28 Settembre 2021
Regioni Risorse e rifiuti Sostenibilità

Rifiuti Urbani 2020: cala la produzione ma aumenta l’esportazione

L’edizione 2020 del Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA-SNPA sottolinea che la produzione è tornata a diminuire ed è aumentata la raccolta differenziata, evidenziando le carenze infrastrutturali di alcune regioni, che alimentano le esportazioni in crescita (+10%).

La produzione dei rifiuti è in calo nel 2019 (0,3% sul 2018).
La raccolta differenziata aumenta del 3,1%, con il Sud che supera il 50% e Treviso che è la città più virtuosa (86,9%).
Diminuisce lo smaltimento in discarica, ma non al Centro (+19,4%).
La gestione è ancora lontana dai nuovi obiettivi europei.
Il costo medio nazionale annuo pro capite di gestione dei rifiuti urbani è pari a 175,79 euro/abitante (nel 2018 era 174,48) e al Centro si registrano i costi più elevati (208,71 euro/abitante).

Sono questi gli aspetti salienti del  Rapporto Rifiuti Urbani 2020  che l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato online il 17 dicembre 2020.

Giunto alla XXII edizione il Rapporto Rifiuti Urbani fornisce i dati, aggiornati all’anno 2019, sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale. Riporta, inoltre, le informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario. Infine, presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2020.

Frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del D.lgs. n. 152/2006 (il cosiddetto “Testo Unico dei Reifiuti”), attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

Produzione
I rifiuti urbani prodotti in Italia nel 2019 sono circa 30 milioni di tonnellate, dato in lieve calo rispetto al 2018 (-80 mila tonnellate). Si registra un lieve Incremento solo nel nord Italia (0,5% sul 2018), con quasi 14,4 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre è in calo al Centro (-0,2%) con circa 6,6 milioni di tonnellate e con maggior evidenza al Sud (-1,5%) con 9,1 milioni di tonnellate.

Produzione pro capite
Ogni cittadino italiano, in un anno, ha prodotto circa 500Kg di rifiuti. I valori più alti di produzione al Centro con 548Kg per abitante; al Nord la produzione media è di circa a 518Kg per abitante (+2kg rispetto al 2018) mentre al Sud è di 445kg (- 4 kg).

Livello regionale
La produzione pro capite più elevata si conferma in Emilia Romagna, con 663Kg per anno, in crescita dello 0,3% rispetto al 2018. Le altre regioni con produzione pro capite superiore alla media medio nazionale sono Toscana, Valle d’Aosta, Liguria, Marche, Umbria, Lazio e Trentino Alto Adige. Ben 13 sono le regioni, in particolare quelle meridionali, che registrano un calo della produzione dei rifiuti urbani. I maggiori decrementi si osservano per il Molise (- 4,5%), la Sicilia (-2,6%) e la Calabria (-2,3%). Aumenta invece la produzione nelle regioni settentrionali, ad eccezione di Piemonte e Liguria.

Livello provinciale
Le tre province che producono più rifiuti sono in Emilia Romagna: Reggio Emilia, con 774 kg per abitante per anno, Rimini con 755 kg e Ravenna con 752 kg. Sono tutte localizzate nel sud Italia le province con i valori più bassi di produzione pro capite: Potenza con 322 kg, Enna con 329 kg e Avellino con 355 kg. Al Centro, Frosinone, con un pro capite di 368 kg, è l’unica provincia con una produzione sotto i 400 kg/abitante.

Produzione e PIL
Rispetto al 2018, c’è stato un disallineamento tra l’andamento della produzione dei rifiuti e quello degli indicatori socio-economici (PIL e spesa per consumi finali sul territorio economico delle famiglie residenti e non residenti). Nel 2019, infatti, il prodotto interno lordo e la spesa delle famiglie fanno registrare un incremento pari, rispettivamente, allo 0,3% e allo 0,6%, mentre la produzione dei rifiuti mostra un lieve calo (-0,3%).

Raccolta differenziata
Aumenta ancora la raccolta differenziata nel 2019: +3,1 punti rispetto al 2018, raggiungendo il 61,3% della produzione nazionale; dal 2008 la percentuale risulta raddoppiata. La raccolta passa da circa 9,9 milioni di tonnellate a 18,5 milioni di tonnellate.


Livello regionale
Il Sud supera per la prima volta il 50% di raccolta differenziata confermando il trend di crescita degli ultimi anni, con un aumento del 4,5%. I maggiori incrementi in Molise (+12%) e Sicilia (+9%), seguono poi Sardegna (+6,3%), Puglia (+5,2%) e Abruzzo (+ 3,1%). Nel 2019 superano l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, fissato al 2012 dalla normativa, 8 regioni: Veneto (74,7%), Sardegna (73,3%), Trentino Alto Adige (73,1%), Lombardia (72%), Emilia Romagna (70,6%), Marche (70,3%), Friuli Venezia Giulia (67,2%) e Umbria (66,1%). Al di sopra del 60% la Valle d’Aosta (64,5%), il Piemonte (63,2%), l’Abruzzo (62,7%) e la Toscana (60,2%). Inferiore al 50% risulta la raccolta in Basilicata (49,4%) e Calabria (47,9%). La Sicilia rimane al di sotto del 40%, pur facendo registrare un aumento del 9% rispetto al 2018.

Livello provinciale
Come negli anni precedenti, i livelli più elevati di raccolta differenziata sono stati nella provincia di Treviso, che nel 2019 si attesta all’87,7%, seguita da Mantova (86,8%), Belluno (84,4%) e Pordenone (81,5%); quelli più bassi si osservano per le province di Palermo (29%, nel 2018 19,9%), Crotone (30,8%), Messina (32,8%) e Foggia (34,1%%).

La raccolta differenziata nella Città metropolitane
Tra le città metropolitane, la percentuale più elevata di raccolta si rileva a Cagliari con il 71,4% (+13,6% rispetto al 2018); Venezia si attesta al 70,9% e al di sopra del 60% si collocano Milano, Bologna, e Firenze (rispettivamente 67,4%, 65,5% e 64,8%). La Città metropolitana di Roma Capitale raggiunge il 51,2%. Il valore più basso si registra a Palermo (29%) pur con un incremento notevole di raccolta differenziata rispetto al 2018 (19,9%).

I Capoluoghi più virtuosi
I Comuni capoluogo con percentuali di raccolta differenziata più elevate sono Treviso che raggiunge 86,9%, Ferrara con l’85,9% e Pordenone con 85,5%. Le città più indietro e ancora sotto al 20% sono Messina con il 18,8%, Palermo con il 17,4%, Taranto con il 16%, Catania con il 14,5% e Crotone con l’11%.

Cosa si differenzia
L’organico si conferma la frazione più raccolta, rappresentando il 39,5% del totale anche se nel 2019 fa registrare un aumento (+3,1%) più contenuto rispetto a quello del precedente biennio (+6,9% tra il 2017 e 2018).
Carta e cartone rappresentano il 19,1% del totale; segue il vetro con il 12,3% e la plastica che rappresenta l’8,3% della raccolta, in crescita del 12,2% sul 2018 e con un quantitativo complessivo pari a oltre 1,5 milioni di tonnellate, per il 94% costituito da imballaggi.

Gestione
Nel 2019, il 50% dei rifiuti prodotti e raccolti in maniera differenziata viene inviato ad impianti di recupero di materia; il riciclaggio totale, comprensivo delle frazioni in uscita dagli impianti di trattamento meccanico e meccanico biologico, si attesta al 53,3% e riguarda le seguenti frazioni: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno.

Impiantistica
Nel 2019 erano operativi 658 impianti di gestione dei rifiuti urbani: 355 al Nord, 121 al Centro e 182 al Sud. Sono dedicati al trattamento della frazione organica della raccolta differenziata 345 impianti, altri 130 sono per il trattamento meccanico o meccanico biologico dei rifiuti, 131 sono impianti di discarica a cui si aggiungono 37 impianti di incenerimento e 15 impianti industriali che effettuano il coincenerimento dei rifiuti urbani. Va rilevato che l’aumento della raccolta differenziata ha determinato negli anni una crescente richiesta di nuovi impianti di trattamento, soprattutto per la frazione organica per la quale non tutte le regioni dispongono di strutture sufficienti a trattare i quantitativi prodotti.

Smaltimento in discarica
Il 21% dei rifiuti urbani è smaltito in discarica, pari a quasi 6,3 milioni di tonnellate, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2018. Solo nel Centro Italia si è registrato un incremento (+19,4%), mentre si rilevano riduzioni consistenti nel ricorso alla discarica al Sud (-15,2%) dovute anche ai miglioramenti in termini di raccolta differenziata nelle stesse aree. Il Nord non fa registrare variazioni significative (-0,9%). Nell’ultimo decennio il ricorso alla discarica si è ridotto del 58,2%, passando da 15 milioni di tonnellate a circa 6,3. I

Incenerimento
Il 18% dei rifiuti urbani viene incenerito (oltre 5,5 milioni di tonnellate): in aumento dell’1,4% rispetto al 2018. Su 37 impianti operativi, il 70,3% si trova al Nord, in particolare in Lombardia e in Emilia Romagna.

Imballaggi e rifiuti di imballaggio
I rifiuti di imballaggio rappresentano uno dei principali flussi monitorati dall’UE, per i quali il “pacchetto economia circolare” ha definito obiettivi di riciclaggio più ambiziosi al 2025 e al 2030, rispetto a quelli ad oggi vigenti. Aumenta del 3,1% rispetto al 2018 il recupero complessivo dei rifiuti di imballaggio che rappresenta l’80,8% dell’immesso al consumo: il vetro mostra l’aumento più elevato, seguito da plastica, acciaio e legno. Tutte le frazioni di imballaggi hanno già raggiunto gli obiettivi di riciclaggio previsti per il 2025 ad eccezione della plastica. Per il riciclaggio di tale frazione, costituita da diverse tipologie di polimeri, sarebbe necessaria l’implementazione di nuove tecnologie di trattamento tra cui anche il riciclo chimico.

Import/Export di rifiuti
L’esportazione dei rifiuti interessa il 2% dei rifiuti urbani prodotti a livello nazionale. Rispetto al 2018, l’esportazione aumenta del 10,8%, mentre calano dell’1% le importazioni. Sono inviati fuori dai confini nazionali, soprattutto Austria e Spagna: il combustibile solido secondario (30,2%) e i rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti (34,0%). Le due regioni che esportano maggiormente sono la Campania e la Lombardia. Gli impianti localizzati sul territorio nazionale importano plastica (26,7%), vetro (25,2%) e abbigliamento (19,6%). Il vetro arriva soprattutto dalla Svizzera ed è destinato ad impianti di recupero e lavorazione situati perlopiù in Lombardia. L’abbigliamento, invece, è importato in massima parte dalla Campania, presso aziende che ne effettuano il recupero.

Costi di gestione
Nel 2019, il costo medio nazionale annuo pro capite di gestione dei rifiuti urbani è stato pari a 175,79 euro/abitante (nel 2018 era 174,48) in aumento di 1,31 euro per abitante. Al Centro si registrano i costi più elevati (208,71 euro/abitante), segue il Sud con 188,53 euro/abitante. Al Nord il costo è pari a 155,83 euro/abitante. Tra le città che presentano il maggior costo si segnala Venezia con un costo pari a 366,11 euro, Cagliari con 314,98 euro e Genova con 266,58 euro ad abitante. I costi minori si rilevano ad Udine 119 euro, Campobasso 161,17 euro e Bolzano 168,30 euro.

Il recente Rapporto di Cittadinanzattiva su  costi, qualità e tutele del servizio per i rifiuti urbani ha messo in evidenza, tra l’altro, che più si ricicla, meno si paga.  

Sul sito https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/ è possibile scaricare i dati relativi alla produzione, raccolta differenziata e costi dei servizi di gestione per singolo comune.

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