8 Agosto 2022
Circular economy Sostenibilità

Economia circolare: il Piano ICESP per la ripresa post-Covid

La Piattaforma Italiana degli attori per l’economia circolare (ICESP) ha formulato un Piano con le priorità di intervento per una ripresa post COVID-19, ispirata ai principi di modelli circolari e sostenibili di crescita.

Nel corso della III Conferenza annuale della Piattaforma Italiana degli attori per l’Economia Circolare (ICESP), che si è tenuta online l’11 dicembre 2020, sono state presentate le priorità per la ripresa post COVID-19 basate sull’economia circolare quale leva di azioni efficaci in un processo di resilienza e prospettiva di ripresa.

ICESP, promossa dall’ENEA, è nata il 31 maggio 2018 come implementazione italiana dell’iniziativa europea ECESP (European Circular Economy Stakeholder Platform), per far convergere iniziative, esperienze, criticità e prospettive che il nostro Paese vuole e può rappresentare in Europa e per promuovere l’EC in Italia come “Italian way for circular economy”.

Le priorità sono derivate dalla consultazione dei principali attori durante i lavori dei 7 Gruppi di lavoro, in cui di articola ICESP, composti da circa 190 organizzazioni che provengono da 4 categorie: istituzioni pubbliche (locali e nazionali); imprese e associazioni di categoria; mondo della ricerca; società civile.

ICESP ha aggiornato nel 2020 gli ambiti di intervento prioritari di una Agenda Strategica italiana dell’EC, formulando le proposte di 9 ambiti di intervento che identificano temi sistemici, strumenti e azioni su cui intervenire per una ripresa post COVID-19 ispirata ai principi di modelli circolari e sostenibili di crescita.

L’Italia deve dotarsi di una strategia nazionale per l’economia circolare e di un piano di azione con chiari target e step di realizzazione e di un istituto di coordinamento dell’economia circolare, sfruttando competenze e strutture esistenti, con principale ruolo di supporto a PA centrale e locale, alle imprese e ai cittadini – ha sottolineato Roberto Morabito, Direttore del dipartimento ENEA di Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali e Presidente ICESP – Il piano di azione deve essere basato su un approccio sistemico fondato su multidisciplinarietà e collaborazione tra tutti gli attori, dalle istituzioni alle imprese, dai centri di formazione e ricerca ai cittadini, in grado di intersecare trasversalmente diversi ambiti e settori della vita sociale ed economica nazionale e di aumentare la sostenibilità del Paese e la competitività delle nostre imprese”.

L’Italia nel settore del riutilizzo dei materiali ha una posizione di forza essendo prima tra le cinque principali economie europee, nella classifica per indice di circolarità, il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse, ma altri Paesi europei (Francia e Polonia) come ha rilevato l’ultimo Rapporto realizzato da ENEA e Circular Economy Network (CEN).

Ecco i nove ambiti prioritari identificati dal Piano.

1. Governance. La transizione all’EC è un processo che richiede una governance multilivello efficace e coordinata. Per questo si raccomandano: un coerente allineamento dei piani strategici nazionali dei diversi settori; la promozione di un Piano di Azione Nazionale per l’EC; la realizzazione di un Istituto nazionale di coordinamento dell’EC; la promozione di partnership pubblico-private che sviluppino progettualità a livello di impresa, distretto e filiera; l’orientamento dei grandi Programmi di finanziamento nazionali per l’EC nell’ambito del Green New Deal e del Recovery Plan; l’adozione di un adeguato sistema di indicatori di EC da parte dei Programmi Operativi regionali.

2. Formazione, informazione e cultura. Per un’effettiva implementazione delle pratiche di EC è necessario un cambiamento culturale, fondato su un approccio trasversale alla formazione, che intervenga a livello di educazione primaria, secondaria, accademica e aziendale allo scopo di creare nuove figure professionali, sia nel pubblico che nel privato. Per abilitare queste azioni bisogna attivare pratiche di engagement e dialogo tra ricercatori, cittadini e policy makers, stimolando processi di partecipazione attiva e citizen science.

3. Sistema infrastrutturale. Per raggiungere i nuovi target di riciclo dettati dalla normativa europea sull’EC servono non solo sbocchi ma anche impianti, inclusi quelli a valle del sistema di riciclo, capaci di recuperare le frazioni utili dei rifiuti e gestirne gli scarti non valorizzabili. A tal fine risulta fondamentale attuare alcuni percorsi richiamati anche nelle direttive europee di recente recepimento, quali il Programma nazionale di gestione dei rifiuti,  finalizzato a comprendere le necessità impiantistiche del Paese ed intraprendere una capillare, mirata e puntuale attività di comunicazione per superare l’approccio basato su preconcetti e pregiudizi verso gli impianti, anche quelli funzionali all’EC.

4. Strumenti economici. La riconversione dell’economia lineare in circolare richiede da una parte, incentivi per modificare i modelli di produzione e consumo, spostando il carico fiscale dal lavoro alle risorse naturali, stimolando il mercato delle materie prime secondarie e dell’usato/riparato e sviluppando nuovi modelli di business; dall’altra, importanti investimenti, anche privati, in innovazione tecnologica e finanziaria per innescare processi di ricerca ed innovazione e l’adeguamento del fabbisogno impiantistico, con possibilità di accedere alle risorse che si stanno rendendo disponibili a livello europeo.

 5. Strumenti normativi: semplificazione di adempimenti e procedure amministrative. La normativa in materia ambientale è complicata, contraddittoria e soggetta a multiformi interpretazioni a livello locale. L’approccio restrittivo utilizzato sia dal legislatore che dagli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni e al controllo impedisce di massimizzare i benefici di un utilizzo efficiente delle risorse, aumentando il costo dei prodotti ottenuti dal riciclo, che risultano meno competitivi rispetto alle materie prime vergini o naturali. Per l’efficace implementazione dell’EC è necessaria una netta velocizzazione e semplificazione dei procedimenti autorizzativi e degli adempimenti amministrativi ambientali.

6. Strumenti di misurazione. Le azioni e gli investimenti compiuti per realizzare strategie e interventi di EC rischiano di essere vanificati senza una chiara definizione degli obiettivi cui tendere e senza un sistema che consenta la misurazione e il monitoraggio dei risultati conseguiti. Si raccomanda pertanto di costruire un sistema di misurazione consolidato, efficace e condiviso, anche al fine di evitare il moltiplicarsi di iniziative diverse, e, sulla base di questo, elaborare un Piano per l’EC al 2030, nel quale siano identificati indicatori da impiegare e corrispondenti obiettivi da conseguire.

7. Ecoprogettazione e modelli di consumo circolari. Occorre basare la transizione verso l’EC su modelli di produzione che integrino le strategie di eco-progettazione di prodotti/materiali/processi per una nuova generazione di prodotti circolari (durevoli, riparabili, aggiornabili, riutilizzabili, riciclabili e con contenuto di riciclato, garantendone prestazioni e sicurezza). Al contempo è necessario rafforzare anche l’adozione di modelli di consumo circolari orientati a principi della condivisione e dell’accesso ai beni rafforzando il ruolo attivo dei consumatori nell’intera catena del valore (accesso alle informazioni, maggiori responsabilità e diritto alla riparazione).

8. Mercato dei sottoprodotti, dei riciclati e dei recuperati. Rendere i rifiuti una risorsa facilmente disponibile per il mercato e per il settore della trasformazione è fondamentale per lo sviluppo di una EC. Per un Paese povero di risorse, utilizzare materiale riciclato generato internamente permette una minor dipendenza dalle importazioni ed una ottimizzazione dei costi/benefici. Per questo è fondamentale che vengano definite procedure che possano permettere una più chiara e semplice valutazione di quando un rifiuto torna ad essere una Materia Prima (Seconda).

 9. Pianificazione integrata e gestione urbana e territoriale in chiave circolare
La circolarità è un concetto complesso, che necessita di soluzioni basate su un approccio olistico transdisciplinare in cui tutti i settori amministrativi devono intervenire in modo integrato. Fondamentale diventa promuovere una pianificazione urbana e territoriale, in grado di gestire in modo coordinato e partecipato piani e progetti che contemplino processi rigenerativi in grado di integrare le necessarie azioni di contrasto agli impatti dei cambiamenti climatici e di integrazione sociale nelle città e nei territori con la transizione circolare degli stessi.

La transizione dall’economia lineare all’economia circolare – ha concluso Morabito – implica un cambio di paradigma che necessita di un cambiamento anche drastico dei sistemi e mezzi di produzione di beni e servizi, del nostro modo di consumare, delle politiche e degli approcci culturali relativi e del modo di consumare”.

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