L’edizione 2020 del Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA-SNPA sottolinea che la produzione è tornata a diminuire ed è aumentata la raccolta differenziata, evidenziando le carenze infrastrutturali di alcune regioni, che alimentano le esportazioni in crescita (+10%).
Laproduzione dei rifiuti è in calo nel 2019(0,3% sul 2018).
Laraccolta differenziata aumenta del 3,1%,con ilSud che supera il 50%eTrevisoche è lacittà più virtuosa(86,9%).
Diminuisce lo smaltimento in discarica,ma non al Centro(+19,4%).
Lagestione è ancora lontana dai nuovi obiettivi europei.
Ilcosto medio nazionale annuo pro capitedi gestione dei rifiuti urbani è pari a 175,79 euro/abitante(nel 2018 era 174,48) e alCentro si registrano i costi più elevati(208,71 euro/abitante).
Sono questi gli aspetti salienti del RapportoRifiuti Urbani 2020 che l’ISPRA(Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato online il 17 dicembre 2020.
Giunto alla XXII edizione il Rapporto Rifiuti Urbani fornisce i dati, aggiornati all’anno 2019, sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale. Riporta, inoltre, le informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario. Infine, presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2020.
Frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte delCentro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolaredell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del D.lgs. n. 152/2006 (il cosiddetto “Testo Unico dei Reifiuti”), attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.
Produzione
I rifiuti urbani prodotti in Italia nel 2019 sono circa 30 milioni di tonnellate, dato in lieve calo rispetto al 2018 (-80 mila tonnellate). Si registra unlieve Incrementosolo nelnord Italia(0,5% sul 2018), con quasi 14,4 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre èin calo al Centro(-0,2%) con circa 6,6 milioni di tonnellate e con maggior evidenza alSud (-1,5%)con 9,1 milioni di tonnellate.
Produzione pro capite
Ogni cittadino italiano, in un anno, ha prodotto circa500Kg di rifiuti. I valori più alti di produzione alCentrocon548Kg per abitante; alNordla produzione media è di circa a518Kgper abitante (+2kg rispetto al 2018) mentre alSud è di 445kg(- 4 kg).
Livello regionale
La produzione pro capite più elevata si conferma inEmilia Romagna, con 663Kg per anno,in crescita dello 0,3%rispetto al 2018. Le altre regioni con produzione pro capite superiore alla media medio nazionale sonoToscana,Valle d’Aosta,Liguria,Marche,Umbria,Lazioe Trentino Alto Adige. Ben 13 sono le regioni, inparticolare quelle meridionali, cheregistrano un calo della produzione dei rifiuti urbani. I maggiori decrementi si osservano per ilMolise(- 4,5%), laSicilia(-2,6%) e laCalabria(-2,3%). Aumenta invece la produzione nelle regioni settentrionali, ad eccezione diPiemonteeLiguria.
Livello provinciale
Letre province che producono più rifiutisono in Emilia Romagna:Reggio Emilia, con 774 kg per abitante per anno,Riminicon 755 kg eRavennacon 752 kg. Sono tutte localizzate nel sud Italia le province con i valori più bassi di produzione pro capite:Potenzacon 322 kg,Ennacon 329 kg eAvellinocon 355 kg. Al Centro,Frosinone, con un pro capite di 368 kg, è l’unica provincia con una produzione sotto i 400 kg/abitante.
Produzione e PIL
Rispetto al 2018, c’è statoun disallineamento tra l’andamento della produzione dei rifiuti e quello degli indicatori socio-economici(PIL e spesa per consumi finali sul territorio economico delle famiglie residenti e non residenti). Nel 2019, infatti, il prodotto interno lordo e la spesa delle famiglie fanno registrare un incremento pari, rispettivamente, allo 0,3% e allo 0,6%, mentre la produzione dei rifiuti mostra un lieve calo (-0,3%).
Raccolta differenziata
Aumenta ancora la raccolta differenziata nel 2019: +3,1 punti rispetto al 2018, raggiungendo il 61,3% della produzione nazionale;dal 2008 la percentuale risulta raddoppiata. La raccolta passa da circa 9,9 milioni di tonnellate a 18,5 milioni di tonnellate.

Livello regionale
IlSud supera per la prima volta il 50% di raccolta differenziataconfermando il trend di crescita degli ultimi anni, con un aumento del 4,5%. I maggiori incrementi inMolise(+12%) eSicilia(+9%), seguono poiSardegna(+6,3%),Puglia(+5,2%) eAbruzzo(+ 3,1%). Nel 2019 superano l’obiettivo del65% di raccolta differenziata, fissato al 2012 dalla normativa, 8 regioni:Veneto(74,7%), Sardegna (73,3%),Trentino Alto Adige(73,1%),Lombardia(72%),Emilia Romagna(70,6%), Marche (70,3%),Friuli Venezia Giulia(67,2%) eUmbria(66,1%). Al di sopra del 60% la Valle d’Aosta (64,5%), il Piemonte (63,2%), l’Abruzzo (62,7%) e la Toscana (60,2%).Inferiore al 50%risulta la raccolta inBasilicata(49,4%) eCalabria(47,9%). LaSicilia rimane al di sotto del 40%, pur facendo registrare un aumento del 9% rispetto al 2018.
Livello provinciale
Come negli anni precedenti,i livelli più elevati di raccolta differenziatasono stati nella provincia diTreviso, che nel 2019 si attesta all’87,7%, seguita daMantova(86,8%),Belluno(84,4%) ePordenone(81,5%); quelli più bassi si osservano per le province diPalermo(29%, nel 2018 19,9%),Crotone(30,8%),Messina(32,8%) e Foggia (34,1%%).
La raccolta differenziata nella Città metropolitane
Tra le città metropolitane, la percentuale più elevata di raccolta si rileva aCagliaricon il 71,4% (+13,6% rispetto al 2018);Veneziasi attesta al 70,9% eal di sopra del 60%si collocanoMilano,Bologna, eFirenze(rispettivamente 67,4%, 65,5% e 64,8%). La Città metropolitana diRoma Capitaleraggiunge il 51,2%. Ilvalore più basso si registra a Palermo(29%) pur con un incremento notevole di raccolta differenziata rispetto al 2018 (19,9%).
I Capoluoghi più virtuosi
I Comuni capoluogo con percentuali di raccolta differenziata più elevate sonoTrevisoche raggiunge 86,9%,Ferraracon l’85,9% ePordenonecon 85,5%. Le città più indietro e ancorasotto al 20%sono Messinacon il 18,8%,Palermocon il 17,4%,Tarantocon il 16%,Cataniacon il 14,5% eCrotonecon l’11%.
Cosa si differenzia
L’organicosi conferma la frazione più raccolta, rappresentando il 39,5% del totale anche se nel 2019 fa registrare un aumento (+3,1%) più contenuto rispetto a quello del precedente biennio (+6,9% tra il 2017 e 2018).
Carta e cartonerappresentano il19,1%del totale; segue ilvetrocon il 12,3% e laplasticache rappresenta l’8,3% della raccolta, in crescita del 12,2% sul 2018 e con un quantitativo complessivo pari a oltre 1,5 milioni di tonnellate, per il 94% costituito da imballaggi.
Gestione
Nel 2019, il50% dei rifiuti prodotti e raccolti in maniera differenziata viene inviato ad impianti di recupero di materia; ilriciclaggio totale, comprensivo delle frazioni in uscita dagli impianti di trattamento meccanico e meccanico biologico,si attesta al 53,3%e riguarda le seguenti frazioni:organico,cartaecartone,vetro,metallo,plasticaelegno.
Impiantistica
Nel 2019 erano operativi658 impianti di gestione dei rifiuti urbani: 355 al Nord, 121 al Centro e 182 al Sud. Sono dedicati al trattamento dellafrazione organicadella raccolta differenziata345 impianti, altri130sono per iltrattamento meccanico o meccanico biologico dei rifiuti,131 sono impianti di discaricaa cui si aggiungono37 impianti di incenerimentoe 15 impianti industriali che effettuano il coincenerimento dei rifiuti urbani. Va rilevato che l’aumento della raccolta differenziata ha determinato negli anni unacrescente richiesta di nuovi impianti di trattamento, soprattutto per la frazione organica per la quale non tutte leregionidispongono di strutture sufficienti a trattare i quantitativi prodotti.

Smaltimento in discarica
Il21% dei rifiuti urbani è smaltito in discarica, pari a quasi 6,3 milioni di tonnellate, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2018. Solo nelCentro Italiasi è registrato un incremento (+19,4%), mentre si rilevano riduzioni consistenti nel ricorso alla discarica alSud(-15,2%) dovute anche ai miglioramenti in termini di raccolta differenziata nelle stesse aree. IlNord non fa registrare variazioni significative(-0,9%). Nell’ultimo decennio il ricorso alla discarica si è ridotto del 58,2%, passando da 15 milioni di tonnellate a circa 6,3. I
Incenerimento
Il 18% dei rifiuti urbani viene incenerito (oltre 5,5 milioni di tonnellate): inaumento dell’1,4%rispetto al 2018. Su 37 impianti operativi, il70,3% si trova al Nord, in particolare in Lombardia e in Emilia Romagna.
Imballaggi e rifiuti di imballaggio
I rifiuti di imballaggio rappresentano uno dei principali flussi monitorati dall’UE, per i quali il “pacchetto economia circolare” ha definito obiettivi di riciclaggio più ambiziosi al 2025 e al 2030, rispetto a quelli ad oggi vigenti.Aumenta del 3,1%rispetto al 2018 il recupero complessivo dei rifiuti di imballaggio cherappresenta l’80,8% dell’immesso al consumo: ilvetromostra l’aumento più elevato, seguito daplastica,acciaioelegno. Tutte le frazioni di imballaggi hanno già raggiunto gli obiettivi di riciclaggio previsti per il 2025ad eccezione della plastica. Per il riciclaggio di tale frazione, costituita da diverse tipologie di polimeri, sarebbe necessaria l’implementazione di nuove tecnologie di trattamento tra cui anche ilriciclo chimico.
Import/Export di rifiuti
L’esportazione dei rifiuti interessa il2% dei rifiuti urbani prodotti a livello nazionale. Rispetto al 2018, l’esportazione aumenta del 10,8%,mentrecalano dell’1% le importazioni. Sono inviati fuori dai confini nazionali, soprattutto Austria e Spagna: ilcombustibile solido secondario(30,2%) e irifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti(34,0%). Le due regioni che esportano maggiormente sono laCampaniae laLombardia. Gliimpianti localizzati sul territorio nazionale importano plastica(26,7%),vetro(25,2%) eabbigliamento(19,6%). Il vetro arriva soprattutto dalla Svizzera ed è destinato ad impianti di recupero e lavorazione situati perlopiù inLombardia. L’abbigliamento, invece, è importato in massima parte dallaCampania, presso aziende che ne effettuano il recupero.
Costi di gestione
Nel 2019,il costo medio nazionale annuo pro capite di gestione dei rifiuti urbani è stato pari a 175,79euro/abitante (nel 2018 era 174,48) in aumento di 1,31 euro per abitante. AlCentrosi registrano i costi più elevati (208,71 euro/abitante), segue ilSudcon 188,53 euro/abitante. Al Nord il costo è pari a 155,83 euro/abitante. Tra le città che presentano il maggior costo si segnalaVeneziacon un costo pari a 366,11 euro,Cagliaricon 314,98 euro eGenovacon 266,58 euro ad abitante. Icosti minorisi rilevano adUdine119 euro,Campobasso161,17 euro e Bolzano 168,30 euro.
Il recenteRapportodiCittadinanzattivasu costi, qualità e tutele del servizio per i rifiuti urbani ha messo in evidenza, tra l’altro,che più si ricicla, meno si paga.
Sul sitohttps://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/è possibile scaricarei dati relativi alla produzione, raccolta differenziata e costi dei servizi di gestione per singolo comune.
