone, le fonti di energia rinnovabile (solare, eolica, idroelettrica e altre rinnovabili) hanno superato il carbone a livello globale, segnando un punto di svolta potenzialmente storico nella transizione verso l’energia pulita“, scrivono gli autori. Tuttavia, gli autori sottolineano che la crescita della domanda di energia ha comportato che l’espansione delle energie rinnovabili “non è stata sufficiente a sostituire il consumo di combustibili fossili“.

Il rapporto sostiene chela riduzione delle emissioni rimane essenziale, ma ora deve essere accompagnata da un rapido adattamento. Gli autori evidenziano misure “a rapida attuazione” che riducono i rischi a breve termine e al contempo offrono benefici collaterali: “il ripristino delle mangrovie può offrire protezione contro le mareggiate e al contempo migliorare il sequestro del carbonio; il passaggio a diete a base vegetale può ridurre il rischio di instabilità del sistema alimentare legata al clima, aumentando al contempo il carbonio nel suolo e riducendo la pressione sulla biodiversità; e l’energia solare distribuita può ridurre il rischio di guasti alla rete elettrica causati dalle tempeste, aumentando al contempo la sicurezza energetica“.

Gli autori sottolineanol’importanza del cambiamento trasformativo e dell’azione collettiva, evidenziando l’emergere di “punti di svolta sociali positivi“. Osservano che “anche azioni relativamente piccole, se moltiplicate tra comunità e istituzioni, possono contribuire a un cambiamento sociale più ampio e contribuire a rafforzare il sostegno pubblico agli sforzi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici“.

Ripple e colleghi sottolineanoil cambiamento climatico è anche una questione di giustizia: “le comunità meno responsabili delle emissioni storiche, in particolare nel Sud del mondo e nei piccoli stati insulari, stanno subendo conseguenze sproporzionatamente gravi e precoci“. Tuttavia, sostengono che “la traiettoria futura sia del sistema climatico che delle società umane non è ancora stata completamente determinata. Le decisioni prese nei prossimi anni influenzeranno fortemente se le generazioni future erediteranno un pianeta con un sistema climatico instabile o un mondo più resiliente e sostenibile“.

In copertina: Ghiacciaio Alaskano (fonte: Oregon State University)

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