ConoeRisorse e rifiuti

Oli alimentari esausti: la tutela del mare e i piccoli gesti quotidiani

La corretta raccolta degli oli alimentari esausti è fondamentale per ridurre l’inquinamento del mare. Dall’impegno del CONOE ai monitoraggi di Goletta Verde nel corso dell’ultima tappa toscana della manifestazione di Legambiente.

La tutela del mare e della salute dei suoi ecosistemi passa anche dalla corretta gestione deglioli alimentari esaustiprodotti a livello domestico.

IlCONOE–Consorzio nazionale per la raccolta e il recupero degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, da tempo ha attivato la campagna “STOP food oils and fats in the sea” che mette al centroeconomia circolare,tutela ambientale,prevenzionedell’inquinamento marinoeraccoltaevalorizzazionedeglioli alimentariprodotti nelle cucine dellebarche.

Lo scorso 31 luglio, aPunta Ala, questo tema è stato ulteriormente sviluppato in occasione dei Laboratori didatticiche Legambienteha voluto dedicare, soprattutto ai più piccoli, per promuovere un viaggio alla scoperta delle meraviglie del Mare Mediterraneo, delle specie che lo abitano e dei rischi che gravano sulla sua biodiversità.

Una opportunità per il CONOE per rilanciare l’attenzione sulla campagna attivata con Nuova C Plastica e che punta alla raccolta degli oli esausti di cucina prodotti sulle imbarcazioni per promuoverne il conferimento nei porti turistici al fine di una più puntuale raccolta e avvio a riciclo. 

Abbiamo voluto raccontare questa iniziativa nel corso di una puntata speciale di Diamo Voce all’Ambiente, disponibile a questolink, eccezionalmente realizzata in loco per ascoltare direttamente i protagonisti della giornata.

Dalla raccolta domestica ai porti turistici, la sfida è trasformare un rifiuto altamente inquinante in una risorsa. Tra sensibilizzazione, educazione ambientale ed economia circolare, il percorso coinvolge cittadini, istituzioni e diportisti.  

C’è un gesto che molti continuano a compiere senza immaginarne le conseguenze. Terminata una frittura o svuotata una padella, l’olio utilizzato viene versato nel lavandino o nello scarico, convinti che piccole quantità sversate non facciano alcuna differenza.

Eppure, è proprio da queste abitudini quotidiane che nasce una parte dell’inquinamento che interessa corsi d’acqua, reti fognarie e, infine, il mare. Gli oli alimentari esausti rappresentano ancora oggi uno dei rifiuti meno conosciuti sotto il profilo ambientale. A differenza della plastica o di altri materiali, il loro impatto è spesso invisibile agli occhi dei cittadini, ma non per questo meno dannoso.

Una volta dispersi negli scarichi, infatti, compromettono il funzionamento degli impianti di depurazione, aumentano i costi di trattamento delle acque reflue e contribuiscono all’inquinamento degli ecosistemi acquatici.

Per questo motivo il tema è tornato al centro dell’attenzione durante la tappa toscana di Goletta Verde, la storica campagna estiva di Legambiente dedicata al monitoraggio dello stato di salute dei mari italiani. Accanto all’attività di monitoraggio ambientale, infatti, grande spazio è stato riservato anche alla prevenzione dell’inquinamento, attraverso iniziative rivolte a cittadini, famiglie e diportisti

Tra i protagonisti dell’appuntamento anche il CONOEche da anni lavora per incrementare la raccolta di questo particolare rifiuto e favorirne il recupero e il riciclo attraverso una filiera organizzata che punta a massimizzare il valor di questa risorsa.

Tra gli impieghi più importanti c’è la produzione di biodiesel che contribuisce a ridurre il consumo di combustibili fossili e di emissioni. Un esempio concreto di economia circolare che permette di dare nuova vita a un materiale destinato altrimenti a diventare una fonte di inquinamento.

Per arrivare a questo risultato, però, è indispensabile che l’olio venga conferito correttamente. Basta un gesto sbagliato, come lo sversamento nello scarico domestico o direttamente in mare, nel caso dello scarto proveniente dalle cucine dei natanti, per compromettere l’intero percorso di recupero.

È proprio su questo aspetto che il CONOE continua a concentrare la propria attività di sensibilizzazione, ricordando come la tutela dell’ambiente inizi anche da comportamenti apparentemente banali.

Le quantità raccolte sono ancora insufficienti

Nonostante negli ultimi anni la sensibilità verso il tema sia cresciuta, i numeri raccontano una realtà ancora distante dagli obiettivi. Ogni anno in Italia circa 200 mila tonnellate di oli alimentari esausti di origine domestica non vengono intercettate dalla raccolta differenziata. Una parte consistente viene dispersa impropriamente, con conseguenze dirette sull’ambiente e sulle infrastrutture dedicate alla depurazione delle acque.

Per questo il Consorzio ha intensificato il dialogo con Comuni, gestori dei servizi ambientali e aziende municipalizzate, promuovendo la realizzazione di una rete sempre più capillare di punti di raccolta.

L’obiettivo non è soltanto aumentare il numero dei contenitori presenti sul territorio, ma rendere il conferimento semplice e accessibile perché, quando il cittadino trova facilmente un punto di raccolta vicino alla propria abitazione, infatti, è molto più propenso ad adottare un comportamento corretto.

Accanto alle infrastrutture resta fondamentale anche l’informazione. Molte persone non conoscono ancora gli effetti che un solo litro di olio disperso può provocare sulle acque e sugli ecosistemi. Per questo le campagne di comunicazione continuano ad avere un ruolo decisivo.

Dalle cucine domestiche a quelle natanti: il progetto dedicato ai diportisti

Tra le iniziative presentate durante la tappa toscana di Goletta Verde c’è anche la campagna “STOP food oils and fats in the sea”, realizzata dal CONOE in collaborazione con Nuova C Plastica.

Il progetto nasce con un obiettivo preciso: sensibilizzare i diportisti sulla corretta raccolta degli oli alimentari prodotti a bordo delle imbarcazioni.

Chi trascorre giornate o settimane in mare, cucina spesso direttamente in barca e produce inevitabilmente olio esausto. In assenza di strumenti adeguati, questo rifiuto rischia di essere smaltito in maniera non corretta, con effetti immediati sull’ambiente marino.

Per evitare questo fenomeno, il progetto punta a favorire il conferimento degli oli usati direttamente nei porti turistici, creando una rete di raccolta dedicatae incoraggiando comportamenti più responsabili. L’iniziativa rappresenta anche un modo per promuovere un turismo nauticosempre più sostenibile.

Tra l’altro, cosa di non poco conto, le tanichette distribuite ai diportisti per raccogliere l’olio esausto sono realizzate con plastica riciclata, parte della quale recuperata proprio dall’ambiente.

Il ruolo delle amministrazioni locali

La crescita della raccolta degli oli esausti passa inevitabilmente anche attraverso il coinvolgimento delle amministrazioni comunali. Accanto alle iniziative dedicate alla prevenzione dell’inquinamento, la tappa toscana di Goletta Verde ha rappresentato anche una occasione per fare il punto sulla qualità delle acque lungo il litorale regionale.

Come ogni anno, il monitoraggio condotto da Legambiente si è concentrato sulle foci dei fiumi, considerate i punti più significativi per verificare l’efficacia dei sistemi di depurazione e individuare eventuali criticità.

L’obiettivo è evidenziare quelle situazioni nelle quali il carico di inquinanti trasportato dai corsi d’acqua può rappresentare un campanello d’allarme.

Per quanto riguarda la Toscana, il quadro emerso nel 2026 conferma una situazione sostanzialmente stabile nelle aree centrali e meridionali della regione. Restano tuttavia alcune criticità in corrispondenza di specifiche foci, come quelle dell’Ansedonia e della zona di Piombino-Salivoli. Segnali incoraggianti arrivano invece dalla parte settentrionale della costa, dove sono stati registrati lievi miglioramenti in alcuni punti monitorati.

Si tratta di dati che dovranno essere confermati anche nei prossimi anni per comprendere l’efficacia degli interventi sulla depurazione.

Educare le nuove generazioni significa investire sul futuro del mare

Uno degli aspetti più  significativi della tappa toscana di Goletta Verde è stato il coinvolgimento dei bambini attraverso laboratori didattici  dedicati alla conoscenza del Mar Mediterraneo.

Durante i laboratori, educatrici ed educatori hanno accompagnato bambine e bambini in un viaggio fatto di giochi, racconti ed esperienze pratiche, spiegando il valore della biodiversitàmarina e le minacce che gravano sugli ecosistemi.

L’educazione ambientale rappresenta uno degli strumenti più efficaci per costruire una cultura della sostenibilità. Conoscere il mare significa imparare a rispettarlo e sviluppare un senso di responsabilità destinato a durare nel tempo.

La campagna promossa dal CONOE ha evidenziato come l’olio alimentare esausto possa trasformarsi in una risorsa attraverso il riciclo, analogamente le tanichette distribuite ai diportisti e realizzate in plastica riciclata da recupero: due esempi concreti dieconomia circolare  che dimostrano come il recupero dei materiali possa ridurre l’impatto ambientale e creare nuovo valore.

Per saperne di più e approfondire le questioni qui solo accennate, si rimanda alla puntata Speciale di Diamo Voce all’Ambiente: “CONOE e Goletta Verde: tutela del Mare e corretta raccolta degli oli di cucina prodotti dalle barche” disponibile a questolink.

Eleonora Giovannini

In copertina: “Marino”, mascotte della campagna “STOP food oils and fats in the sea”

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