Prosegue in Adriatico il progetto Octo-Blu, promosso dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con l’Università di Bologna, che si prefigge di contrastare la diffusione del granchio blu che sta causando pesanti conseguenze economiche per la pesca e l’acquacoltura, in particolare per gli allevamenti di vongole lungo la costa, immettendo in mare polpi, predatori deputati al controllo delle specie più abbondanti.
LaRegione Emilia-Romagnaha avviato unasperimentazione per contrastare la diffusione delgranchio blu, specie invasiva che negli ultimi anni ha causato gravi problemi alla pesca e all’acquacoltura.
Avviato nel2024 grazie a un accordo di collaborazione con l’Università“Alma Mater” di Bologna, Octo-Blu, in attuazione delProgramma nazionale Feampa 2021-2027, ilProgetto “Octo-Blu”ha preso forma partendo da un obiettivo preciso: verificare se ilpolpo, predatore naturale del granchio blu, potesse contribuire a contenere la diffusione dellaspecie invasiva che negli ultimi anni ha messo in crisi l’equilibrio dell’ecosistema marino e provocato pesanti conseguenze economiche per la pesca e l’acquacoltura, in particolare per gli allevamenti di vongole lungo la costa.
Secondo la Regione, in alcune zone la produzione di vongole è arrivata adiminuire di oltre il 70% a causa dei danni provocati dal granchio blu. Per sostenere le imprese colpite dall’emergenza, l’Emilia Romagna ha stanziato complessivamente 5 milioni di euro a partire dal 2023. La sperimentazione rappresenta quindi un possibile passo avanti nella ricerca di una soluzione naturale e duratura per proteggere l’ecosistema e le attività economiche dell’Adriatico.
“Il granchio blu non è soltanto una specie invasiva: è una delle emergenze più gravi che negli ultimi anni hanno colpito il nostro mare, mettendo in difficoltà un settore strategico per l’economia dell’Emilia-Romagna– ha affermato l’Assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Alessio Mammi–Salvare il settore della pesca, degli allevamenti dell’acquacoltura e delle vongole rappresenta per noi una priorità assoluta. Per questo abbiamo scelto di affiancare alla gestione dell’emergenza una strategia più ampia, fatta di interventi immediati e di una visione di lungo periodo. Accanto agli interventi di sostegno, abbiamo scelto di investire anche nella capacità del nostro territorio e del sistema universitario e della ricerca di proporre e sperimentare soluzioni nuove. Il nostro impegno non si ferma qui, come Regione siamo disponibili a sostenere anche altri progetti che possano arrivare da università e dai centri di ricerca, perché di fronte a un fenomeno di questa portata dobbiamo mettere in campo il massimo impegno possibile e tutte le competenze disponibili. Continueremo quindi a sostenere le imprese, ma insieme alle risorse continueremo ad investire sulla ricerca, sull’innovazione e su soluzioni capaci di riequilibrare in modo strutturale la presenza del granchio blu, in particolare nell’area del Delta ferrarese e, più in generale, nell’Adriatico. È una sfida complessa e non esistono risposte semplici: proprio per questo dobbiamo continuare a sperimentare, perché dalla ricerca scientifica possono nascere strumenti nuovi per affrontare problemi che fino a pochi anni fa erano impensabili”.
I ricercatori hanno studiato il comportamento del crostaceo, le sue capacità riproduttive e alimentari, mettendo parallelamente a punto tecniche di allevamento e riproduzione del polpo in ambiente controllato. Un lavoro durato quasi due anni che ha permesso di raccogliere dati sulla relazione tra le due specie, affinare le metodologie di allevamento e arrivare alle prime schiuse, passaggio indispensabile per avviare le attività di rilascio in mare e la successiva fase di monitoraggio scientifico, per capire se riusciranno ad adattarsi all’ambiente marino e a svolgere un ruolo efficace nel controllo del granchio blu.
I primi rilasci sono stati effettuati l’11 e il 17 giugno scorsi in prossimità delle barriere artificiali sommerse, con il supporto logistico del Club Nautico di Riccione(Rn), e sono proseguiti nel mese di agosto con il rilascio al largo di Cesenatico(Fc), dove polpi di pochi giorni di età e una femmina stabulati negli impianti dell’Università di Bologna sono stati affidati al mare.
Quest’ultima uscita è stata guidata dal Professor Oliviero Mordenti, docente del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna, e da Antonio Casalini, ricercatore dell’Ateneo, responsabili scientifici dello studio, alla presenza dell’Assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca e con il supporto della Capitaneria di Porto – Ufficio Circondariale Marittimo di Cesenatico.
“Il progetto sperimentale Octo-Blu ci ha permesso di raccogliere informazioni preziose sul comportamento e sulla biologia del granchio blu presente nel nostro areale, nonché di individuare una possibile strategia per contrastarne la diffusione– ha spiegato il professor Mordenti –Il polpo, infatti, è un predatore in grado di contribuire al controllo delle specie più abbondanti e si configura, pertanto, come una specie di rilevante interesse ecologico, svolgendo un ruolo importante nella regolazione delle catene alimentari marine”.
La sperimentazione è destinata a proseguire anche nelle prossime settimane.
Foto di copertina: Una fase del rilascio in mare, a bordo di una motovedetta in forza alla Capitaneria di Porto – Ufficio Circondariale Marittimo di Cesenatico, di polpi di pochi giorni di età e una femmina stabulati negli impianti dell’Università di Bologna. (Foto Regione Emilia-Romagna)
