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Ecosistema Urbano 2026: Mantova, Trento e Bolzano sul podio

Ecosistema urbano, l’annuale indagine sulle performance ambientali delle città Capoluogo di provincia di Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, giunta alla 33ma conferma che la classifica è dominata dalle città del Nord Italia, mentre quelle del Sud sono sempre più in affanno.

In Italia crisi climatica ed emergenze ambientali continuano a lasciare il segno anche nelle aree urbane, mentre la capacità di risposta delle città è ancora troppo lenta e timida. Le uniche a dimostrarsi più reattive sono le medie e le piccole, mentre le grandi città, pur confermando un complessivo ma lento movimento, restano in affanno.

È la fotografia scattata dal “Ecosistema Urbano 2026”, ilRapportodiLegambiente, realizzato con la collaborazione scientifica dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e dell’editoriale de Il Sole 24 Ore, sulle performance ambientali di 106 capoluoghi di provincia, presentato oggi (26 ottobre 2026).

I parametri che determinano la classifica delle performance ambientali dei Comuni di Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente, basate su dati comunali relativi in modo prevalente all’anno 2025, sono quest’anno 20 che coprono6 componenti ambientalipresenti in città. Lamobilitàrappresenta il 21% dell’indice, seguita daaria(19%),rifiuti(18%),acqua(18%), ambiente urbano (18%) edenergia(6%). Premiati gli indicatori che misurano lepolitiche degli enti locali(56%), rispetto agliindicatori di stato(19%) o dipressione(25%). Assegnato, infine,un punteggio addizionale alle città che si contraddistinguono in termini di politiche innovative e risultati raggiunti.

Ne emerge che nessuna città raggiunge il punteggio del 100% e sale di poco al 55,24% la media dell’indice di “performance sostenibile” raggiunta dalle città prese in esame. Una crescita di appena l’1,88% rispetto alla passata edizione (53,84%) e che torna ai livelli del 2024 (55,80%).

Smog, consumo di suolo, e auto circolanti, restano le maggiori criticità urbane da affrontare nei 106 capoluoghi: in particolare preoccupano ipicchi di ozono(O3) cartina tornasole dell’inquinamento atmosferico in città, così comel’aumento del consumo di suolo(Ndr:domani sarà presentato l’annuale Rapporto di SNPA-ISPRA) pari a 4726 ettari nel quinquennio 2019-2024 (è come se in Italia fosse nata dal nulla una città grande come Bologna), a fronte diun calo di popolazione di complessivi 322.000 abitanti. Leauto circolanti salgono a 70 contro le poco più di 68 della passata edizione.

Buone notiziearrivano, invece, dallaraccolta differenziatala cui media nei 106 capoluoghi si attesta al66,15%(circa un punto percentuale in più rispetto allo scorso anno, 65,14%) e dall’utilizzo dei mezzi pubblici, salgono a103 i viaggi pro-capite annui sui bus contro gli 86 dello scorso anno. Passi in avanti si registrano anche sullariduzione della dispersione idrica. Il valore medio dell’acqua che viene dispersa cala al 34,7%, mentre nel 2024 era pari a 36,1%.

Nella Penisola dove si investe su sostenibilità e politiche urbane lungimiranti i risultati si toccano con mano. A dimostrarloMantova, Trento e Bolzanoche guidano quest’anno, rispettivamente in prima, seconda e terza posizione,la classifica generale di Ecosistema Urbano.In particolare,Mantova si afferma leader greenindiscussa di questa edizione 2026 con un indice di “performance sostenibile” che raggiunge il punteggio dell’81,29%,mentreTrento con il 76,53% e Bolzano con 75,47% sono le uniche due città in classifica sopra il 75%.

Anche quest’anno a dominare latop ten della graduatoria sono i medi e piccoli comuni del nord est: oltre a Mantova, Trento e Bolzano, spiccanoCremona(4°con 74,77%),Reggio Emilia(5°in classifica con 72,40%),Bergamo(6° con 71,45%),Parma(7° con 71,03%), Pordenone(8° con 70,79%). Al 9° postoCosenza prima città del sud che risala la classifica (era 16esima nel 2025)tornando quest’anno nella top ten, mentreNapoli piomba in fondo alla classifica(106° posto)con un indice di performance ambientale che si attesta al 30,80%. Ad accompagnarla, ci sono diverse città del Sud: in fondo alla classifica troviamo ancheCrotone(101°, con 39,09%), seguita daCaserta(38,57%),Catania(37,45%),Palermo(36,74%),Reggio Calabria(36,74%).

“I dati dell’edizione 2026 di Ecosistema Urbano ci raccontano di un Paese dove le città si muovono ad una doppia velocità, tra difficoltà e qualche miglioramento, e dove le differenze sono sempre più marcate tra il nord e il sud della Penisola– ha dichiaratoMirko Laurenti, dell’Ufficio scientifico di Legambiente e curatore del report– Quello che è certo è che le città stanno provando a reagire alle sempre più logoranti emergenze urbane, forse spinte anche dall’arrivo di fondi eccezionali legati alle emergenze climatiche urbane registrate nel Paese oppure a contributi straordinari, come ad esempio per le progettualità legate al PNRR, ma lo fanno in maniera non sinergica. Serve una strategia nazionale urbana che insieme a una regia comune metta davvero al centro le città per avviare una programmazione allargata e condivisa che vada ben oltre il singolo comune o territorio e sia in grado di costruire risposte davvero efficaci che guardino all’area vasta. In questo percorso è fondamentale il contributo coordinato dei Sindaci delle città”.

Tra le grandi cittàBologna, anche sescende al 12° posto(69,71%), si conferma la più sostenibile, mentre Roma è al67° posto(50,91%)peggiorando di una posizione rispetto al 2025.

Le grandi città, seppur confermino lievi movimenti come lo scorso anno, restano in evidente ritardo.Losmogche soffoca Bologna, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino o Venezia; il sempre più elevato numero di auto circolanti (Roma, Torino, Catania); laraccolta differenziatadei rifiuti che, a fronte di una media da anni in costante crescita nell’insieme dei capoluoghi, vede alcune grandi realtà urbane in seria difficoltà a tenere il passo e ancora molto indietro rispetto alla media nazionale (Bari, Roma, Napoli, Catania), e conPalermo che supera di poco in questa edizione il 20% di Rd, ultima tra i capoluoghi di cui si dispone del dato.

C’è poi chi ancoradisperde più di un terzo dell’acqua potabile immessa nelle reti idriche(Napoli, Bari, Genova, Venezia, Catania, Palermo, Messina); chi non riesce ad arrestare ilconsumo di nuovo suolo, altra grande emergenza urbana (Venezia); chi non dedica adeguato spazio ai pedoni (Genova) o alla ciclabilità (Napoli, Genova, Messina, Catania, Roma, Palermo); chi ancora non è in grado di spingere in maniera decisiva sulle energie rinnovabili (Palermo, Napoli, Torino, Roma, Venezia, Firenze).

Tra le grandi cittàVeneziaè la protagonista di una importante rimontadal 47° posto in classifica risale al 31°. È la migliore per numero di passeggeri trasportati dal TPL; è seconda assoluta per quel che concerne il suolo dedicato ai pedoni e migliora nello spazio destinato alla ciclabilità.

Bene ancheFirenzecheconquista il 17° posto(lo scorso anno era al 21°): qui la raccolta differenziata arriva al 62,7%, il numero dei passeggeri trasportati dal servizio di tpl arriva a quota 288 viaggi pro-capite annui (contro i 247 della scorsa edizione). Miglioramenti anche perMilano(50° posto, lo scorso anno era al 57°),Padova(33° posto, era nel 2025 al 39°) eBari(71° posto, era nel 2025 al 76°).

Nota dolente perGenova che retrocede di 14 posizioni, passando dal 40° posto al 54°. Conferma problemi cronici in fatto di smog, mentre la percentuale di raccolta differenziata migliora di poco (è il 52,3% del totale), peggiora la quantità di acqua potabile dispersa dalla rete che si attesa al 34,8%.

“In gran parte dei capoluoghi italiani l’adattamento alla crisi climatica così come la transizione ecologica hanno ancora un andamento troppo lento– ha commentatoStefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente– Il risultato è che abbiamo troppe città che rincorrono le emergenze croniche e gli effetti della crisi climatica come le ondate di calore e gli eventi meteo estremi. Non ci siamo neanche sulla riduzione del rischio idrogeologico e sulle iniziative per concretizzare l’idea della città spugna, utile a fronteggiare gli eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi in ambito urbano. Per questo è fondamentale accelerare il passo e che Governo e Parlamento diano il loro contributo. Altrimenti continueremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, ad apprezzare solo alcuni segnali di cambiamento, frutto della capacità e del coraggio di pochi Sindaci del Belpaese. È ora di invertire rotta con politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone”.

Idati sono consultabili anche sullamappa interattivadi Sole24ore. 

 

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