Territorio e paesaggio

Pascoli: l’uso del suolo più esteso, ma il meno finanziato

Un rapporto presentato alla Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione dimostra che i pascoli naturali generano benefici economici globali compresi tra 21 e 47 mila miliardi di dollari all’anno, pur rimanendo storicamente sottofinanziati e trascurati dalle politiche climatiche.

In occasione dellaGiornata della Finanza(24 agosto 2026) durante la 17ma Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD-COP17) in svolgimento aUlan Bator(Mongolia), che ha visto la mobilitazione di1,3 miliardi di dollariin finanziamenti nuovi e programmati per contrastare la desertificazione, ripristinare i terreni degradati e rafforzare la resilienza alla siccità, con una forte priorità strategica rivolta al recupero delle praterie e dei pascoli (rangelands) è stato presentato ilRapporto “Rangelands Rising: Investing in Sustainable Management and Restoration”, una pubblicazione congiunta diInternational Livestock ResearchInstitute (ILRI), Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit(GIZ),Economics of Land Degradation Initiative(ELD),UNCCDe Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), cheillustra i vantaggi economici degli investimenti nei pascoli.

La pubblicazione del rapporto coincide con l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori(IYRP), deciso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,per sensibilizzare e valorizzare il contributo fondamentale dei pascoli e dei pastori ai sistemi agroalimentari sostenibili, alla conservazione della biodiversità e alla resilienza climatica.

I pascoli coprono più della metà della superficie terrestre, ospitano un terzo delle aree chiave per la biodiversità e generano benefici stimati tra i 21 e i 47 trilioni di dollari all’anno (fino a 5.000 dollari per ettaro). Eppure questi paesaggi rimangono quasi invisibili a coloro che finanziano e governano il mondo naturale.

Il rapporto dimostra che molti pascoli si sono evoluti con il pascolamento e che sistemi pastorali ben gestiti hanno creato e mantenuto alcuni dei paesaggi più ricchi di biodiversità al mondo. Tuttavia,questa gestione è sottoposta a crescenti pressioni, a causa dell’intensificarsi della siccità e della perdita di pascoli dovuta all’espansione delle colture, all’invasione urbana e alla frammentazione del territorio.

“Per troppo tempo, il mondo ha guardato ai pascoli e ha visto terre vuote e degradate, e ha guardato ai pastori e ha visto un problema darisolvere – ha affermato il Prof. Appolinaire Djikeng, Direttore Generale dell’ILRI –I dati dimostrano il contrario. Si tratta di alcuni dei paesaggi più preziosi della Terra, e le persone che li gestiscono sono i loro principali investitori”.

Lungi dall’essere le terre desolate che spesso vengono considerate,i pascoli sono un pilastro dell’approvvigionamento alimentare, producendo proteine ​​animali di alto valore – carne, latte e altro – da terreni che non potrebbero sostenere le colture senza input pesanti e costosi. Nell’Africa subsahariana, la pastorizia contribuisce per circa il 5-10% al PIL nazionale e rappresenta il 15-40% del valore aggiunto in agricoltura. Ma il loro pieno valore – in termini di acqua, carbonio, biodiversità e protezione dalla siccità – rimane invisibile ai mercati. Il costo di questa negligenza è elevato.Il degrado del suolo comporta una perdita di servizi per migliaia di miliardi di dollari all’anno, mentre il ripristino dei pascoli genera almeno un ritorno di 4-6 dollari per ogni dollaro investito e, se si considerano i benefici pubblici come l’approvvigionamento idrico, fino a 36 a 1.

La scoperta economica più eclatante del rapporto è ladiscrepanza tra chi svolge il lavoro e chi ne ricava valore. In Giordania, il ripristino di una pratica tradizionale di pascolo a riposo ha fruttato solo 0,80 dollari per ogni dollaro speso dai pastori. Ma il ritorno per la società giordana nel suo complesso è stato di 18 a 1, dovuto principalmente alla ricarica delle falde acquifere.

Si tratta di un esempio lampante della tesi centrale del rapporto.I pastori sono già i principali investitori nei pascoli, investendo lavoro, conoscenze, bestiame e generazioni di gestione responsabile, eppure non riescono a trarre profitto dal valore che creano a beneficio di tutti gli altri. Sono necessari investimenti pubblici per ricompensare tale gestione responsabile e sbloccare il capitale privato che ne consegue.

“Non chiediamo che i pascoli vengano trattati come un caso speciale –ha affermatoJonathan Davies, Ricercatore indipendente nel campo dei pascoli e coautore del rapporto –Chiediamo che vengano conteggiati. Un paesaggio che vale fino a 47 trilioni di dollari all’anno non può rimanere uno spazio vuoto sulla mappa degli investimenti”.

Per i governi, il rapporto ridefinisce anche una voce di bilancio ben nota.La risposta alla siccità è in gran parte reattiva, con gli aiuti che in genere arrivano a crisi già in corso, quando le famiglie hanno già iniziato a perdere il bestiame. Il costo può essere enorme: si stima che gli aiuti per la siccità in Niger abbiano raggiunto il 7% del PIL nazionale durante la crisi del 2021. Tuttavia, una valutazione citata nel rapporto ha rilevato cheogni dollaro speso per un supporto tempestivo vale circa 3 dollari in spese umanitarie successive. L’appello principale del rapporto ai finanziatori e ai ministeri delle finanze è di passare dai finanziamenti per le calamità agli investimenti in una gestione resiliente dei pascoli prima che si verifichino.

Il rapporto fornisce anche indicazioni su come investire i fondi, sottolineando che irendimenti migliori non derivano dai terreni più degradati, bensì dal ripristino di pascoli leggermente o moderatamente degradati. Il ripristino di questi ultimi può costare appena 20 dollari per ettaro, contro gli oltre 70.000 dollari necessari per i terreni gravemente degradati. Il rapportomette inoltre in guardia contro le soluzioni “verdi”, come piantare alberi su pascoli naturali o arare terreni aridi per la coltivazione, che spesso danneggiano gli ecosistemi adattati al pascolo libero. Per la maggior parte dei terreni aridi,l’investimento più intelligente consiste nel valorizzare i sistemi pastorali esistenti piuttosto che sostituirli.

Ma il denaro da solo non basta. Il rapporto chiarisce che gli investimenti finanziari, se non protetti, spesso falliscono in assenza delle condizioni necessarie al loro successo:diritti fondiari sicuri,solide istituzioni comunitariee unagovernance inclusiva. Laddove la proprietà terriera è contestata o i pastori sono esclusi dai processi decisionali, i finanziamenti per il ripristino ambientale rischiano di essere sprecati. Laddove i diritti sono garantiti e le comunità sono protagoniste, il progetto ha successo. Secondo il rapporto,una governance efficace è altrettanto importante quanto i finanziamenti stessi. –

“I pascoli non sono paesaggi marginali– ha affermato ilBarron Joseph Orr, Scienziato capo dell’UNCCD –Coprono più della metà delle terre emerse del pianeta e sono fondamentali per la sicurezza alimentare, la biodiversità, la sicurezza idrica e la resilienza alla siccità. Questo rapporto dimostra che investire nei pascoli non significa semplicemente ripristinare i terreni degradati. Significa riconoscere il valore di questi ecosistemi e sostenere i pastori la cui conoscenza e gestione li hanno preservati per generazioni. Mentre i governi si riuniscono alla COP17 dell’UNCCD, le prove fornite giustificano fortemente l’inserimento dei pascoli nelle decisioni relative al ripristino del territorio, alla resilienza alla siccità e agli investimenti”.

Il ripristino ambientale è un investimento dai rendimenti composti per le persone, la natura e le generazioni future.

Il rapporto sostieneche la negligenza nei confronti dei pascoli è particolarmente evidente quando si parla di politiche climatiche. Il termine “pascoli” compare nei Piani climatici nazionali (NDC) di soli24 paesiaderenti all’Accordo di Parigi, mentre “foreste” è presente nei piani di181 paesi.

Questo punto cieco trascura due servizi climatici che i pascoli già forniscono su vasta scala:rappresentano un enorme serbatoio di carbonioe sono una delledifese naturali più efficaci al mondo contro la siccità.

I pascoli offrono mitigazione, adattamento e resilienza ai cambiamenti climatici con un unico investimento su oltre la metà delle terre emerse del pianeta.Includere i pascoli nei Piani climatici nazionali e indirizzare verso di essi i finanziamenti per il clima rappresenta una delle opportunità più ampie ed economicamente vantaggiose per governi e investitori che mirano a ottenere maggiori benefici in termini di clima.

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